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COMMERCIO

lunedì, 12 settembre 2011 COMMERCIO La terra vi concede il suo frutto, e basterà, se voi saprete riempirvene le mani. Scambiandovi i doni della terra vi sazierete di ricchezze rivelate. Ma se lo scambio non avverrà in amore e in benefica giustizia, farà gli uni avidi e gli altri affamati. Quando voi, lavoratori del mare, dei campi e delle vigne, incontrerete sulle piazze del mercato i tessitori, i vasai e gli speziali, invocate che lo spirito supremo della terra discenda su di voi a consacrare le bilance e il calcolo, sicché valore corrisponda a valore. E non lasciate che tratti con voi chi ha la mano sterile, perché vi darà chiacchiere per la vostra fatica. A tali uomini direte: Seguiteci ai campi o andate con i nostri fratelli a gettare le reti nel mare; poiché a voi si mostreranno generosi come a noi si mostrarono la terra e il mare. E se colà verranno i danzatori e i cantanti e i suonatori di flauto, comprate pure i loro doni. Poiché anch’essi raccolgono incensi e frutta, e rec...

DEBITO

domenica, 11 settembre 2011 DEBITO   Gli usurai esosi, inesorabili, hanno tolto a molti di noi la Patria, a tutti l’onore e le sostanze. A nessuno è stato concesso di fruire della legge in base alla quale, secondo l’uso degli avi nostri, chi aveva perduto il patrimonio restava libero: tanta fu la crudeltà degli usurai e del pretore. I vostri antenati, presi da pietà per la plebe di Roma, spesso con i loro decreti vennero incontro ai suoi bisogni; anche recentemente, a memoria nostra, l’entità dei debiti fu tale che, con il consenso di tutti gli ottimati, il debito d’argento fu pagato in bronzo. Spesso la plebe, desiderosa d’esercitare il potere o esasperata per la durezza dei magistrati, prese le armi e fece secessione dai patrizi: ma noi non vogliamo il governo dello stato né le ricchezze, che sempre suscitano guerra e conflitti tra gli uomini. Vogliamo la libertà: la libertà, che un vero uomo non perde se non con la vita. Imploriamo te e il senato, provvedete ai vostri conc...

CONCRETO

sabato, 10 settembre 2011 CONCRETO   Quelli che vollero mettere alla pari tutti i peccati non se la cavano quando si viene al concreto: hanno contro il buonsenso, l’uso comune, l’idea stessa dell’utile, che è quasi madre della legge e dell’uguaglianza. Quando sulla giovane terra incominciarono a strisciare gli uomini primitivi, mandra orrida e muta, essi si battevano per le ghiande o per un posto dove dormire con i pugni e le unghie, poi con i bastoni e via via con le armi che la pratica gli insegnava a fabbricare, finché inventarono le parole e i nomi, che dessero un significato ai suoni ed esprimessero i sentimenti; allora la smisero con la guerra, incominciarono a fortificare le città e a stabilire delle leggi perché nessuno fosse ladro, brigante o adultero. Si deve ammettere, ripercorrendo nel tempo la storia del mondo, che le leggi furono inventate per paura del sopruso. La nostra natura non sa distinguere il giusto dall’ingiusto, mentre sa invece separare ciò che è buon...

LABBRUCCI

  venerdì, 9 settembre 2011 LABBRUCCI   Arrivammo in Firenze, vi si fece soggiorno un mese; e là pure, sforzato dalla fama del luogo, cominciai a visitare alla peggio la Galleria, e il Palazzo Pitti, e varie chiese; ma il tutto con molta nausea, senza nessun senso del bello; massime in pittura; gli occhi miei essendo molto ottusi ai colori: se nulla gustava un po’ più era la scultura, e l’architettura anche più; forse era in me una reminiscenza del mio ottimo zio, l’architetto. La tomba di Michelangelo in Santa Croce fu una delle poche cose che mi fermassero: e su la memoria di quell’uomo di tanta fama feci una qualche riflessione: e fin da quel punto sentii fortemente, che non riuscivano veramente grandi fra gli uomini, che quei pochissimi che aveano lasciata alcuna cosa stabile fatta da loro. Ma una tal riflessione isolata in mezzo a quell’immensa dissipazione di mente nella quale io viveva continuamente, veniva ad essere per l’appunto come si suol dire, una goccia di ...

CUCCIOLO

giovedì, 8 settembre 2011 CUCCIOLO Cari genitori, perdonatemi il mio passato. Vi mando qualche ricordo muoio per la salvezza dell’Italia. Vendicheranno il mio nome. Vogliate bene a Luciano e a Bruna. Addio per sempre. Vostro Rinaldo. (Rinaldo Simonetti (Cucciolo) di anni 18, apprendista, partigiano, torturato, fucilato, marzo 1945). Sole, ti guarderò negli occhi finché la mia vista si prosciugherà si riempirà di crateri polverosi diverrà luna senza spazio, moto, ritmo, perduta stella filante da secoli spenta condannata a udire grida umane a respirare cadaverina di fiori. E’ morto l’Uomo! Viva l’Uomo! -Mikis Theodorakis  [ Cerca: SILENZIO ]

INSOLITO

  mercoledì, 7 settembre 2011 INSOLITO   Si tace la voce di basso nel ronzio delle zanzare. Foderati d’aria, s’acquetano i piatti. Le tappezzerie, le pareti impallidiscono… Affogano nei toni grigi delle incisioni. Dalla parete Bockiin, allungatosi sulla città, ha fatto di Mosca un’isola dei morti. E da tempo. Tanto più, adesso. E non c’è niente di più semplice! Ecco, nella barca, avvolto nel sudario, l’immoto traghettatore. Né mari né campi: il loro fruscio s’è cancellato nel silenzio. Ma, oltre i mari, i pioppi innalzano al cielo la morte. Ebbene, avanzo! E i pioppi di colpo si staccano dalla parete, cominciando a scalpitare. Divennero i pioppi misura della quiete, custodi delle notti, metropolitani. Quadruplicatosi, il candido Caronte si tramutò nel colonnato delle poste. (meditazione su l’insolito di Vladimir Majakovskij).   I L     P R I N C I P E     I G N O T O   Nessun dorma!   Nessun dorma!   Tu pu...

SOGLIE

  martedì, 6 settembre 2011 SOGLIE   Poiché ogni mattina calpesti, tu che sei senatore, sessanta soglie, ti sembra che io sia un cavaliere negligente, perché non corro su e giù per la città alle prime luci dell’alba e non riporto a casa, sfinito, i baci di mille persone. Ma tu ti dai da fare per inserire un nuovo nome nei fasti consolari o per recarti come governatore tra le genti della Numidia o della Cappadocia, mentre io, che tu costringi a svegliarsi nel bel mezzo del sonno e ad affrontare e sopportare il fango mattutino, a che cosa posso aspirare? Quando il mio piede ramingo sbuca dalla scarpa rotta e scende all’improvviso uno scroscio di pioggia fitta e lo schiavo nato in casa non accorre, se lo chiamo, portandomi il mantello, mi si accosta all’orecchio intirizzito un servo, che mi dice:”Letorio ti prega di cenare con lui”. Per venti assi? Non ci sto: Preferisco soffrire la fame piuttosto che rimediarmi una cena, mentre il tuo compenso è una provincia; facciamo ent...