MIRTO
giovedì, 17 marzo 2011
MIRTO
Carissimi, si isoli
tutto quello che può sapere G. e sorella perché temo che parlino. B., C., A.
stiano attenti che sono cercati. C. mi sostituisca, B.B. Formino la segreteria.
Interessatevi di T. che è impazzita. Povera T., ha fatto tutto quello che
poteva. La mia situazione è grave. Nomi non ne ho fatti e documenti che
compromettano altri non ne hanno presi. La mia salute peggiora, la paralisi
aumenta. Fa molto freddo, mandatemi da mangiare perché è più giorni che mi
danno solo pane, acqua e minestra. Mai come in questi giorni mi sento onorato
di essere comunista e spero di essere degno di questo nome e così dovete fare
voi tutti: sapere, quando è ora, essere veri comunisti. -Mirto- (Andrea Menza
di anni 37, falegname, della divisione II Garibaldi, fucilato nel 1945 a
Caselle Torinese).
RITORNO DI GARIBALDI
La lotta dei reparti partigiani, sorti dal dissolvimento dell’esercito dopo l’ 8 settembre, deve essere considerata nell’ambito dei movimenti di liberazione nazionale in cui si inserì, in Francia, in Jugoslavia, in Albania, in Grecia. Rari furono i loro collegamenti con la madrepatria e quasi sconosciute le loro gesta eroiche sino al momento del rimpatrio. Non si comprenderebbe lo stesso significato della Resistenza in Italia se non si tenesse presente questa testimonianza di uno spirito di fratellanza internazionale che fa rivivere gli ideali del nostro primo Risorgimento. I soldati italiani, inviati in terra straniera in dispregio di quegli ideali, non per liberare, ma per opprimere gli altri popoli, seppero ritrovare, a costo di immensi sacrifici, i valori della nostra tradizione nazionale, riapparvero finalmente come gli eredi della tradizione risorgimentale e garibaldina. Una canzone d’un poeta croato scritta nei giorni della lotta comune, è appunto dedicata a questo < ritorno di Garibaldi >
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