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IL COMPITO DEI MAESTRI

IL COMPITO DEI MAESTRI (Ricordo da un racconto di “Miao!”) In alto a sinistra della terza pagina di “Miao!” troneggia il motto di Bicefalo: “Il futuro si nutre del passato e diviene presente”. Perciò riporta il testo completo del discorso pronunziato da Anatole France l’8 Agosto del 1919 al Congresso dei Sindacati dei maestri francesi: Cittadine, cari compagni, vi parla un vecchio amico. Nel 1906, quando iniziaste le lotta per il diritto sindacale, ero al vostro fianco col grande Jaurès. Avete conquistato questo diritto: dovete oggi regolarne l’uso e appunto perciò i vostri sindacati sono qui riuniti. Il congresso si propone anche un altro fine di capitale importanza: la riorganizzazione dell’insegnamento primario. Contate, per realizzarlo, unicamente sulle vostre forze: la saggezza ve lo consiglia. Con vera gioia ho conosciuto ieri, da un giornale, il pensiero del nostro amico Glay sull’argomento. “La guerra – egli ha detto – ha mostrato chiaramente che l’educazione popolare di d...

PICCOLA NAZIONE ATROCE

PICCOLA NAZIONE ATROCE (Ricordo da un ricordo di Pallino) C’era una volta una piccola nazione dal nulla inventata. Messa su un pezzo di terra tolta agli altri legittimi proprietari, non contenta di avere, finalmente, un suo Stato e una sua terra seppur regalata, continuava a rubare altra terra ai vicini e non voleva che anche essi avessero un loro Stato. Assassinava e terrorizzava tutti i vicini e i lontani che non gradiva. Però, nonostante tutto il male prodotto dalla piccola nazione, quasi tutte le nazioni la coccolavano e le davano sempre ragione, anche quando aveva torto marcio. Gli abitanti della piccola nazione, prima erano raminghi per il mondo ed erano stati perseguitati e avevano subito lutti orrendi. Perciò gli altri, (non i vicini che erano innocenti), si sentivano in colpa ed erano troppo comprensivi e, nel contempo, molto nocivi per loro stessi. I vicini di quella parte di mondo erano continuamente terrorizzati e, tenuti in cattività in campi profughi e di sterminio, tra...

IL POETA LA DOCENTE E IRINA

IL POETA LA DOCENTE E IRINA (Ricordo da un racconto di Vasco) Nell’anno 2008, la professoressa Nadia Urbinati docente di Teoria politica alla Columbia University di New York, definiva l’Italia un paese senza dissenso. Altri parlavano di una opinione pubblica inesistente e di una democrazia autoritaria e paternalistica. Il grande Pier Paolo Pasolini, oltre a tutto anche poeta indovino, affermava con: “IL NUOVO FASCISMO ANTICO” L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo… Il nuovo fascismo non si distingue più: non è umanisticamente retorico, ma americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l’omologazione brutalmente totalitaria del mondo. (parte tratta da Vie Nuove, n. 36 del 6 Settembre 1962). La professoressa, anche lei indovina, diceva: Non c’è bisogno dei massimi sistemi per analizzare la cri...

LA RINASCENZA

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Operaio comunista, Settembre 1968. LA RINASCENZA (Meditazione su: “Arte e lavoro” di P. H. “L’Ordine Nuovo” Agosto 1920) Da che mondo è mondo, quanti uomini hanno visto che ciò che vi è di più bello è il lavoro? L’arte è stata per dei secoli ferma davanti alla donna, al guerriero, alla stella. Si è essa fermata davanti all’operaio? Gli uomini intrepidi nei mestieri del fuoco offrono forse uno spettacolo meno eroico del cozzo degli amanti? L’immagine dei donatori in ginocchio ci dice che cosa fu la fede: quale immagine ci rimane dell’uomo che amava il suo mestiere, del trasfigurato assorto nel suo lavoro? Ogni giorno, per le mani dell’operaio, la salvezza del mondo si celebra; a lui l’arte dovrà la sua vita nuova. Gli spettacoli dell’amore e della preghiera, non hanno più, per l’artista, capacità d’ispirazione: ma chi ha adorato la dolorosa bellezza dei mestieri? Dopo tante immagini stanche, ecco la Rinascenza: l’alto forno spalanca la gola onde un vomito di fuoco esce contro ...

FARISEI 2024

FARISEI 2024 (Ricordo da un racconto di Irina) Presuntuosi al massimo grado condannavamo tutti coloro che erano diversi da noi. Indicavamo come peggiori dittatori i capi stranieri ritenuti nemici, perché le loro elezioni a noi non piacevano. Però, le nostre elezioni erano veramente valide con una partecipazione di poco più o di poco meno del 50% con l’aggravante delle famigerate soglie di accesso? Arroganti, dal nostro calendario pieno di festività della nostra religione, escludevamo le altre religioni. Eppure la Costituzione della Repubblica del nostro Stato laico assicurava la libertà di professare ogni credo religioso. Con vergognosa alterigia sbeffeggiavamo le altre religioni perché a pregare vedevamo soltanto gli uomini. Più ipocriti di tutti gli ipocriti, nascondevamo il fatto che nei nostri templi officiavano soltanto sacerdoti uomini, e che le nostre sorelle monache erano coperte come lo erano le nostre nonne e madri e le nostre sorelle italiane di fede islamica. -Renzo...

GIUSTIZIA LABIRINTICA

GIUSTIZIA LABIRINTICA (Ricordo da un racconto di Bicefalo) Ricevere la giustizia divina, che tutti, dietro il sincero pentimento, non condanna, perché Dio è troppo buono e tutti assolve a morte già avvenuta, è un affare metafisico gratis per tutta l’eternità spirituale. Ricevere la giustizia terrena, è un costo tanto più consistente in rapporto alle possibilità di ottenere impunità, e tenere comunque in condizioni di totale libertà il proprio corpo, a prescindere dello spirito, seppur, tanto o meno, macchiato. C’era una volta un ministro di una repubblica ingiusta che voleva riformare le leggi della giustizia a proprio uso e consumo; costui, prima di ogni proposizione legislativa, voleva distruggere tutte le antiche norme, difatti fece vedere su tutti gli schermi qualche falò di carte giuridiche. Ma la giustizia terrena rimase complessa e labirintica. La pubblica accusa e il giudice, senza gli adeguati strumenti informativi elettronici di lavoro all’altezza dei tempi, rimanevano sv...

CAMPO PERSO

CAMPO PERSO (Ricordo da un racconto di Ariella) Tutta la stampa che sosteneva i lavoratori del braccio e del pensiero, scomparve. Con essa scomparve la passione per l’Ideale, per l’unità d’intenti, di fedi, di azione. Venne meno la collaborazione, la partecipazione organizzata, la discussione delle idee e dei bisogni comuni. Le urne furono disertate non per qualunquismo menefreghista, ma per protesta contro i dirigenti di sinistra, perché avevano abbandonato la lotta di classe lasciando campo libero ai conformisti, ai politicanti affaristi, ai reazionari d’ogni sorta. Nell’opinione pubblica fu cancellata la conoscenza di vita della condizione operaia, e rimasero soltanto notiziari mortuari di assassinati (sempre più numerosi) sui posti di lavoro, dai più ignorati. L’assenza di politica proletaria fece diventare i sindacati degli sterili protestatari, di addetti alle pompe funebri di caduti sul lavoro e di attività produttive soppresse o all’estero regalate. -Renzo Mazzetti- (Martedì...