AI POLITICI TRAFFICANTI DI ARMI

AI POLITICI TRAFFICANTI DI ARMI

(Ricordo da un racconto di Pallino)

Pezzi di parete di pezzi di case e montagne di polvere nascondevano il libro "Tre residenze sulla terra" di Pablo Neruda. Fra tutti i versi recuperati dedico ai politici trafficanti di armi il frammento dal titolo "Il generale Franco all'inferno".

-Renzo Mazzetti- (Giovedì 10 Ottobre 2024 h.16,52)

VEDI: BANCHE E TRUFFE

IL GENERALE FRANCO ALL'INFERNO
Sciagurato, né il fuoco né l'aceto scottante
in un nido di streghe vulcaniche, né il gelo divoratore,
né la tartaruga putrida che latrando e piangendo con voce di donna morta ti raspi la pancia
cercando un anello nunziale e un giocattolo di bimbo sgozzato,
altro non saranno per te che una porta oscura,
distrutta.
           Infatti.
                       Da inferno a inferno che c'è? Nell'ululato
delle tue legioni, nel santo latte
delle madri di Spagna, nel latte e nei seni calpestati
per le strade, c'è un villaggio in più, un silenzio in più, una porta spezzata.

Sei qui. Triste palpebra, sterco
di sinistre galline da sepolcro, pesante sputo, segno
di tradimento che il sangue non cancella. Chi, chi sei,
oh miserabile foglia di sale, oh cane della terra,
oh mal nata pallidezza d'ombra.

            Retrocede la fiamma senza cenere,
la sete salina dell'inferno, i cerchi
del dolore impallidiscono.

            Maledetto, che solo l'umano
ti perseguiti, che entro l'assoluto fuoco delle cose
non ti consumi, che non ti perda
sulla scala del tempo, e che non ti trafori il vetro ardente
né la feroce schiuma.
                                  Solo, solo, per le lacrime
tutte riunite, per un'eternità di mani morte
e d'occhi marciti, solo in una grotta
del tuo inferno, mangiando silenzioso pus e sangue
per un'eternità maledetta e sola.

                                            Non meriti di dormire
sia pure pieni d'aghi conficcati gli occhi: devi restare
sveglio, Generale, sveglio eternamente
tra il marciume delle neopartorienti,
mitragliate in Autunno. Tutte, tutti i tristi bimbi squartati,
rigidi, stanno appesi, attendendo nel tuo inferno
quel giorno di festa fredda: il tuo arrivo.
                                             Bimbi neri per l'esplosione,
pezzi rossi di cervello, corridoi
di dolci intestini, ti attendono tutti, tutti, nello stesso atteggiamento
di attraversar la strada, di colpire la palla,
d'inghiottire un frutto, di sorridere o di nascere.

Sorridere. Vi son sorrisi

ormai demoliti dal sangue
che attendono con dispersi denti sterminati,
e maschere di confusa materia, volti vuoti
di polvere da sparo perpetua, e i fantasmi
senza nome, gli oscuri
nascosti, quelli che mai uscirono
dal loro letto di macerie. Tutti ti attendono
per passare la notte. Empiono i corridoi
come alghe corrotte.

                                 Son nostri, furono la nostra

carne, la nostra salute, la nostra
pace di ferriera, il nostro oceano
d'aria e di polmoni. Attraverso loro
le secche terre fiorivano. Ora, oltre la terra,
fatti sostanza
distrutta, materia assassinata, farina morta,
ti attendono nel tuo inferno.

Poiché l'acuto spavento o il dolore si consumano,

né spavento né dolore ti attendono. Solo e maledetto tu sia,
solo e sveglio tu sia tra tutti i morti,
e che il sangue cada su di te come la pioggia,
e che un agonizzante fiume di occhi tagliati
ti scivoli addosso e ti percorra guardandoti senza fine.
-Pablo Neruda-

VEDI: SEVERO ESPOSTO (RACCOLTA DI FOTO POESIE)

categoria: fantascienza, filosofia, ironia, poesia, dimenticanze tra le righe.


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