IL CANTO DI PALLINO (CENTRO POLITICO)
mercoledì, 18 settembre 2019
IL CANTO DI PALLINO (CENTRO POLITICO)
Guarda attentamente il mappamondo: Il centro politico
dell’Italia esiste, cantava Pallino mentre martellava con forza e ritmo la
suola di cuoio che sarebbe diventata la solida e sana base per la morbida
tomaia della nuova scarpa fatta su misura. Prima si facevano le scarpe su
misura (arte di un lavoro utile), poi facevano le scarpe (metafora di
distruzione inutile e dannosa) e le leggi elettorali a ripetizione su misura.
Il centro politico italiano esiste e, purtroppo, è stato represso nel freezer.
A sprazzi alcuni cubetti di ghiaccio (con dure lotte e sacrifici) sono stati
sciolti, ma non hanno sostituito completamente la mentalità velenosa seminata
dalla dittatura monarchico-fascista. Esempio degli esempi: le regioni dovevano
sostituire anche le prefetture e via dicendo. Per comprovare ciò e via dicendo,
basta prendere una realizzazione conforme alla Costituzione e il mantenimento
della vecchia e superata ma ancora vigente norma omologa, equivalente a quella
del passato periodo monarchico-fascista. Il centro politico esiste: non è un
partito, è la libera e democratica Costituzione della Repubblica Italiana.
L’Italia guarisce e l’italiano gioisce, entrambi si sviluppano nella conforme
attuazione della Costituzione, e, nel contempo, nella cancellazione di norme
vecchie e superate. Il centro politico è la Costituzione. E’ giunta l’ora di
liberare la società italiana dai brillo d’onnipotenza, dai disorientati, dai
narciso, dal protagonismo, dal culto della personalità, dall’egocentrismo,
dall’egoismo, dalla cattiveria e dall’odio. Vitale è la campagna di verità e di
pacificazione nazionale, implementare la partecipazione democratica di massa,
seguire la cometa per il cristiano e il faro per gli altri credi e i laici.
Costituzione, cometa e faro: chiara luce sulla via della fratellanza nell’unità
nazionale. (Ricordo da un racconto di Rita).
(Ricordo da un racconto di Therios)
A Roma, se ci saranno le Olimpiadi,
la carrozzella viaggerà, tranquillamente?
E in tutte le altre città, paesi e varie località?
Quanti livelli, quante classi ha la realtà?
Ascoltare ciò che dice un grande della pubblica ribalta
è una bassezza dai sapori di catena
che lo spirito personale diventa un ribelle.
E tu, grande bi-capo, mi appari l'antico bi e ro:
grido col quale i contadini romagnoli
incitavano i due bovi, ro quel di dritta, più rosso,
bi quel di mancina, bianco.
Difatto sei dritto e mancino,
allo stesso tempo centro nel culto della tua personalità
che ai predecessori bi-capi, nel confronto all'americana,
cadrebbero i grandi attributi.
Ma, quel che vendi è il passato, il presente o il futuro?
Forse il nulla, immaginario?
Il sogno può essere il prodotto della meditazione,
ma il batter di dita sulla tastiera è la tua frutta,
chiudi o disconnetti, tua scoria che si elimina con l'arresta il sistema,
e i progetti, le azioni per i comuni viventi?
Quanta energia immortale sprigiona il lume pensante naturale di una piccola candela?
Certamente nell'artificiale non può navigare a lungo un rottame.
Nell'era della dittatura finanziaria e della metafora della democrazia
nessuno più partecipò alle “Primarie di Partito”:
ringraziando il bi-capo il novantadue per cento andò alle elezioni vere.
E tutti vissero felici e contenti
senza esperienza e senza privilegiata gratuita ricchezza.
-Renzo Mazzetti- (Giovedì 9 Giugno 2016 h.10,01)
categoria: fantascienza, filosofia, ironia, poesia, dimenticanze tra le righe.
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