MINISTRO IN SIBERIA
MINISTRO IN SIBERIA
(ricordo da un racconto di Tommy detto Tom)
Nel profondo dei suoi circuiti logici e dei suoi pensieri più intimi, il Ministro del Trasporto orbitale non avvertiva alcun dubbio. Per lui, le fluttuazioni quantistiche del dissenso e il blocco neurale dei trasporti planetari non erano segnali di un malessere sociale da comprendere, ma semplici anomalie di sistema da correggere. Considerava il quadrante operaio come una massa indistinta di dati disordinati, incapace di cogliere la grandezza della sua visione. L’idea stessa di elaborare protocolli di welfare o soluzioni simbiotiche gli appariva come una debolezza inammissibile, un insulto alla perfezione geometrica del suo comando. La sua mente era uno specchio deformato dalla vanità, costantemente alimentata dagli ologrammi di propaganda che lui stesso ordinava di proiettare nei cieli del pianeta. In quei riflessi di luce artificiale, egli vedeva il salvatore dell’ordine, l’unico baluardo contro il caos. Quando emetteva i decreti di precettazione cibernetica, provava un brivido di assoluto controllo: non sentiva il bisogno di decodificare le frequenze del disagio, perché era convinto che la sua volontà fosse l’unica frequenza legittima. Silenziare i flussi di pensiero collettivo e schermare le traiettorie evolutive della popolazione non era per lui un atto di crudeltà, ma il dovere supremo di un architetto sociale che purifica la realtà dalle sue imperfezioni. Tuttavia, sotto la corazza di algida certezza, si annidava il terrore strisciante dell’incontrollabile. Il Pianeta 5 Ter, agli occhi del Ministro, si stava trasformando in un alveare infetto, un covo di banditi e parassiti che minacciavano di contaminare le magastrutture del comando centrale da lui così faticosamente edificate. Quello che i lavoratori delle bioraffinerie e i network studenteschi chiamavano giustizia, per lui era solo un virus distruttivo, una minaccia mortale al codice sorgente dell’ordine imperiale. Per il Ministro, difendere quel mondo - l’antico pianeta che fu la culla genetica del Figlio dell’Onnipresente - non era più una questione politica, ma una crociata psicologica per la sopravvivenza del proprio ego e del proprio assoluto dominio.
-Renzo Mazzetti- (Venerdì 30 Ottobre 2026 h.06,39)
LA BALLATA DI SIHER
C’è
un ragazzo di trent’anni,
con le radici nel sole lontano,
ma
cresciuto tra i monti e le valli,
dentro la terra del Bresciano.
Ha
studiato le parole e i segni,
la Comunicazione è il suo primo
vanto,
poi Scienze Politiche a coronare il sogno,
senatore
accademico, e non fu un pianto.
Tra
le carte e i saggi di geopolitica,
guarda al Maghreb con mente
acuta,
scrive per testate di gran pregio,
e l’ombra del
razzismo in Italia lo stuta.
Giornalista
libero e ricercatore,
all’ISPI osserva il Nord Africa e il
cuore,
da attivista grida per la Palestina,
cercando
giustizia sera e mattina.
-Renzo Mazzetti- (Giovedì 29 Ottobre 2026)
categoria: fantascienza, filosofia, ironia, poesia, dimenticanze tra le righe.
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