VIRUS AZZECCAGARBUGLI
mercoledì, 9 settembre 2020
VIRUS AZZECCAGARBUGLI
NORDICO SCESO DETTO CIVETTONE
Nordico Sceso Detto Civettone politico delle paure
Ai primi del duemila per pochi mesi è governante
Superstizioso spaventato tutti spaventa i porti chiude
Rifugiati disperati poveri deboli clandestini espelle
Crocefissi rosari madonne twitter le sue armi segrete
Crociato unto della reazionaria formazione campione
Padania liberata dall’Euro autonoma dall’Italia terrona
Nei palazzi del potere pretende comando unico supremo
Tutto mio-tutto mio il suo grido di battaglia elettorale
Sulla gruccia a far da richiamo dell’inesperto voto
Tutto mio-tutto mio sbraita Civettone rapace notturno
Uccello di malaugurio per il lugubre canto utilis-
simo all’agricoltura delle caverne sciacallo.
-Renzo Mazzetti- (12 Agosto 2019 h.14 circa).
VIRUS AZZECCAGARBUGLI
Una cosa era certa: ai tempi del mortale virus mondiale 2020, non era molto diffuso il senso dell’orgoglio di classe operaio, dello spirito di sacrificio, della consapevolezza del ruolo di servizio, dell’interesse generale, dell’amor di Patria. In quasi tutti i settori del privato e del pubblico c’erano grandi lavoratori del braccio e della mente, però qualche mela marcia rischiava di infettare tutto il paniere ed offuscare il faro acceso dall’eroismo profuso dai lavoratori della sanità e dei servizi. Politici vari diversamente collocati e in particolare gli oppositori, nella quasi totalità recitavano la parte dell’avvocato da strapazzo vile ed intrigante. Il ministro della scuola lavorava come un vecchio manovale intelligente, la sua fine figura assomigliava alla ferrovia che sulla schiena teneva, sopportava, supportava, indirizzava e implementava la ripresa dell’istruzione. La scuola sembrava una locomotiva che fuggiva dagli assalti degli avventurieri e sbuffava sulla salita della sterminata prateria per portare i vagoni pieni di scolari alla stazione della salvezza e della conoscenza. (Ricordo da un racconto di Therios).
OTTORINO
GRANDE OTTORINO
Ottorino il pane se lo suda fin da bambino.
Il suo corpo secco e curvo,
allenato dal duro lavoro
è diventato d’acciaio.
Non esiste manovale
che lo eguagli nel trasporto della calcina e dei mattoni.
Mentre lavora canta:
”Quando muore un prete gli suonano le campane,
quando muore un papa gli cantano il miserere,
quando muoio io non voglio le campane,
non voglio il miserere,
ma la bandiera rossa della rivoluzione”.
Ottorino una sera rimane seduto davanti al piatto della minestra
con i gomiti puntati nella tavola della cucina
e la testa appoggiata sulle mani chiuse.
Aveva da tempo predisposto e lasciato detto:
la bara foderata di raso rosso,
il vestito di colore rosso,
la camicia di colore rosso,
la cravatta di colore rosso,
le scarpe di colore rosso,
la bandiera di colore rosso,
la tessera del Partito tra le mani nei guanti di colore rosso,
la banda,
in uniforme di colore rosso,
suona ininterrottamente ”BANDIERA ROSSA”.
Il tramonto di colore rosso,
rosso vivo,
illumina tutto il cimitero.
-Renzo Mazzetti Bicefalo- (Venerdì 17 Agosto 2012).
categoria: fantascienza, filosofia, ironia, poesia. dimenticanze tra le righe.

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