VERSI E PENSIERI

VERSI E PENSIERI

(Ricordo da un racconto di nonna Teresina)

Albertino, dopo i convenevoli e battute sull'estate, vacanze e ferie, fa l'appello, soddisfatto per le presenze al completo, la prima lezione del nuovo anno accademico; un momento di concentrazione e inizia a parlare: Il pensiero è fuori dell'arte, l'umanità pensa sempre, ma pensa, ora adorando, ora immaginando, ora operando, ora pensando. Che cosa è il pensiero per un gran sognatore? Il pensiero è melodia; a un tempo stesso gli lampeggia innanzi alla mente e gli freme sotto le dita. Che cosa è il pensiero per un gran poeta? Il pensiero è l'immagine; egli non deve, non può saper pensare se non con l'immaginazione. Il filosofo, se vede un pomo cadere, corre immediatamente con l'animo alla legge che governa quel fatto, ed il pomo si trasforma in un principio generale. Il poeta è agli antipodi; se apre un libro di filosofia, ecco raggi di sole e vaghe fanciulle che gli guastano il sillogismo, e la maggiore, e la maggiore si trasforma in un pomo che cade. La poesia non è né veste, né velo, né condimento, né spezie, né aromi; il poeta non è un cortigiano, nato ad accarezzare il pensiero, a dargli grazia, ad aspargerlo di soave liquore, come dice il Tasso. Anzi il poeta nasce ad uccidere il pensiero; perché questo non gli si può presentare, che subito non muti natura. Sento spesso dire: Il poeta deve esser filosofo; pensierini vogliono essere e non parole. Sono modi di dire veri in un senso, e falsi in un altro, e ne nascono equivoci. Certo, come ci sono filosofie mescolate di poesia, così ci sono poesie mescolate di filosofia. Il sistema è inesorabile, come il fato, e ti spinge innanzi sino all'abisso. Bene, basta così. Ci sono domande? Bene. Per lezione a casa: studio, scrittura di analisi con commento su: Critica del principio dell'estetica Hegeliana di Francesco De Sanctis. Compagne e compagni buonanotte.

-Renzo Mazzetti- (Mercoledì 4 Settembre 2024 h.16,45)

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Nell'immagine: Karl Marx studente nell'anno 1834

GIUDIZIO UNIVERSALE 
              Scherzo

Ahi! Di fronte a quella vita di morti,
di fronte al canto di lode dei santi,
i miei capelli devono rizzarsi,
e nell'anima io tremo.

Infatti quando tutto è ormai troncato
e cessato delle forze il gioco,
e svanito ciò che noi soffrimmo,
e raggiunta è l'ultima meta,

Allora Dio, l'eterno, dovremmo noi lodare,
alleluia in eterno dovremmo noi gridare,
a sufficienza mai abbiamo esaltato,
non conosciamo più piacere e pena.

Ahi! Ho paura di quel gradino
che mi porta alla perfezione,
e della chiamata io ho paura
se al letto di morte essa batte.

Un cielo solo può esserci
e quell'uno è occupato,
devo vivere con vecchie donne
che il dente del tempo ha affilato.

I loro corpi giacciono là sotto,
rovina e muffa v'è sopra di loro,
e le anime ora, variopinte,
in corsa di ragni saltellano arruffate.

Tutte così sottili e magre,
molto eteree e molto fini,
corpi mai non furon così secchi,
pur ben stretti nel corsetto.

Ma io protervo la cerimonia turbo,
io forsennato urlo lode e gloria,
e il Signore sente lo strepito 
e gli va il sangue alla testa.

E fa egli cenno al primo angelo,
fa cenno al lungo Gabriele,
il quale afferra il chiassoso monello,
lo spedisce via di fretta.

Vedete! Tutto ciò ho sognato oggi
dell'ultimo giudizio universale,
non adiratevi perciò, o buona gente,
perché il sognator non pecca niente.

-Karl Marx-

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categoria: fantascienza, filosofia, ironia, poesia, dimenticanze tra le righe. 




ritratto di FRIEDRICH ENGELS diciannovenne.

A MIO NONNO
O caro nonno, che con noi sei sempre benevolo,
che ci hai sempre aiutati quando avevamo difficoltà [nei lavori,  
che mi raccontavi così belle storie, quando eri qui,
di Cercyon e Teseo, di Argo dai cento occhi;
del Minotauro, Arianna e di Egco annegato;
del vello d'oro, degli Argonauti e Giasone,
del forte Ercole, di Danao e Cadmo!
E... non so più che cosa ancora mi raccontavi;
ora ti auguro, nonno, un felice anno nuovo,
una vita ancora lunga, molta gioia e poca afflizione
tutto ciò che di bene può capitare all'uomo,
                                                                                    tutto ciò ti viene augurato dal tuo nipote che ti ama.
                                                                                       Friedrich Engels tredicenne (20 Dicembre 1833).











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