SOGLIE

 

martedì, 6 settembre 2011

SOGLIE

 

Poiché ogni mattina calpesti, tu che sei senatore, sessanta soglie, ti sembra che io sia un cavaliere negligente, perché non corro su e giù per la città alle prime luci dell’alba e non riporto a casa, sfinito, i baci di mille persone. Ma tu ti dai da fare per inserire un nuovo nome nei fasti consolari o per recarti come governatore tra le genti della Numidia o della Cappadocia, mentre io, che tu costringi a svegliarsi nel bel mezzo del sonno e ad affrontare e sopportare il fango mattutino, a che cosa posso aspirare? Quando il mio piede ramingo sbuca dalla scarpa rotta e scende all’improvviso uno scroscio di pioggia fitta e lo schiavo nato in casa non accorre, se lo chiamo, portandomi il mantello, mi si accosta all’orecchio intirizzito un servo, che mi dice:”Letorio ti prega di cenare con lui”. Per venti assi? Non ci sto: Preferisco soffrire la fame piuttosto che rimediarmi una cena, mentre il tuo compenso è una provincia; facciamo entrambi lo stesso lavoro, ma non guadagniamo allo stesso modo. (meditazione su: Guadagni troppo diversi di Marziale).

 

I   M A E S T R I   D E L   P O P O L O

 

Popol, m’ascolta. Io vo’ parlarti il vero

 

Qual dentro a me lo detta

 

Il fervido pensiero.

 

Sorger dovunque a te d’intorno un folto

 

Stuol di profeti io miro

 

Con lusinghiero volto,

 

E ognun ti plaude e suo signor t’appella,

 

E sol di tua grandezza

 

A gara ti favella.

 

Ti noman rege! Intorno ai re, ti guarda!

 

D’adulator s’aduna

 

Una genia bugiarda,

 

E vi fa siepe, sì che il ver non giunga

 

E con parola amara

 

L’orecchio lor non punga:

 

Onde arrivano ciechi al dì fatale

 

Che il gran flutto dell’ira

 

Mormora e in alto sale,

 

E tutto spazza e avvolge in sua rapina,

 

e al palco o in strania terra

 

La stirpe lor trascina.

 

Se alcun sol de’ tuoi dritti a te ragiona,

 

Bada, la sua parola

 

Figlia del ver non suona.

 

Nacquer dritto e dovere a un sol portato,

 

E dove l’un si trova,

 

L’altro gli siede allato.

 

Non porger fede alla fatal sirena,

 

Che sol d’auree venture

 

Ti pinge infida scena,

 

E, te pascendo di speranze vane,

 

A’ tuoi figliuoli intanto

 

Scema sul desco il pane…

 

 -Domenico Capellina-

 

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