GIULIA RECAMIER
GIULIA RECAMIER
(Meditazione su: alcuni scritti di Massimo Gorki)
[E’ bene si tenga presente che i seguenti scritti sono del Dicembre 1917, cioè prima del periodo della collaborazione di Massimo Gorki con i bolscevichi.]
“LE DONNE E LA RIVOLUZIONE”
Le lettere più interessanti che io ricevo sono lettere di donne. Queste lettere, turbate dalle impressioni del tempestoso presente, sono piene di angoscia, di risentimento e di sdegno, ma esse non sono fredde come quelle degli uomini: in ogni lettera di donna echeggia il grido di un’anima vivente, oppressa dalle indicibili miserie dei tempi in cui viviamo.
Esse danno l’impressione di essere state scritte da una sola donna, dalla Madre della Vita, da colei che ha dato al mondo tutte le razze e tutti i popoli, da colei che ha portato e porterà nel suo seno tutti i geni, da colei che ha guidato l’uomo a convertire il rozzo istinto animale nella dolce estasi di amore.
Queste lettere sono il grido dell’essere che nella vita ha portato la poesia, che ha ispirato l’arte, e che continuamente è assillato dall’aspirazione inestinguibile alla bellezza, alla vita e alla gioia.
Le lettere di cui io parlo sono piene del lamento delle madri per la corruzione dell’umanità, che sta diventando crudele, selvaggia, volgare e disonesta, mentre la morale ridiventa rozza. Queste lettere sono piene di imprecazioni contro i bolscevichi, i contadini e gli operai, e invocano su di essi tutti gli orrori, tutte le punizioni, tutte le torture.
“Impiccateli tutti, fucilateli tutti, distruggeteli tutti!” chiedono le donne che furono madri e nutrici di tutti gli eroi e di tutti i santi, di tutti i geni e di tutti i criminali, di tutti i furfanti e di tutti gli uomini onesti: madri di Cristo e di Giuda, del gentile e affettuoso Francesco d’Assisi, e del triste nemico di ogni gioia, Savonarola, madri di Filippo II che nella sua vita rise una volta sola, quando ebbe la notizia del massacro della notte di S. Bartolomeo, il più grande delitto di Caterina dei Medici, la quale era pure donna e una madre.
Per odio contro la morte, la distruzione e le atrocità, la madre, l’oggetto della più grande riverenza da parte dell’uomo, colei che lo guida a cose alte e belle, essa, la sorgente della Vita e della Poesia, grida: “Uccidete! Impiccate! Fucilate!”.
Noi ci troviamo di fronte a una paurosa e oscura contraddizione, che può ben distruggere l’aureola di cui la Storia ha circondato la donna. Come possono le donne non intendere appieno la loro grande funzione di civiltà, non sentire la loro potenza di creazione, e abbandonarsi ciecamente alla disperazione suscitata nelle loro anime materne dal caos dei giorni rivoluzionari?
Non voglio addentrarmi nella questione: farò solo le osservazioni che seguono.
Voi donne sapete che la nascita è sempre accompagnata da doglie laboriose, che il nuovo essere nasce nel sangue; così vuole la sottile ironia della cieca natura. Nel momento della liberazione voi gridate come esseri animali, ma quando stringete al petto il piccolo neonato voi sorridete col beato sorriso della Madonna.
Io non vi voglio rimproverare le grida animali, so ch’esse sono prodotte da un insopportabile tormento, e anch’io, quantunque non sia una donna, quasi vengo meno alla vista di questi tormenti.
Ma io spero con tutta l’anima che presto, sorridendo il sorriso della Madonna, voi stringerete ai vostri cuori il neonato figlio della Russia.
Si deve ricordare che la rivoluzione non solo porta con sé crudeltà e delitti, ma provoca pure numerosi atti di eroica bravura, di generosità, di altruismo, di disinteresse. Perché voi non vedete anche questi? Forse perché l’odio e l’ostilità vi accecano?
I quarant’anni di guerra civile del secolo decimottavo produssero nella Francia una brutalità disgustosa, una crudeltà arrogante, ma pensate qual benefica influenza esercitò una Giulia Recamier! E numerosi sono nella storia gli esempi di influenze esercitate da donne sullo sviluppo delle idee e dei sentimenti umani. E’ giusto che voi madri siate eccessive nel vostro amore per l’umanità, ma siate pure misurate nell’odio!
I bolscevichi? Sì, io credo proprio che essi sono esseri umani come noi, nati di madri, e non vi è in essi nulla di più animalesco che in noi. I migliori di essi sono personalità notevoli, di cui andrà fiera la futura storia della Russia, e i nostri figli e nipoti ammireranno la loro energia. I loro atti possono essere violentemente criticati, e anche ironicamente scherniti, e scherni e critiche sono toccati ai bolscevichi in misura anche maggiore di quanto essi abbiano meritato. I loro avversari li circondano da una opprimente atmosfera di odio, e, ciò che è forse più pericoloso, essi sono circondati dall’amicizia servile e ipocrita di coloro che si aggirano come cani intorno ai potenti, per servirsene come di lupi, - ma costoro, noi abbiamo speranza, al pari di cani saran fatti morire.
Difendo io i bolscevichi? No, io sto lavorando contro di essi – ma io difendo gli uomini di cui conosco le sincere convinzioni, di cui conosco l’onestà personale, così come conosco la sincerità della loro devozione al bene del popolo. Io so ch’essi stanno facendo sul vivo corpo della Russia il più crudele esperimento scientifico. Io so come si odia, ma io preferisco essere giusto. Oh sì! Essi hanno compiuto molti errori assai gravi e seri – anche Dio sbagliò quando ci fece più stupidi del necessario – e la Natura si è pur sbagliata in tante cose – ma li giudicheremo noi dal punto di vista dei nostri desideri, che possono essere opposti ai loro desideri, alle loro imperfezioni? Senza sapere quali saranno i risultati politici della loro attività, io sostengo che da un punto di vista psicologico i bolscevichi hanno già reso alla Russia un grande servizio, suscitando nelle masse un interesse per gli eventi attuali, perché senza questo interesse il nostro paese sarebbe stato distrutto.
Ormai esso non sarà più distrutto, perché il popolo dalla sua apatia è sorto a nuova vita, e nuove forze sono maturate in esso; queste nuove forze non temono né la pazzia degli innovatori politici né l’avidità dei predoni stranieri, che sono così certi della loro invincibilità. La Russia si dibatte in modo convulso tra le doglie terribili e penose della liberazione, - non desiderate anche voi che il più presto possibile possa venire alla luce una Russia nuova, bella, buona e umana?
Lasciate che io vi dica, o madri, che la rabbia e l’odio sono cattive levatrici.
“CHI HA PROFANATO IL MONDO?”
Tre anni di crudele insensato macello, tre anni durante i quali è stato versato il miglior sangue della terra, sono state distrutte le menti migliori delle razze colte d’Europa.
La Francia, “la guida dell’umanità” è dissanguata fino alla morte; l’Italia “il più bel dono che gli dei hanno fatto a questa terra oscura” è sull’orlo della distruzione; l’Inghilterra che “con tranquillo orgoglio rivelava al mondo i miracoli del lavoro” si irrigidisce in un ultimo sforzo disperato, “il popolo industrioso della Germania” è soffocato dagli artigli d’acciaio della guerra.
Il Belgio, la Rumenia, la Serbia e la Polonia sono in rovina; la Russia debole e sognatrice, il paese che non ha mai vissuto, che non ha mai avuto occasione di mostrare al mondo la sua forza segreta, è economicamente e spiritualmente spezzata.
Per diciannove secoli l’Europa ha predicato umanità, nelle chiese che sta ora distruggendo con le sue bombe, in libri che oggi i suoi soldati usano come materiale incendiario. E nel ventesimo secolo l’umanesimo è dimenticato e schernito. Quel che la disinteressata opera della scienza aveva creato, è stato saccheggiato da svergognati predoni e utilizzato per la distruzione dell’umanità.
Che sono tutte le guerre di trenta e di cento anni, del passato, di fronte a questi tre fantastici anni di macello? Dove possiamo noi trovare una giustificazione per questo delitto senza esempi contro la civiltà del nostro pianeta?
In nessun modo si può giustificare questa orrenda auto-distruzione. Per quanto gli ipocriti parlino dei “grandi” fini della guerra, le loro menzogne non possono velare la verità vergognosa: che questa guerra è figlia dell’avarizia, la sola dea riconosciuta e adorata da questi assassini che trafficano con la vita dell’umanità.
In ogni nazione questi furfanti stanno diffamando coloro che credono nella vittoria finale di un ideale di universal fratellanza e li chiamano pazzi, uomini pericolosi e privi di cuore, sognatori che non sanno l’amore di patria.
Essi dimenticano che Cristo, Giovanni di Damasco, Francesco d’Assisi, Leone Tolstoi, e tutti gli altri semidei e superuomini che formano il pregio e l’onore dell’umanità furono sognatori a questo modo. Ma coloro che sono pronti a distruggere milioni di vite per pochi chilometri di suolo straniero, costoro non hanno né dio né diavolo. Per essi le vite dei loro compagni hanno minor valore di un sasso, e il loro amor di patria non è nulla più di un abito mentale acquisito. Essi vogliono continuare a vivere come ne han fatto l’abitudine, a costo di causare lo sfacelo del mondo intiero.
Da tre anni essi stanno vivendo immersi fino al collo nel sangue di milioni d’uomini, che si sparge perché essi lo vogliono.
Ma quando infine l’energia delle messe sarà distrutta, quando alfine risorgerà in esse la volontà di vivere una più pura, una più umana vita, e questa volontà porrà fine a questo delirio sanguinoso, allora i colpevoli della distruzione grideranno:
“La colpa non è nostra! La devastazione del mondo, la rovina e il saccheggio dell’Europa non sono state causate da noi!”.
Ma quando arriverà quel giorno, noi speriamo che la ”voce del popolo” sarà “voce di Dio” e suonerà più forte delle menzogne più sfacciate.
Fate che uniscano le loro forze tutti quelli che credono nel trionfo sulle vergogne e sulla pazzia.
Perché dopo tutto la ragione dovrà sempre essere vittoriosa.
“UOMINI NUOVI”
Che ci porterà l’anno nuovo? Tutto ciò che noi sapremo chiedergli.
Per diventare uomini e donne capaci noi dobbiamo credere che questi giorni di furore, macchiati di sangue e di fango, sono i grandi giorni in cui nasce una nuova Russia.
Proprio in questi giorni, in cui gli uomini pieni della predica dell’eguaglianza e della fratellanza derubano sulla via pubblica il prossimo traendogli fino la camicia; in cui la lotta contro l’idolo della proprietà non impedisce di martirizzare e di uccidere con bestiale brutalità i più piccoli contravventori della legge della inviolabilità della proprietà; in cui i “liberi cittadini” fanno ogni sorte di dubbi commerci e si sfruttano vicendevolmente nel modo più brutale e vergognoso, in questi giorni delle più enormi contraddizioni nasce la nuova Russia.
E’ una creazione piena di dolore, che si opera tra lo strepitoso rovinare di vecchie forme di vita, sotto le rovine disfatte delle cupe caverne in cui per trecento anni il popolo ha lottato per un po’ di aria, in cui esso si è nutrito di odio e di infelicità; in mezzo all’erompere di tutta la degradazione e la viltà accumulate su di noi dal pesante giogo dell’autocrazia, in mezzo all’eruzione di un vero vulcano di bruttura, sta spegnendosi il vecchio popolo russo, l’ozioso sognatore soddisfatto di sé. E gli subentra l’operaio pieno di salute e di baldanza, artefice d’una nuova vita.
Il nuovo russo non è attraente, è meno attraente di quanto mai non sia stato. Sempre temendo che la sua vittoria possa non essere stabile e definitiva, ancora incapace di goder pienamente i frutti della sua liberazione, egli si ricopre d’una armatura di odi meschini per acquistare sempre maggiore la certezza dell’incredibile verità: ch’egli è realmente libero. Per acquistare questa certezza qual caro prezzo viene egli pagando, qual caro prezzo vengono pagando gli oggetti dei suoi esperimenti!
Ma la vita, questa maestra severa e spietata, presto lo legherà ancora una volta con la catena della necessità, e lo costringerà a lavorare, e nel lavoro comune egli dimenticherà tutti gli istinti piccini, servili, vergognosi che ancora lo signoreggiano.
Uomini e donne nuovi saranno creati da condizioni nuove: le nuove condizioni creano nuovi uomini e nuove donne.
Dalle pene di questi giorni sorgeranno questi uomini nuovi, ignari delle miserie della schiavitù, non più sfigurati dall’oppressione, e la libertà stessa di cui godranno li renderà incapaci di opprimere i loro compagni.
Andiamo incontro all’anno nuovo con la fiducia che gli uomini impareranno ad amare il lavoro e a comprendere il suo significato. Il lavoro fatto con amore non è servitù, ma creazione.
Quando alfine l’uomo avrà imparato ad amare il lavoro ch’egli farà per sé, allora il mondo e tutte le sue glorie saranno suoi.
-Renzo Mazzetti- (Venerdì 8 Marzo 2024 h.16,26)
INCONTRO
E
sentivoche
tu sentiviquel
richiamodella
nostra foresta:…se
il vento fischiavaora
fischia più forte …Un
bacioad
ogni strofasulle
labbra entusiasmaquello
e questo entusiasmo.Contessa
del mondonostra
unica Patria.Momenti
magiciperenni
rivivonovivono!
-Renzo Mazzetti- (2001)
categoria: fantascienza, filosofia, ironia, poesia, dimenticanze tra le righe.
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