PARTECIPAZIONI STATALI
giovedì, 13 dicembre 2018
PARTECIPAZIONI STATALI
Si enfatizza molto da parte della DC e del governo il fatto
che in questi ultimi anni la situazione finanziaria delle Partecipazioni
statali è migliorata. Se si esclude la siderurgia, la cantieristica e qualche
altro settore, in effetti qualche passo avanti sulla via del risanamento
finanziario è stato fatto e per quanto precari questi risultati possono essere,
non vi è motivo da parte nostra per non apprezzarli. Il fatto è però che la
crisi delle Partecipazioni statali non è soltanto (e neppure prevalentemente)
finanziaria. E’ invece una crisi di indirizzi e di strategie che nasce dalla
incapacità dei governi (sia a direzione democristiana che a direzione
socialista) di indicare con chiarezza gli obiettivi cui le Partecipazioni
statali debbano tendere. Da questa crisi le Partecipazioni statali non sono
affatto uscite, anzi. Nell’immediato dopoguerra alle Partecipazioni statali fu
assegnata una missione strategica assai precisa: contribuire a uno sviluppo del
paese organizzando i fattori chiave di tale sviluppo, l’energia e l’acciaio, e
a tale compito le Partecipazioni statali assolsero grazie anche a uomini come
Mattei e Sinigaglia. Ma oggi quale deve essere la missione strategica delle
Partecipazioni statali? In quale modo debbono contribuire a uno sviluppo del
paese? Come debbono concorrere alla soluzione dei più acuti problemi nazionali,
a cominciare dalla disoccupazione e dal Mezzogiorno? A queste domande la DC e i
governi di pentapartito non hanno dato una risposta precisa, forte, ma solo
indicazioni vaghe, generiche che hanno fatto sì che nei fatti andasse avanti
una linea di sostanziale smobilizzo della attività manifatturiera delle
Partecipazioni statali. Il risanamento finanziario di cui si mena tanto vanto è
avvenuto in larga misura proprio riducendo le basi produttive del sistema delle
imprese pubbliche. Contro questa tendenza si sono battute le organizzazioni
sindacali e si è battuto il PCI. Nel nostro recente convegno ci siamo sforzati
di riempire questo vuoto di indicazioni strategiche avanzando delle proposte
precise. Alle Partecipazioni statali, che vanno sempre di più considerate come
un vero e proprio sistema di imprese, spetta fare da traino nel processo di
internazionalizzazione della nostra economia, concorrere a definire gli
indirizzi strategici dell’innovazione, garantendo la presenza dell’Italia nei
settori di punta, contribuire a dotare il paese dei grandi reti di servizi.
Agire in questa direzione vuol dire fare investimenti, creare nuove imprese,
ridefinire i rapporti con l’impresa privata. Vuol dire insomma introdurre nella
vita economica e produttiva un dinamismo nuovo che allarghi le basi del nostro
apparato produttivo, creando così nuovo lavoro e riducendo la distanza tra Nord
e Sud.
INDOVINA L’INDOVINELLO: CHI E’ L’AUTORE ? (l’anno è il 1987).
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