LETTERA DI UN PARTIGIANO
LETTERA DI UN PARTIGIANO
In occasione del 1° Anniversario del 1° Congresso dell'ANPI (8-11 Settembre 1947), il quotidiano “Il verso del cane” pubblicava, nella rubrica “Dimenticanze”, la seguente lettera: “Quando nei testi delle scuole, dalle elementari alle medie, alle universitarie, la storia del nostro paese e particolarmente quella del Risorgimento italiano sarà vista nella sola realtà possibile, e cioè nei fatti che hanno determinato l'ansia popolare verso la libertà e l'indipendenza del paese, allora il capitolo più schietto di questo Risorgimento sarà senz'altro quello della lotta partigiana. Mai come allora le masse popolari sentirono l'urgenza di battersi per la libertà e mai come allora questa battaglia coincise con la volontà di vivere da uomini liberi lottando per il progresso e per un mondo migliore.
Purtroppo in Italia la storia è diventata spesse volte cronaca addomesticata dalle cricche dirigenti, che, se non addirittura asservite, a volontà straniere, hanno dato ai fatti una versione del tutto parziale falsandone i moventi e lo spirito e facendo apparire il Risorgimento italiano come opera di pochi sognatori o addirittura conquista della Casa Savoia. Si sono ricamate le leggende attorno ai re, ai principi e si sono dimenticati eroi che furono l'avanguardia, anzi, gli esempi più fulgidi che le classi più povere ma più combattive davano al paese nella lotta che interessava sempre più larghi strati di popolo. E la storia viva d'Italia diventa Risorgimento quando, attorno a questi uomini, si affiancano le masse popolari, dalle Cinque giornate di Milano, ai garibaldini che con Giuseppe Garibaldi portano il tricolore per tutte le regioni d'Italia. Forse fu proprio il fascismo che tenne a fare dell'Italia una caserma, dove la retorica di funambolismi imperiali seminò di morti in guerre reazionarie, le famiglie italiane, che riportò a scavare nelle masse quello stesso spirito che le aveva portate alla lotta contro i tiranni, per farne non più un miraggio per poeti o isolati eroi, ma per trasformarla in autentica guerra di popolo, dove la bandiera della libertà imprimesse al tricolore d'Italia il vero senso dell'indipendenza e della patria di tutti.
Con questo spirito, nacque il movimento partigiano, che non fu soltanto organizzazione militare per la battaglia contro tedeschi e fascisti ma che fu governo di popolo, democrazia di istituzioni, lealtà politica e volontà di liberare per sempre il nostro paese dagli stranieri, che ne volevano fare terra di conquista, e dai servi nostrani, che Mussolini, con la sua demagogia parolaia e la sua mania di grandezza non aveva portati ad altro che a diventar schiavi del verbo e dello scudiscio di Hitler. Quando nel settembre del '47 le forze della resistenza italiana si radunarono a Roma per il loro congresso nazionale, fu questo l'orgoglio maggiore. Testimoniare a tutti gli italiani e alle delegazioni straniere venute a portare il saluto di altri combattenti della libertà di quasi tutte le nazioni d'Europa, dall'URSS alla Spagna, alla Francia, al Belgio, al Lussemburgo, alla Polonia, all'Ungheria, alla Jugoslavia, che in quei giorni di settembre non solo si fece di nuovo libera l'Italia, ma si fecero gli italiani. Fu il popolo con i suoi operai, con i suoi contadini, con i suoi intellettuali, con i suoi impiegati, con i suoi poeti che insorse, prima impegnandosi in una guerra lenta e terribile, sbarrando la strada al nemico, tendendo imboscate, facendo sentire che dai valichi alpini, alle piazze delle più grandi città, ai centralini telefonici, agli uffici militari, ovunque v'erano degli italiani partigiani che cospirativamente, con le armi in pugno, si facevano onore, poi con l'insurrezione generale e la liberazione del paese.
Si trovò anche l'unità nella lotta. Pur contrastando nelle idee politiche i garibaldini, avanguardia del sacrificio, si affiancarono ai G.L., ai Matteotti, alle autonome, ai Gap e ai Sap cittadini e sotto le direttive dei C.L.N., effettivi organismi di governo, troncarono al fascismo l'alterigia, spazzarono il sopruso, ne mutilarono per sempre i conati di rinascita. Questa è la storia, questa è stata l'insurrezione popolare. Così è sorta l'Italia democratica. Coloro che, come già per i Mille di Garibaldi, per le Cinque giornate di Milano, tentano oggi di infangarne il ricordo o di diminuirne la portata militare e politica, altro non sono che strumenti delle cricche dei padroni atterriti dal progresso delle classi lavoratrici. L'inchiostro sparso per degradare o avvilire l'Italia che risorge, asciugherà molto presto, rimarrà cronaca che la storia cancellerà. Il popolo che ha cacciato i tedeschi, disperso i fascisti ha, per la maturità politica conquistata, tutta la forza per garantire le sue conquiste e l'avvenire d'Italia”. Un partigiano. (Ricordo da un racconto di Ariella).
LA PATRIAMadre
o azienda?Madre
che curadai
suoi figli curatao
azienda che si devesempre
e in ogni modosempre
e a tutti i costicon
cattiverie sofferenze paurepagare
con le morti premature? -Renzo
Mazzetti- (31 Marzo 2019).
categoria: fantascienza, filosofia, ironia, poesia, dimenticanze tra le righe.
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