NUMERO CHIUSO TREVIRI (d.L.)

mercoledì, 4 settembre 2019

NUMERO CHIUSO TREVIRI (d.L.)

Ci si vergogna del numero chiuso, difatti inventiamo, per la scuola dell’ignoranza, un’altra dizione, e, per dire, in altro modo imbrogliando con parvenza di intelligenza, che si vuole vietare il libero accesso, con il numero programmato, con il numero chiuso all’istruzione desiderata dalla stragrande maggioranza di giovani, non ascoltando e negando inclinazioni e aspirazioni di studiare quello che vogliono per loro interessi, soddisfazioni, piaceri. Il futuro dei giovani si realizza nella qualità del loro presente. Quale futuro riserviamo ai giovani se neghiamo loro la libertà di studiare quello che vogliono? Nella lotta di classe, c’è anche la lotta contro l’ignoranza in cui, operai e studenti, uniti nella lotta, fra le tante altre canzoni rivoluzionarie: “Bandiera bianca la vogliamo? No! Perché è il simbolo dell’ignoranza, bandiera bianca la vogliamo? No!”. Annacquano la parola “chiuso”, perché tutti capiscono più facilmente che chiudere significa negare, cioè, vietare lo studio aperto a tutti, non costruire le scuole, alloggi per gli studenti, stampare libri, assumere insegnanti, bidelli, eccetera, creare una comunità cosciente, andare verso il futuro camminando in avanti e non indietro, in avanti con il progresso per più progresso umanitario. Numero chiuso programmato tentando una parvenza di giusto, coltivando però la barbarie che avanza. Programmazione significa molte cose intelligenti, prendiamo il dizionario e l’enciclopedia e vediamo. Ma come facciamo? Non sappiamo a memoria l’a b c. Ma oggi basta un clic. Si basta un clic. Un po’ come lo studio delle lingue straniere. A cosa ci serve un clic? Quando non ci passa neppure per l’anticamera del cervello di cercare il significato delle parole (tantomeno la loro origine) perché non sappiamo più pensare, essere originali, unici e vispi, fantasticare, sognare, creare, inventare, godere naturale. A cosa ci serve parlare correttamente una lingua straniera quando non sappiamo dove si trova Treviri; che cosa è, dove nasce, scorre e si getta il Tamigi? Chi sono Alveo e Alveolo? Il computer è uno strumento e tale deve restare, non una protesi del nostro corpo alla quale tutto deleghiamo, invitiamo anche ad annullare il nostro cervello, che, per un po’ di umanità residuale, ci fa troppo soffrire, sostituendolo con l’intelligenza artificiale. L’operaio, che lavorava in una stazione sulla catena di montaggio, lottava anche per una diversa organizzazione del lavoro, rivendicando “l’isola” per superare l’alienante catena di montaggio . Ma, quell’operaio, come avrebbe fatto a rivendicare ciò se non aveva preso una coscienza di classe, se non sapeva di essere oppresso e sfruttato, se non aveva capito di essere stato ridotto simile alla scimmia per la sola mirabile abilità manuale e di tutto il corpo e di ricevere una retribuzione equivalente, nell’ufficio cambi della giungla, al valore di una banana? (Ricordo da un racconto di Vasco).

 [In Italia, nel primo ventennio del XXI Secolo, il dopo Cristo fu sostituito da “dopo la Liberazione” (d.L.), per adempiere, finalmente e pianamente alla Costituzione che esige una Repubblica Libera Laica Democratica e come monito/ricordo del sanguinoso periodo della dittatura fascista] [non l' “ISOLA: = Porzione di terra circondata da ogni lato dall'acqua]; [“CATENA” di montaggio” che gli analisti (coloro che cronometravano i tempi) chiamavano “LINEA” di montaggio” per tentare di togliere il significato che suscitava “CATENA”, di alleggerire, falsare l'impatto e reazione che “catena” mentalmente, naturalmente e psicologicamente, spontaneamente suscitava nell'operaio “catena” alla quale si sentiva legato e oppresso e non sottoposto e costretto a svolgere una mansione “naturale” seppur semplice o semplicemente elementare“.]

DODICESIMA “STAZIONE”
(Un minuto e 46 secondi)
L’aratro fitto nell’amata terra
seguiva silenzioso
le orme lasciate dalle vacche
ansanti nelle fatica.
il contadino seguiva
curvo e attento incitatore
manipolando, scansando, allineando.
E alla sera trovava vicino al fuoco
il centenario suo padre
dal quale ascoltava
l’insegnamento della natura.
Questo accadeva un tempo
ma oggi il contadino è diventato operaio
e l’aratro è catena di montaggio.
Prima v’era la natura, oggi tutto e tecnologia
Nulla in contrario
per quel che riguarda la tecnologia
ma tutto contro, e per questo io lotto,
il potere tecnocratico
che istruisce i cervelli
trasformandoli in computers
i quali a loro volta trasformano
altri uomini in altrettante macchine
che costruiscono altre macchine metalliche.
l-lo visto un giovane che era già vecchio
e un vecchio quasi morto
estraniato, sommessamente vegetante.
Ma non era vecchio:
Aveva appena cinquanta anni!
Ed è già passata una vita:
Alzati ragazzo alle cinque del mattino
poi un’ora di viaggio.
Alle sei suona la sirena
parte la catena di montaggio
e alla dodicesima “stazione”
lavori alla velocità
di un minuto e 46 secondi.
Primo:
montare la ruota anteriore
usando l’apposita “zeppa”
dopo essersi assicurati
che sia del tipo richiesto
e non presenti ossidazioni.
Secondo:
centrare il parafango anteriore
rispetto alla ruota.
Terzo:
montare: (prendere il bulloncino,
infilarvi la rondella e lo spessimetro.
Prendere il filo e infilarvi la bussolina
curvandolo nell’apposito supporto
e infilarlo nel foro del mozzo,
infilare la rondella e il dadino.
Prendere la pinza e la chiave
e bloccare il tutto tirando il filo).
E registrare il freno anteriore
senza che la ruota risulti frenata
assicurandosi che il freno sia teso il più possibile.
Torna a casa
e dopo cena
accendi il televisore
e guardati “Carosello”
ma già dormi prima che sia finito
Alzati ragazzo
sono le cinque del mattino
e tra un’ora
ti aspetta la catena di montaggio.
Alzati marito
sono le cinque del mattino
e tra un’ora
ti aspetta la catena di montaggio.
Alzati padre
sono le cinque del mattino
e tra un’ora
ti aspetta la catena di montaggio.
Alzati nonno
sono le cinque del mattino
e tra un’ora
ti aspetta la catena di montaggio.
Dopo l’ultimo viaggio
nella monotona assillante alba
finalmente riposa in pace.
Si dice che è morto bene
che non si è accorto proprio di niente
e non ha sofferto neppure un poco.
-Renzo Mazzetti-
Vedi:

IL CONCERTO DEL TAVOLINO

LA SCIMMIA AMMAESTRATA

IL NABABBO IGNORANTE

VOGLIO STUDIARE QUEL CHE MI PIACE

 ISTRUZIONE

 ESSERE COLTI

 

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