SCHERZO DEL DIAVOLO
venerdì, 18 marzo 2011
SCHERZO DEL DIAVOLO
Davanti all’altare di una magnifica chiesa, splendente d’oro
e d’argento e illuminato da un gran numero di torce, stava un prete, nel suo
bel vestito, in uno splendido mantello. Era un uomo corpulento, venerando, con
guance rosse, con una barba ben coltivata. La sua voce suonava armoniosa; nei
tratti del suo volto era alterigia. L’apparizione di questo prete eguagliava in
splendore e pienezza la chiesa stessa. Ma la comunità presentava ben altro
quadro. Si componeva, in massima parte, di poveri operai e contadini, di
vecchie donne e mendicanti. Il loro abito era logoro ed esaltava il
caratteristico odore della povertà. I volti sparuti portavano il segno della
fame, le mani mostravano le tracce di un duro lavoro. Era la miseria. Il prete
bruciò incenso davanti alle immagini sacre; poi devoto e solenne, innalzò la
sua voce e predicò: Miei fratelli in Cristo! Il nostro amato Signore vi ha data
la vita ed è vostro dovere di esserne contenti. Ma ne siete voi contenti? No!
Voi non avete fede sufficiente nel nostro amato Signore e nei suoi santi
miracoli. Voi non date alla chiesa, con quella generosità che dovreste, una
parte del vostro guadagno! E poi, voi non ubbidite ai vostri superiori. Voi
opponete resistenza alle potenze del mondo, allo zar e ai suoi servitori. Voi
disprezzate le leggi. Ma nella Bibbia sta scritto: Date a Cesare quel che è di
Cesare e a Dio quel che è di Dio. Voi però non lo fate. E sapete voi che cosa
significa tutto ciò? Tutto ciò è peccato mortale! In verità, io vi dico, è il
diavolo che vi tenta, che vi induce a camminare per questa via! Si, è lui che
tenta le vostre anime; e voi delirate che sia la vostra libera volontà, che vi
fa agire in questo modo. Ma è la volontà del diavolo, non la vostra. Egli arde
già dalla brama di possedere le vostre anime. Egli danzerà davanti alle fiamme.
Perciò io vi metto in guardia, o miei fratelli. Abbandonate la via della
dannazione! Ancora siete in tempo! Quegli operai, quei contadini, quelle donne,
quei mendicanti, ascoltarono la predica tremanti. Essi credevano alle parole
solenni del prete. Sospirarono, fecero il segno della croce, baciarono
fervidamente il suolo. Anche il prete fece il segno della croce, voltò le
spalle alla moltitudine… e sorrise. Ora avvenne, che il diavolo passasse
davanti alla chiesa proprio nell’istante in cui il prete parlava in tal modo a
quella gente. Sentì pronunciare il suo nome, si fermò davanti alla finestra
aperta, stette ad ascoltare. E vide come quella gente baciava la mano al prete,
vide come il prete si inchinava davanti all’immagine dorata di un qualche santo
e frettolosamente cacciava in tasca il danaro che quella povera gente gli aveva
dato per la chiesa. Tutto ciò eccitò il diavolo, che corse dietro al prete, il
quale stava uscendo dalla chiesa, e lo afferrò pel suo sacro manto. Ah, ah,
prete ben pasciuto! -gli gridò- Chi ti ha detto di dire simili menzogne a
questa povera gente traviata? Che tormenti d’inferno hai tu loro dipinti? Non
sai tu dunque che i tormenti dell’inferno essi li soffrono in questa loro vita
terrena? Non sai tu che i miei rappresentanti sulla terra siete precisamente tu
e lo zar? Voi siete quelli che fate loro soffrire le pene infernali, di cui li
minacci! Non lo sai? Ebbene, vieni con me! E il diavolo afferrò il prete pel
bavero, lo sollevò in alto nell’aria, e lo portò in una fabbrica, in una
fonderia di ferro. E il prete vide gli operai correr di qua e di là e fare il
loro pesante lavoro sotto quel caldo ardente. Allora il prete, che ben presto
ne ebbe abbastanza di quell’aria irrespirabile e di quel caldo cocente, pregò,
con le lacrime agli occhi, il diavolo: Lasciami andar via! Lasciami andar via da
questo inferno! Oh, amico mio, ti debbo mostrare qualche altro sito ancora! Il
diavolo l’afferrò di nuovo pel bavero e lo trascinò sur un campo. Quivi egli
vide gli operai intenti alla trebbiatura del grano. La polvere e il caldo erano
insopportabili. E il sorvegliante aveva un bastone in mano e batteva
spietatamente chiunque cadesse dalla stanchezza e dalla fame. Poi il diavolo
portò il prete nelle capanne, in cui abitavano questi operai e le loro
famiglie: dei buchi sudici, freddi, pieni di fumo, puzzolenti. Il pio servo di
Dio non lo può sopportare. Con le braccia sollevate egli supplica: Lasciatemi
andar via di qui!Sì, sì, questo è l’inferno sulla terra! Ah, dunque, lo vedi
adesso! Eppure tu promettevi loro ancora un altro inferno! Tu tormenti a morte i
loro spiriti, poiché i loro corpi sono già quasi morti! Ma io ti voglio
mostrare ancora un altro inferno: uno dei peggiori! Ed egli prese il sacerdote
e gli mostrò una prigione, con la sua aria puzzolente, con le molte figure
umane, che, avendo perduta ogni forza e salute, se ne stavano distese al suolo,
nude, coi corpi consunti. Levati i tuoi vestiti di seta – disse il diavolo al
prete – e mettiti ai piedi queste catene pesanti, come le portano questi
infelici. Stenditi su questo suolo freddo e sporco. E parla poi a loro di un
inferno, che ancora li aspetti! No, no! – rispose il prete – non posso
immaginarmi nulla di più terribile! Te ne supplico, lasciami andar via di qui!
Sì, questo è l’inferno! E un inferno più terribile di questo non ci può essere!
Non lo sapevi? Non sapevi che questi uomini e queste donne, a cui tu fai paura
coi quadri di un inferno che li aspetta dopo questa vita, non sapevi che essi
sono già nell’inferno qui, qui, ancor prema di morire? Il prete chinò il capo.
Nella sua confusione non sapeva da che parte guardare. Il diavolo sorrise
maliziosamente. Già, o prete, tu stai per dire che il mondo vuol essere
ingannato! Ora, vattene! E lo lasciò libero. E il prete tirò su il lungo
mantello, e si mise a correre a tutta forza. E il diavolo lo seguì con lo
sguardo, e rise. -meditazione sulla novella di Fedor Michajlovic Dostoiewski-
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RITORNERAI
Lontano dalla tua terra
lontano dal cuore
della tua amata gente
straniero tra stranieri
vendi giorno dopo giorno
la tua forza senza amore.
Fratello emigrante
scacciato dal tuo paese
dalle tue officine
e dai tuoi campi
ritornerai:
Là dove il cuore
si rigonfia d’amore
per le lacrime della tua gente
avrai la vita nuova e vera.
Là dove la tua mano
forte, callosa, sincera
stringerà le nostre mani
forti, callose, sincere
troverai altri fratelli.
-Renzo Mazzetti- (1987)
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