VIRUS PARADOSSO
sabato, 5 dicembre 2020
VIRUS PARADOSSO
TEMPI COMODI
(Ricordo da un racconto di Tommy detto Tom)
“Nel democratico paradosso il lato qua e quo
e quello dirimpetto recitavano il grande pragmatico parziale.
La dittatura monetaria lasciava fare:
le ideologie avverse erano state sconfitte
e rigettate da tutte le pubblicità,
i sondaggi le attribuivano uno zero virgola poco,
senza domandare, a capocchia, a prescindere.
Tutti tiravano dalla stessa parte.
Per il potere e per l’informazione i lavoratori e la classe operaia
(venuto a mancare il loro partito politico)
più non esistevano.
Veniva esaltata la “classe media” in ogni dove
e senza alcuna analisi della sua molteplice composizione
che andava dal ricco al benestante, dall’artigiano al negoziante,
dall’impiegato al capo con modesti guadagni.
Alleato della dittatura monetaria fu il primo periodo dell’era digitale
con le macchine e i modelli artificiali, con le intelligenze
e le memorie elettroniche dalle decisioni dai ritmi velocissimi;
in un pezzettino del tempo di un secondo
svolgevano calcoli tanto complessi quanto precisi, esatti;
tutto però era mirato contro il bersaglio rappresentato dal pensiero umano;
si prevedeva, con particolari meccanismi,
anche chi avrebbe vinto le democratiche elezioni.
Ebbene, una volta fu fatta una scoperta eccezionale quanto bizzarra, unica:
per le votazioni politiche i “sondaggi” davano vincenti “quelli di quo”;
durante lo scrutinio delle schede “l’ultimo rilevamento”
dalle interviste alle uscite dai seggi
si dava per certa la vittoria di “quelli di quo”.
In base a ciò fu insediato il nuovo parlamento, e,
data la grande maggioranza di “eletti” di “quelli di quo”,
votò il nuovo governo “monocolore”
formato, dal primo ministro fino all’ultimo sottosegretario,
da “eletti” tutti nelle liste di “quelli di quo”.
Ma, ecco la truffa della velocità digitale quando,
dopo un poco di tempo in più,
i risultati veri sancirono la netta vittoria di “quelli di qua”.
Chi va piano resta sano e va lontano.
Allora? Niente da fare: il nuovo parlamento nel contempo
si era già insediato e varato il nuovo governo,
e i nuovi “onorevoli” si rifiutarono di dimettersi
e il presidente della nazione, seguace del pragmatismo,
non cacciò gli usurpatori “eletti” dai sondaggi,
e i legittimi votati dai veri elettori restarono fuori e gabbati.
Così la falsa democrazia occidentale
si tramutava in dittatura universale
dall’innovativo nome pragmatico “quodemo”.
Pragmatici erano anche i comportamenti sulle questioni internazionali
in cui le ribellioni della popolazione contro il governo erano:
“per la democrazia”, se il governo non era nella grazie dei poteri nostri;
erano fuorilegge che mettevano a ferro e fuoco la città,
se il governo era economicamente e militarmente nostro alleato.
Due esempi tra i tanti: la popolazione manifesta contro la Cina?
anche se distrugge una città è una popolazione “pro democrazia”
che si ribella per i diritti umani; al contrario:
se la popolazione manifesta contro la Turchia e l’America
sono banditi da distruggere senza tener conto dei diritti umani
perché quella popolazione manifesta contro le nazioni che sono nostre alleate militari”.
-Renzo Mazzetti- (27 Novembre 2019)
VIRUS PARADOSSO
L’atavica ideologia ritorna sempre nella contemporaneità. Eppur era stata da tutti rigettata. Tutti professavano (a parole e con ipocrisia) il buonsenso e il pragmatismo. Buonsenso e pregmatismo dei quali, anche l’ideologia nelle proprie analisi socio-economico-politiche, fra le altre questioni, problematiche e pricìpi, aveva tenuto ben presenti, forse anche troppo. Fece scalpore il titolo “Anche i ricchi piangano”, ma quel giornale suicida contribuì alla disperazione del comunismo italiano. Bicefalo: “Dalle contraddizioni il frutto di nuove verità”. La verità è che tutti dovrebbero essere uguali nel benessere e non nella povertà. “Il libero sviluppo di ciascuno è condizione per lo sviluppo di tutti” scriveva Marx e, perciò, superare il capitalismo al culmine del suo sviluppo con il concorso di tutti, capitalisti, liberali, socialisti e ricchi compresi. Ti vuoi liberare dall’oppressione, perché opprimi gli altri? E’ più intelligente diventare tutti uguali nel benessere, così indica l’ideologia del buon senso pragmatico marxiano. La divisione in classi della società va superata, ma la lotta di classe non è la liberazione dall’oppressione del padrone per diventare i nuovi oppressori nella società senza classi. Perché l’uguaglianza è da sempre stata contrabbandata ai livelli più bassi? (Ricordo da un racconto di Maya).
MERCATO
Uno dei mali che affliggono l’umanità è il sistema del mercato.
Il cittadino, il popolo sovrano, non è più tale:
è stato declassato a semplice consumatore.
In questo declassamento vi è amplificata la disuguaglianza:
c’è chi consuma poco,
chi non riesce a soddisfare bisogni essenziali
in fatto di alimentazione, vestiario, abitazione;
c’è chi si abbandona a ogni specie di consumi voluttuari,
di sprechi e dissipa senza freni e senza pudore.
Ci sono ancora i poveri, persone malnutrite, prive di cure,
condannate a vivere in case malsane;
ci sono in più i nuovi disperati
che erano benestanti con il loro lavoro
e sono anch’essi ridotti alla povertà.
Tutto ciò è dovuto agli spaventosi accumuli di ricchezze,
agli egoismi, alle ingiustizie fatte da “pochi“ potenti
mentre la stragrande maggioranza della popolazione
(ridotta a poveri consumatori) soffre la disoccupazione
e la sottoccupazione, bassi salari, stipendi e pensioni.
Vi è paradosso e assurdità, ipocrisia è derisione
nell’appello dei governanti rivolto all’ottimismo
e a spendere per far “girare” l’economia.
Il bisogno essenziale per la sopravvivenza
viene a stento espletato da milioni di persone,
per non parlare della alimentazione
del cervello e dello spirito con il diritto all’istruzione,
alla vita culturale e artistica, all’acquisto di libri,
musica, film, difesa della salute e salvaguardia ambientale.
Il problema è quello di una modificazione profonda
negli orientamenti della produzione,
programmare democraticamente
per produrre cosa, quanto e per cosa.
La direzione della vita economica e sociale
non può continuare ad essere soggetta
alla legge del mercato e del profitto di pochi.
La vita umana è unica e breve,
(nini, ci siamo a veglia, mi diceva la mia nonna)
deve essere almeno completa, multidisciplinare,
ricca e piena, una vita nella quale ogni essere vivente
esprima tutti i suoi valori reali con senso, valore e felicità.
-Renzo Mazzetti- (30 Ottobre 2009)
categoria: fantascienza, filosofia, ironia, poesia. Dimenticanze tra le righe.
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