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SCHERZO DEL DIAVOLO

  venerdì, 18 marzo 2011 SCHERZO DEL DIAVOLO   Davanti all’altare di una magnifica chiesa, splendente d’oro e d’argento e illuminato da un gran numero di torce, stava un prete, nel suo bel vestito, in uno splendido mantello. Era un uomo corpulento, venerando, con guance rosse, con una barba ben coltivata. La sua voce suonava armoniosa; nei tratti del suo volto era alterigia. L’apparizione di questo prete eguagliava in splendore e pienezza la chiesa stessa. Ma la comunità presentava ben altro quadro. Si componeva, in massima parte, di poveri operai e contadini, di vecchie donne e mendicanti. Il loro abito era logoro ed esaltava il caratteristico odore della povertà. I volti sparuti portavano il segno della fame, le mani mostravano le tracce di un duro lavoro. Era la miseria. Il prete bruciò incenso davanti alle immagini sacre; poi devoto e solenne, innalzò la sua voce e predicò: Miei fratelli in Cristo! Il nostro amato Signore vi ha data la vita ed è vostro dovere di esse...

MIRTO

giovedì, 17 marzo 2011 MIRTO    Carissimi, si isoli tutto quello che può sapere G. e sorella perché temo che parlino. B., C., A. stiano attenti che sono cercati. C. mi sostituisca, B.B. Formino la segreteria. Interessatevi di T. che è impazzita. Povera T., ha fatto tutto quello che poteva. La mia situazione è grave. Nomi non ne ho fatti e documenti che compromettano altri non ne hanno presi. La mia salute peggiora, la paralisi aumenta. Fa molto freddo, mandatemi da mangiare perché è più giorni che mi danno solo pane, acqua e minestra. Mai come in questi giorni mi sento onorato di essere comunista e spero di essere degno di questo nome e così dovete fare voi tutti: sapere, quando è ora, essere veri comunisti. -Mirto- (Andrea Menza di anni 37, falegname, della divisione II Garibaldi, fucilato nel 1945 a Caselle Torinese). RITORNO DI GARIBALDI La lotta dei reparti partigiani, sorti dal dissolvimento dell’esercito dopo l’ 8 settembre, deve essere considerata nell’ambito de...

VENEZIA MIA

mercoledì, 16 marzo 2011 VENEZIA MIA E’ fosco l’aere, il cielo è muto, ed io sul tacito veron seduto, in solitaria malinconia ti guardo e lagrimo, Venezia mia. Fra i rotti nugoli dell’occidente il raggio sperdesi del sol morente, e mesto sibila per l’aura bruna l’ultimo gemito della laguna. Passa una gondola della città: Ehi, dalla gondola, qual novità? Il morbo infuria, il pan ci manca, sul ponte sventola bandiera bianca! No, no, non splendere su tanti guai, sole d’Italia, non splender mai; e sulla veneta spenta fortuna sia eterno il gemito della laguna. Venezia! L’ultima ora è venuta; illustre martire, tu sei perduta… Il morbo infuria, il pan ti manca, sul ponte sventola bandiera bianca! Ma non le ogni dove palle roventi, né i mille fulmini su te stridenti, troncano ai liberi tuoi dì lo stame… Viva Venezia! Muore di fame! Sulle tue pagine scolpisci , o storia, le altrui nequizie e la sua gloria; e grida ai posteri: Tre volte infame chi vuol Venezia morta di fame! Viva Venezia! Fe...

ATMOSFERA

martedì, 15 marzo 2011 ATMOSFERA Le ricerche sulle origini del moto nazionale del Risorgimento sono quasi sempre viziate dalla tendenziosità politica immediata, non solo da parte degli scrittori italiani, ma anche da parte di quelli stranieri, specialmente francesi. C’è una <dottrina> francese sulle origini del Risorgimento, cioè la nazione italiana deve la sua fortuna alla Francia, ai due Napoleoni e questa dottrina ha anche il suo aspetto negativo-polemico: i nazionalisti monarchici (Bainville) rimproverano ai Napoleoni di avere indebolito la posizione relativa della Francia in Europa con la loro politica nazionalitaria, cioè di essere stati contro la tradizione e gli interessi della nazione francese, rappresentati dalla monarchia e dai partiti di destra (clericali) sempre antitaliani. Nel Settecento, mutate le condizioni relative della penisola italiana nel quadro dei rapporti europei, sia per ciò che riguarda la pressione egemonica delle grandi potenze che non potevano pe...

OFFESA

  lunedì, 14 marzo 2011 OFFESA Noi pensiamo a chi cade, a chi è perduto, a chi piange e ha fame, a chi ha freddo, a chi è malato, e a chi è perseguitato, a chi viene ucciso. Pensiamo all’offesa che gli è fatta, e la dignità di lui. Anche a tutto quello che in lui è offeso, e ch’era, in lui, per renderlo felice. L’offesa che cos’è? E’ fatta all’uomo e al mondo. Da chi è fatta? E il sangue che è sparso? La persecuzione? L’oppressione? Chi è caduto anche si alza. Offeso, oppresso, anche prende su le catene dai suoi piedi e si arma di esse: è perché vuol liberarsi, non per vendicarsi. INDOVINA    L’ INDOVINELLO: CHI    HA    SCRITTO    QUESTO? ???????????????????????????????????????????????????????????? MARZO Il sole scalda da sudare sette camicie e intontito s’agita il burrone. Come quello d’una gagliarda mandriana alla primavera ferve il lavoro fra le mani. Langue la neve, consunta d’anemia, in ramificazioni di estenuate vene azzurr...

VIVA L’ITALIA

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domenica, 13 marzo 2011 Amo l'Italia. VIVA L’ITALIA Assai spesso i nemici dei lavoratori tentano di contestare il patriottismo dei comunisti e dei socialisti invocando il loro internazionalismo e presentandolo come una manifestazione di cosmopolitismo, di indifferenza e di disprezzo per la Patria. Anche questa è una calunnia. Il comunismo non ha nulla di comune col cosmopolitismo. Lottando sotto la bandiera della solidarietà internazionale dei lavoratori, i comunisti di ogni singolo paese, nella loro qualità di avanguardia delle masse lavoratrici, stanno saldamente sul terreno nazionale. Il comunismo non contrappone, ma accorda e unisce il patriottismo e l’internazionalismo proletario poiché l’uno e l’altro si fondano sul rispetto dei diritti, delle libertà dell’indipendenza dei singoli popoli. Guardiamo al nostro Paese, che noi amiamo, per il bene del quale abbiamo lavorato e combattuto e al quale vogliamo dare e daremo, con la vittoria della democrazia e del socialismo, felic...

PELLI

  sabato, 12 marzo 2011 PELLI     Il tuo mestiere era allungare con i denti pelli stravecchie e mordere vecchie suole marcite nel fango: ora possiedi le campagne prenestine del tuo defunto patrono. Io riterrei sconveniente se in quei luoghi tu avessi avuto anche solo una stanzetta e invece, ubriaco di generoso Falerno, spezzi coppe di cristallo e ti abbandoni alla lascivia col coppiere del tuo padrone. I miei sprovveduti genitori mi hanno dato un po’ di cultura: che cosa avevo a che fare io con i grammatici e i retori? Rompi la penna di nessun valore e fai a pezzi i libretti, Talia, se un calzare può rendere tanto a un calzolaio! (con la cultura non ci si arricchisce di Marziale).   @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@   A ROMA   Degna nutrice de le chiare genti,   Ch’a i dì men foschi trionfar del mondo;   Albergo già di Dei fido e giocondo,   Or di lagrime triste e di lamenti:   Come posso udir io le tue dol...