VIRUS AGNELLI

 VIRUS AGNELLI

Come il giro delle stagioni, immutabile e fatale, così ci appare la vicenda della Fiat. C'è sempre un tempo dell'anno in cui s'alzano alte grida di allarme sulla sorte di questa azienda: gli affari vanno male, le previsioni sono nere, bisogna ridurre, ridimensionare, restringersi. “Ahimè, che sarà di noi?”, piange l'avvocato Basetta, soprannominato Agnelli. E aggiunge, con voce tenebrosa, che occorrerà ridurre la maestranza, con licenziamenti o cassa integrazione. Tale è il destino. Poi passano i mesi, finisce l'anno, si compilano i bilanci e Basetta scrive una lettera agli azionisti nella quale annuncia che le cose sono andate bene e, secondo ogni ragionevole previsione, andranno ancor meglio l'anno prossimo. Intanto, dai conti fatti, si può già concludere che anche quest'anno la Fiat chiuderà in attivo e che gli azionisti incaseranno un dividendo almeno non inferiore a quello dell'anno trascorso, quando ogni azione rese 125 lire. L'altro ieri l'avvocato Basetta ha illustrato la rituale lettera e noi abbiamo visto sulla Repubblica un quadro che illustra chiaramente la situazione. Vi sono indicati tre capitoli: fatturato, che risulta cresciuto, rispetto all'80, del 21%, mentre gli investimenti sono passati ad un totale di 1.242 miliardi. Nell'80 furono di miliardi 960. Mica male, eh? Una cifra soltanto appare deficitaria: i dipendenti, vale a dire gli operai, erano 342.654 e ora sono 315.362, cioè 27.292 in meno, e non ci risulta che l'avvocato Basetta abbia sentito il dovere di segnalare questa diminuzione almeno scrivendo, a guisa di inciso, “con rammarico”, o “purtroppo” o qualche analoga espressione di rincrescimento. La Fiat guadagna anche quest'anno, e 27.292 operai sono a spasso. Intanto gli azionisti passano alla cassa a riscuotere. Chi sono poi questi azionisti? Com'è noto sono tutti, o quasi, membri della famiglia Agnelli ed è lecito calcolare che almeno la metà di essi non facciano assolutamente nulla. Sono già ricchissimi e diventano sempre più danarosi cacciando via decine di migliaia di lavoratori al principio di ogni anno e intascando a Natale centinaia di milioni, e forse a Basetta toccano addirittura dei miliardi. Qualcuno vorrebbe che noi comprendessimo anche le ragioni dei padroni. Non le comprenderemo mai, ci rifiutiamo di capirle, non vogliamo neppure ascoltarle. Vogliamo che lor signori ricordino che siamo dei rivoluzionari e che li vogliamo costringere, sia pure con metodo democratico, a non sfruttare più. (Meditazione su: “E ancora la Fiat ci guadagna” di Fortebraccio, l'unità 22/1/1982).

PADRE NOSTRO

(Ascoltando il grande Draghi)
Il padrone aveva una grande fabbrica
Produceva grandi motori imperiali
Dominavano la terra e il grande cielo.
A due passi dalla grande fabbrica
Il padrone aveva un grande villaggio
Con tanti alloggi belli protetti sicuri
I dipendenti riposavano tra framiliari.
Il padrone aveva tanti vigilanti
Pattugliavano in lungo e in largo
Officine abitazioni entrate uscite.
Quando il dipendente s'ammalava
Il padrone premuroso verificava
Mandava la sua guardia in camera.
Il padrone era il padre e la madre
Il dipendente non era il figlio amato  
Ma un numero di matricola schedato.
-Renzo Mazzetti- (18 Febbraio 2021)

categoria: fantascienza, filosofia, ironia, poesia. dimenticanze tra le righe.

Vedi:

PARLARE POCO -28 Febbraio 2021-

 

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