NAZIFASCISTI GUERRAFONDAI EVERSIVI

NAZIFASCISTI GUERRAFONDAI EVERSIVI

(Ricordo da un Racconto di Maya)

Ai tempi del servizio militare obbligatorio, i giovani in età di leva venivano chiamati al distretto in cui la visita medica stabiliva l'idoneità. In caserma c'era la famosa puntura nel petto. Qualcuno sveniva, ma tutti ci scherzavano. La puntura era temuta e misteriosa, perciò correvano leggende. Una, tra le tante, quella del bromuro. Si diceva che, nell'ammasso di tanta gioventù dello stesso sesso, gli impulsi avrebbero scatenato accoppiamenti, trasformando le camerate in luoghi di sfogo senza alcun ritegno. La disciplina era un fattore essenziale: andava salvaguardata ad ogni costo. Però, nonostante un esercito numeroso e di popolo, le esercitazioni ricorrenti, le armi di ogni tipo, eravamo pacifisti praticanti. Nei conflitti altrui l'Italia non si schierava, manifestava per la pace nel mondo, si impegnava per conseguire il disarmo reciproco e bilanciato con particolare attenzione alle grandi potenze che possedevano anche armi nucleari. Tutti facevano il soldato, non erano guerrafondai, lottavano per la pace nel mondo. Poi, nella modernità avanzata dopo il crollo del Muro di Berlino, invece di attuare il disarmo completo e la fratellanza nei e tra i popoli, avvenne la corsa agli armamenti, ruberie di territori, stragi di civili innocenti. Come mai tutto ciò? Era chiaro che la distanza dall'ultima guerra aveva prodotto la dimenticanza. Ma non tutti avevano dimenticato. I nazifascisti non avevano accettato la sconfitta, la Costituzione democratica, la pace, la fratellanza nel nostro popolo e tra tutti i popoli. Difatti, dopo un lungo periodo di clandestine trame eversive, bombenere, di falsificazione dei fatti e della storia, la propaganda inneggiante il nazifascismo, i cui capi venivano osannati, avvenne la guerra per la rivincita e la vendetta. Da questa falsificazione dei fatti e della storia, persino le vittime del nazifascismo furono infettate dalla sindrome di Stoccolma, tanto vero che adottarono metodi terroristici e militari ispirati dai loro carnefici.

-Renzo Mazzetti- (Domenica 1 Settembre 2024 h.11,14)


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PASSANTI TRA PAROLE FUGACI
O voi, viaggiatori tra parole fugaci
portate i vostri nomi,
ed andatevene.
Ritirate i vostri istanti dal nostro tempo,
ed andatevene.
Rubate ciò che volete dall'azzurrità del mare
e dalla sabbia della memoria.
Prendete ciò che volete d'immagini,
per capire che mai saprete
come una pietra dalla nostra terra
erige il soffitto del nostro cielo.
O voi, viaggiatori tra parole fugaci
da voi la spada ... e da noi il sangue
da voi l'acciaio, il fuoco … e da noi la carne
da voi un altro carro armato … e da noi un sasso
da voi una bomba lacrimogena … e da noi la
pioggia.
E' nostro ciò che avete di cielo ed aria.
Allora, prendete la vostra parte del nostro sangue,
ed andatevene.
Entrate ad una festa di cena e ballo,
ed andatevene.
Noi dobbiamo custodire i fiori dei martiri.
Noi dobbiamo vivere, come desideriamo.
O voi, viaggiatori tra parole fugaci.
Come la polvere amara, marciate dove volete
ma non fatelo tra di noi, come insetti volanti.
L'aceto è nella nostra terra finchè lavoriamo,
mietiamo il nostro grano, lo annaffiamo
con le rugiade dei nostri corpi.
Abbiamo qui ciò che non vi accontenta:
un sasso … o una soggezione.
Prendete il passato, se volete, e portatelo
al mercato degli oggetti artistici.
Rinnovate lo scheletro all'upupa, se volete,
su un vassoio di terracotta.
Abbiamo qui ciò che non vi accontenta:
abbiamo il futuro … e abbiamo
nella nostra terra, ciò che fare.
O voi, viaggiatori tra parole fugaci.
Ammassate le vostre fantasie in una
fossa abbandonata, ed andatevene.
E riportate le lancette del tempo
alla legittimità del vitello sacro
o al momento della musica di una pistola!
Abbiamo qui ciò che non vi accontenta
abbiamo ciò che non c'è in voi:
una patria sanguinante
un popolo sanguinante, una patria
adatta all'oblio o alla memoria …
O voi, viaggiatori tra parole fugaci.
E' giunto il momento che ve ne andiate
e dimoriate dove volete, ma non tra noi.
E' giunto il momento che ve ne andiate
e moriate dove volete, ma non tra noi.
Abbiamo nella nostra terra, ciò che fare
il passato qui è nostro.
E' nostra la prima voce della vita,
nostro il presente … il presente e il futuro
nostra, qui, la vita … e nostra l'eternità.
Fuori dalla nostra patria …
dalla nostra terra … dal nostro mare
dal nostro grano … dal nostro sale
dalla nostra ferita … da ogni cosa.
Uscite dai ricordi della memoria.
O voi, viaggiatori tra parole fugaci! ...

Mahmoud Darwish
alla Palestina martoriata

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categoria: fantascienza, filosofia, ironia, poesia, dimenticanze tra le righe.




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