TEMPI DI VITA E SANTA MESSA
TEMPI DI VITA E SANTA MESSA
( Raccolta di poesie e prose [Renzo Mazzetti] )
(Ricordo da un racconto di Irina)
Dalle suore grandi insegnamenti. Per lo sterrato “Delle Porte”,
tra i campi con il panierino per San Romano alto
(abitavamo a San Romano basso detto “Le Bue”),
a piedi per l'asilo infantile delle suore.
La imponente Madre Superiora seduta, attorniata dai bambini,
sembrava una chioccia con i pulcini.
Il contatto con la sua veste
suscitava calma e piacevoli sensazioni.
Dicembre 1988, Operatore Socio-Sanitario (O.S.S.),
di nuovo le suore. Primo uomo, più che bene accolto,
con il duro apprendistato, ai clienti,
ma più che altro alle donne anziane,
in particolare a quelle giovani malate mentali o con sindrome,
assecondo l'età, diceva: “Non ti vergognare,
fai conto che sia tuo figlio fratello padre”.
A distanza di una trentina d'anni:
la sciarpa di lana color “rosso mattone” di Isabella
che sferruzzava tutto il giorno;
otto “presine” di stoffe multicolori
(una distrutta dal fuoco dei fornelli di casa)
cucite dalla piccola Giovanna.
-Renzo Mazzetti- (Mercoledì 30 Giugno 2021 h.10,36)
(Ricordo da un racconto di Bicefalo)
Premesso
che i problemi relativi ai comportamenti sessuali sono tantissimi
e molto complicati, io, quando avevo diciassette anni e anche meno,
sarei stato contentissimo se una tipa arrapante mi avesse trombato
e non immaginate quante seghe solitarie mi sarei risparmiato,
dice Ascanio mentre passa la GAZZETTA DEL BARBIERE a Carlino che,
dopo un'occhiata ai titoli, commenta:
Sulla nave ferma in porto sono in galera, sequestrati? Macché,
sulla terra andrebbero liberi dove gli pare? risponde Sandro,
e, Bruno prosegue: Starebbero solo da un'altra parte ma sempre richiusi, no?
Ma, questi sono tempi strani e buffi,
borbotta Foresto mentre insapona la barba di Antonio.
-Renzo Mazzetti- (Sabato 25 Agosto 2018 h.06,16)
(Ricordo da un racconto di Bicefalo)
Meno male che sono campato fino ad oggi,
non credevo che i miei nemici
si ritrovassero nella mia stessa situazione, esclama Ascanio,
e, rimettendo gli occhi nella Gazzetta del Barbiere prosegue:
questo è un miracolo politico, sentite:
i dipendenti del giornale del padrone
proclamano lo sciopero contro la ristrutturazione.
Oh! Goduria! Soddisfazione!
Chi la fa l'aspetti.
Quando scioperavo io le scrivevano di tutti i peggio colori, quei mascalzoni!
Falla finita (interrompe Foresto spazzando capelli) senti, e indica la televisione,
Obama è ritornato in Europa.
Ma cosa gira, era venuto poco tempo fa.
Aveva da tempo tutto programmato per lanciare la Clinton in pompa magna?
Però hanno preso una batosta, dice Adelina che ha portato il figlio.
Intanto Renatino entra cantando: Perché noooo, amoreeee, perché noooo.
Se la cantavi tu, non vinceva San Remo, subito lo zittisce Leo.
-Renzo Mazzetti (Giovedì 17 Novembre h.07,28)
TEMPI PEZZENTI
(Ricordo da un racconto di Therios)
Conoscere e sapere fa vedere la realtà in modo critico, ma, purtroppo, la storia si ripete e beffa anche l'istruito crumiro presuntuoso, che, dal più forte del momento, tutto accetta supinamente per egoistico illusorio tornaconto che si dimostra sempre nocivo.
Napoleone vara il "libretto di lavoro", ma, sotto l'ipocrita parvenza di tutela operaia, ripristina l'inclemenza corporativa allo scopo di mettere gli operai sotto il controllo della polizia e per favorire i padroni nei casi in cui il lavoratore, per migliorare le sue condizioni, abbandonasse il luogo di lavoro.
Il "libretto di lavoro" ai tempi della monarchia con il fascismo, era lo strumento che evidenziava l'oppressione della dittatura con il tentativo di convogliare tutti i cervelli all'ammasso.
Il "libretto di lavoro", 12 Marzo 1938 Anno XVI, di Rossi Rita di Tebaldo e di Baggiani Amabilia nata a Montopoli provincia di Pisa il 4.12.1913 e residente nel comune di San Miniato dal 13.1.1928, via 1° Febbraio n.74; cittadinanza italiana, grado di istruzione seconda elementare riportava, come indicazione da perseguitare in tutti i vergognosi modi come, di fatto fu, le seguenti voci: iscrizione all'Opera Nazionale Balilla con Tessera numero.......; iscrizione ai Fasci Giovanili di Combattimento con Tessera numero.......; iscrizione al P. N. F. [Partito Nazionale Fascista] con Tessera numero....., Fascio.....; iscritto ai sindacati dal.....; ha partecipato alla Marcia su Roma?..... brevetto n.......... Queste informazioni furono compilate con il trattino di negazione e con il chiaro NO. Era il popolare Antifascismo diffuso coraggioso profondo, eroicamente espresso già nell'anno 1938 con la Resistenza di una semplice famiglia, la famiglia Baggiani e Rossi (nonna Teresina e nonno Giovanni). Nella Repubblica democratica antifascista, nel 2023, i fascisti camuffati celebrarono il primo maggio crumiro; i governanti, proprio in quel giorno, fecero il consiglio dei ministri. Bicefalo scrisse: i governanti oggi lavorano, fanno la festa ai lavoratori.
-Renzo Mazzetti- (Lunedì 3 Giugno 2024 h. 06,57)
TEMPI COMODI
(Ricordo da un racconto di Tommy detto Tom)
Nel democratico paradosso il lato qua e quo e quello dirimpetto recitavano il grande pragmatico parziale. La dittatura monetaria lasciava fare: le ideologie avverse erano state sconfitte e rigettate da tutte le pubblicità, i sondaggi le attribuivano uno zero virgola poco, senza domandare, a capocchia, a prescindere. Tutti tiravano dalla stessa parte. Per il potere e per l'informazione i lavoratori e la classe operaia (venuto a mancare il loro partito politico) più non esistevano. Veniva esaltata la “classe media” in ogni dove e senza alcuna analisi della sua molteplice composizione che andava dal ricco al benestante, dall'artigiano al negoziante, dall'impiegato al capo con modesti guadagni. Alleato della dittatura monetaria fu il primo periodo dell'era digitale con le macchine e i modelli artificiali, con le intelligenze e le memorie elettroniche dalle decisioni dai ritmi velocissimi; in un pezzettino del tempo di un secondo svolgevano calcoli tanto complessi quanto precisi, esatti; tutto però era mirato contro il bersaglio rappresentato dal pensiero umano; si prevedeva, con particolari meccanismi, anche chi avrebbe vinto le democratiche elezioni. Ebbene, una volta fu fatta una scoperta eccezionale quanto bizzarra, unica: per le votazioni politiche i “sondaggi” davano vincenti “quelli di quo”; durante lo scrutinio delle schede “l'ultimo rilevamento” dalle interviste alle uscite dai seggi si dava per certa la vittoria di “quelli di quo”. In base a ciò fu insediato il nuovo parlamento, e, data la grande maggioranza di “eletti” di “quelli di quo”, votò il nuovo governo “monocolore” formato, dal primo ministro fino all'ultimo sottosegretario, da “eletti” tutti nelle liste di “quelli di quo”. Ma, ecco la truffa della velocità digitale quando, dopo un poco di tempo in più, i risultati veri sancirono la netta vittoria di “quelli di qua”. Chi va piano resta sano e va lontano.
Allora? Niente da fare: il nuovo parlamento nel contempo si era già insediato e varato il nuovo governo, e i nuovi “onorevoli” si rifiutarono di dimettersi e il presidente della nazione, seguace del pragmatismo, non cacciò gli usurpatori “eletti” dai sondaggi, e i legittimi votati dai veri elettori restarono fuori e gabbati. Così la falsa democrazia occidentale si tramutava in dittatura universale dall'innovativo nome pragmatico “quodemo”. Pragmatici erano anche i comportamenti sulle questioni internazionali in cui le ribellioni della popolazione contro il governo erano: “per la democrazia”, se il governo non era nella grazie dei poteri nostri; erano fuorilegge che mettevano a ferro e fuoco la città, se il governo era economicamente e militarmente nostro alleato. Due esempi tra i tanti: la popolazione manifesta contro la Cina? anche se distrugge una città è una popolazione “pro democrazia” che si ribella per i diritti umani; al contrario: se la popolazione manifesta contro la Turchia e l'America sono banditi da distruggere senza tener conto dei diritti umani perché quella popolazione manifesta contro le nazioni che sono nostre alleate militari.
-Renzo Mazzetti- (Mercoledì 27 Novembre 2019 h.07,44)
(Ricordo da un racconto di Vasco)
A noi egoisti incontentabili,
non soddisfatti di tutti gli elementi
sottratti alla natura e al vivere naturale.
A noi che siamo sempre stati i divoratori di tutto
e di tutti anche di noi stessi,
che siamo ancora gli assassini degli infiniti
(conosciuti e sconosciuti) esseri viventi
compresi aria e vuoto, terra sassi minerali,
spirito e vegetali, noi presuntuosi giudici inappellabili,
condanniamo a morte tutti, a morte anche noi stessi.
Armi per far la guerra contro i nostri simili
e contro tutto ciò che ci circonda e ci fa vivere.
La tutela dell'intelligenza umana attua pace disarmo fratellanza.
-Renzo Mazzetti- (Martedì 11 Aprile 2023 h.15,24)
TEMPI MODERNI
Starai qualche giorno, mi dissero i compagni. Devi vedere... Era di domenica mattina. Metti la radio, disse uno di loro. L'uomo girò i due bottoni, mise la voce a punto, poi tutti si rimase a sentire. Diceva: … Anche il popolo americano è tempo che scelga la sua via, che si sbarazzi dal controllo delle Unioni, che scelga i suoi rappresentanti fra le persone non asservite a paesi stranieri. L'esempio di paesi come l'Italia e la Germania, dovrebbe farci capire come sia sempre possibile ritrovare il giusto sentiero anche dopo l'errore, perché esso è riconoscibile dalla luce che emana per divina provvidenza... La voce continuava a gridare: … dalla demagogia socialista al fascismo purificatore... E chi è? Domandai. Father Coughlin. Cosa? Un prete di qui. Cosa fa? Ci prepara il fascismo. Mi piacerebbe di vederlo. E poi? Fece uno dei presenti. E' meglio che tu vada a visitare Ford. Anzi, sai cosa si fa? Domani ce lo porti con te. Oggi ti faccio vedere un'altra cosa. Gli amici che si trovavano in quella casa, lavoravano tutti da Ford, così si misero a raccontare tutti insieme una quantità di episodi che io non riuscivo a coordinare nella mente. Io potrei entrare? Chiesi a un certo punto. A cosa fare? A lavorare. Eh, non sarebbe mica una cattiva idea! Perché gli volete far passare dei guai, sconsigliò uno. Io ad ogni modo ero molto curioso. Potrei entrare davvero? Insistetti. Per questo, ti si porta da Frank e ci pensa lui. Per carità, interruppe ancora il solito. Dopo, quello capisce, e chi ci va di mezzo siamo noi. Chi è Frank? Domandai. Aspetta, che ore sono? Le dieci. Si trova al caffè. Vuoi venire? Per vedere solamente. Nel caffè ad un tavolo c'era un uomo di piccola statura, aveva finito di parlare con un altro, ora scriveva qualche cosa su di un taccuino. Lo vedi, mi disse quello che mi accompagnava, è Frank. Cosa fa? Due vermut, chiese il mio amico rivolto al cameriere. Poi riprese sottovoce: quello è un gangster. Dio! E quanti ce ne sono? Il mio amico mi guardò senza capire. Lui ti fa entrare a lavorare da Ford, però gli devi dare cento dollari. Lui fa a metà con quello addetto al personale, perché dentro c'è l'altra gang. C'è quello che licenzia l'operaio e quello che lo assume. E se entrassi io? Per un paio di settimane. Poi ti mandano via e entra un altro. E Ford? Chi? Il padrone. Frank fa parte della gang di Ford. Pure Ford ci ha le gangs? E come farebbe a andare avanti. I suoi gangster sono sparsi da per tutto. Ce n'è perfino che stanno in mezzo agli operai. Chi sa quanto guadagnano. Il mio amico continuò come se non avesse inteso l'interruzione. Ce ne sono invece, che vigilano all'entrata, e quelli che vanno per la città! E perché tutto questo? Prima, per tenere gli operai fuori del sindacato, poi per altre ragioni. Per esempio? Mah! Sai Ford è una grande fabbrica, ci ha gli affari perfino sull'Oceano. La questione della gomma, le competizioni... Fa ammazzare le persone? Quando è necessario. Ci fu un momento di silenzio. Io ripresi a domandare: Dove li prende i gangster? Anche questa è un'altra questione. Tu chi sa, quante volte hai letto in Europa dei detenuti che si riabilitano qui. Sì. Il proprietario dichiara che è soddisfatto più che degli altri operai... Sì. Sono questi... Ford li va a pigliare perfino nel carcere, li fa graziare dal governatore e così fa anche la figura del benefattore. Anche per questa cosa, tu sapessi che intrigo... Capigang d'altri Stati che si scrivono, propongono uno che magari ci ha da scontare trent'anni... E questo?... io accennai a Frank. Stai zitto è uscito l'anno scorso! Era dentro per omicidio... Ora s'è fatto una posizione. L'indomani vidi la fabbrica d'automobili. C'era nel mezzo della sala, la lunga guida che scorreva al passo. Ai due lati gli operai disposti a coppie. Di traverso, dal soffitto, tanti binari che portavano i pezzi ciondoloni. Il primo: lo chassi, chassi... Gli operai li mettevano nella guida che se n'andava sempre, e subito a due passi di distanza un'altra cosa: le ruote... Le infilavano solamente, poi ecco davanti a quelli che dovevano stringere i bulloni. Gli uomini per i bulloni stavano pronti come al tiro a bersaglio, la macchina frullava sul dado, l'uomo si rialzava appena, stordito, e subito l'altra ruota arrivava. Un bullone quello, un bullone quell'altro. La guida andava avanti senza aspettare nemmeno un minuto. Un ingegnere mi disse: Noi possiamo accelerare ancora di due tempi e mezzo. E gli operai? E' tutto calcolato. Quella era la prima fabbrica che visitavo in America. In seguito dappertutto vidi la medesima cosa; manovali con le carriole cariche di mattoni fino in cima, correre, correre... Le sarte che attaccano i bottoni... Come faccio a farvelo vedere? Come nel manicomio. Passi, non alzano la testa. Indovinano i buchi , senza nemmeno una volta si fermino perché s'è strappato il filo. Poi le macchine da cucire, a cento in fila come i soldati di fanteria, e loro col pedale pronto per la corrente. Senti tutto che trema, mentre dietro gli stiratori empiono di vapore la stanza, con le presse sui pantaloni che fumano. A mezzogiorno tutte quelle cose si fermano, all'una il fischio. One o' clock, senti la voce che lo ripete fra i banchi del lavoro: One o' clock... E tutto riprende a ballare fino alla sera, allora gli operai scappano dalla fabbrica, si buttano nei treni sottorranei, in piedi, e incominciano a dormire mentre si va a casa perché sono stanchi. -TADDEI- (tratto da “Le porte dell'inferno” Rinascita,1947)
(Ricordo da un racconto di Therios)
Tanti nemici, tanto onore.
L’aratro traccia il solco, la spada lo difende.
Le massime del passato duce onnipotente
erano le stesse di quelli moderni.
Il duce italiano terminò la sua carriera
appeso a testa in giù
attorniato dalla rabbia del popolo.
Netanyahu si credeva un duce onnipotente,
si compiaceva di avere tanti nemici e tanto onore,
possedeva tanti aratri che tracciavano il solco sulla terra altrui
aveva tante armi potentissime,
distruggeva tutti i nemici del grande Israele.
In tutti i paesi del mondo c’erano tanti Piazzali Loreto
che aspettavano i duci onnipotenti.
-Renzo Mazzetti- (Sabato 7 Marzo 2026 h.08,41)
A Mosca un vecchio si inginocchia davanti a un'icona. Un capo comunista si ferma e gli dice: Tu preghi, o vecchio? Sì, io prego. Preghi per noi, vero? Certamente. Ma tu preghi per noi come in altri tempi pregavi per lo zar? E' così. E, dimmi hai ottenuto qualcosa? Sì, l'hanno ammazzato!
(scrittura “a libera memoria”, mi sembra una barzelletta del grande Gino Bramieri)
- F I N E -
categoria: fantascienza, filosofia, ironia, poesia, dimenticanze tra le righe.

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