LA QUESTIONE MERIDIONALE E IL DEBITO PUBBLICO
martedì, 18 dicembre 2018
LA QUESTIONE MERIDIONALE E IL DEBITO PUBBLICO
Il Sud non fu sempre la parte più povera e diseredata
d’Italia. Nell’epoca preromana, la “Magna Grecia” ospitava una fiorente
civiltà. Né i suoi abitanti furono privi d’iniziativa e di slancio quando,
molti secoli più tardi, e prima ancora che nell’Italia settentrionale e
centrale nascesse la borghesia, essi solcavano i mari, commerciando; e
fiorirono tra le prime repubbliche marinare quelle meridionali come Amalfi.
Sventura del Mezzogiorno fu la sua situazione geografica del Mediterraneo, che
attrasse sulle sue coste gli invasori di ogni tempo. Particolarmente sventurata
fu la Sicilia, che fin dall’epoca della conquista romana, fu divisa in
latifondi e fu sottoposta alle spoliazioni dei proconsoli. Più tardi, diventò
feudo della Chiesa; che, pur quando la società schiavistica poteva dirsi
terminata in ogni paese, continuò, per molti secoli ancora, a tenere schiavi i
contadini della Sicilia. Furono appunto le pretese della Chiesa sul Mezzogiorno
continentale e insulare (essa se ne riteneva sempre sovrana) a impedire la
formazione e il consolidamento delle monarchie, e ciò dette luogo, per secoli,
all’anarchia dei baroni, all’usurpazione delle terre demaniali e comunali, alla
perpetuazione del medioevo più cieco anche quando il progresso borghese si faceva
strada nel resto d’Italia. La dominazione spagnola, creò in alto
un’aristocrazia a sua immagine e, in basso, livellò il popolo a plebe affamata.
Poi, gli effetti dell’unità tra Nord e Sud d’Italia fu più formale e
burocratica, territoriale e istituzionale, non un’unità effettiva. L’unità
d’Italia non risolse i vecchi problemi del Mezzogiorno; non solo lasciò
sopravvivere, ma esasperò la divisione delle “due Italie”. Sopratutto il
Piemonte sabaudo si presentò con 640 milioni di debito pubblico, contratti (si
diceva) per la guerra d’indipendenza, ma in realtà spesi in gran parte in
strade, porti, ferrovie eccetera, costruiti nel Nord Italia. Questo ingente
debito pubblico venne in buona parte addossato agli ex sudditi del Borbone,
sulle cui spalle inoltre cominciò a gravare un sistema tributario che se era
adatto per le più ricche regioni settentrionali, diventava vessatorio quando
era trasportato automaticamente nelle più povere regioni del Sud e delle Isole.
Non solo, ma l’industria locale, che si era sia pur modestamente sviluppata
all’ombra del protezionismo borbonico, ricevette un duro colpo dalla repentina
introduzione del regime doganale piemontese ispirato al liberismo. La
concorrenza dell’industria settentrionale fu esiziale non solo per quel poco di
industria meridionale esistente ma anche e soprattutto per il numerosissimo
artigianato napoletano. Il Sud e le Isole divengono così terra di
colonizzazione del capitalismo industriale del Nord che ne fa mercato di sbocco
per i suoi prodotti e fonte di approvvigionamento di capitale per il proprio
finanziamento. (Ricordo da un racconto di Therios).
Vedi: UN LIBRO DI STORIA DI VALORE
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