IL PIANTO DI LUCIFERO
IL PIANTO DI LUCIFERO
(Ricordo da un racconto di nonna Teresina)
Li stiamo massacrando! I nostri campioni dell’occidente democratico avanzato si esaltavano. Non era una partita di calcio. Era l’aggressione con il bombardamento dell’Iran. I nostri campioni dell’occidente democratico avanzato non stavano massacrando i soldati nemici sul campo di battaglia, massacravano l’inerte popolazione civile. Albertino fa una pausa e, assicuratosi dell’attenzione della scolaresca, riprende a parlare: in quei tempi nefasti anche la nostra religione passava dalla dottrina sociale della chiesa alla colpevole neutralità sulle disgrazie del mondo. Albertino, dopo una riflessiva pausa, prende un voluminoso scritto, scartabella e legge: Nell’unità dell’affetto era solo il mio cuore con lui, il mio cuore era il nido della fenice d’amore. La mia guardia, una schiera composta degli angeli tutti, della mia dignità, il Suo puro trono la soglia. Sulla mia via di soppiatto Egli pose una trappola densa d’inganno, e tra quegli ingranaggi fu Adamo il granello dell’esca. Voleva fare a me giungere un segno di grande ripulsa: fece quello che volle, un Adamo di terra a pretesto. Ero maestro degli angeli in cielo, ed in cielo speranza eterna di cosa eterna nutrivo. Mille e mill’anni ho vissuto nell’obbedienza di Lui, e in fedeltà mille e mille forzieri Gli ho porto ricolmi. Avevo pur sulla Tavola letto scrittura di maledizione: sospettavo di questo e di quello, di me non giungevo a pensare. Adamo è terra, ed io luce, la Sua luce pura. Credevo d’essere l’unico, un altro era l’unico: Lui. Del mio non prosternarmi m’han mosso rimprovero i santi: quell’atto, se da me compiuto, m’avrebbe disgiunto da Lui. Anima, sull’obbedienza più grande non vale far conto, e questa storia fu detta a che s’aprano gli occhi dei santi. Ciò che accadde m’occorse perché non si dava una strada diversa, fra le cento sprizzanti sorgenti era nato per piangere un ciglio: era il mio. O voi che avete intelletto d’amore, non io solo ho colpa: una via percorrevo che ad Altri non era gradito foss’io a ricercare. Albertino fa una lunga pausa poi riprende: Questo che ho letto è “Il pianto di Lucifero” di Sana’i. Sana’i Abu’l-Majdud di Ghazna è il primo grande poeta del sufismo iranico. Il suo “Viaggio dei fedeli al luogo del ritorno” fu considerato simile alla commedia di Dante. Bene. Per compito a casa: studio con breve prosa del suo “Giardino della verità”. Compagne e compagni buonanotte.
-Renzo Mazzetti- (Martedì 10 Marzo 2026 h.15,11)
categoria: fantascienza, filosofia, ironia, poesia, dimenticanze tra le righe.
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