IMPEGNO INTELLETTUALE E MORALE
lunedì, 29 gennaio 2018
Amabilia (Teresina) di Casotti *
IMPEGNO INTELLETTUALE E MORALE
Stasera vi leggo delle parti scelte dal compito a casa svolto dal compagno Ascanio su: La lotta per l’egemonia e l’intellettuale collettivo. “La società è complessa e il dominio ha molte facce e le istituzioni sono intrise di spessore culturale, la conquista della direzione non può realizzarsi se non attraverso una guerra di posizione: cioè una lunga lotta che sveli e smantelli l’organicità di ciò che appare neutrale e separato, e muova l’inerzia e il continuismo del senso comune, le idee che si sono istituzionalizzate in una sorta di patrimonio passivo di valori che metta a nudo la subalternità della cosiddetta libertà culturale alla committenza del sistema economico-politico dominante. Il fascismo dura per questo, perché la sua essenza è altrove. La sua essenza non è nella sua forma immediatamente politica e istituzionale. E’ invece nel blocco storico che lo ha suscitato e lo mantiene in vita. Lo ha voluto nel 1922, quando la Monarchia, la Chiesa, la casta militare, la grande industria, la vecchia classe politica, la cultura dell’interventismo e dell’anticomunismo garantirono imprevedibili successi alla marcia su Roma; lo ha salvato nel 1924 con la fiducia al governo Mussolini dopo il delitto Matteotti; ha assistito con qualche riserva di metodo al suo farsi Stato, ricevendone garanzie di parte e offrendogli anche importanti sostegni culturali. Com’è possibile, si chiede Gramsci, combattere realmente il fascismo senza conoscere e lasciando in piedi questa sua nervatura reale, cioè senza tener conto dell’articolato consenso che questo blocco storico produce nel senso comune e popolare? Gramsci non pensava allora a una guerra, e allo sfacelo che avrebbe comportato, e neppure a una ricostruzione così segnata dalla cultura politica liberale anche in veste cattolica, così sollecitata dal bisogno rinnovatore del nuovo movimento di massa e insieme così rivolta a ostacolarlo e persino a reprimerlo. Ma è certo che solo le sue speranze nell’azione egemonica delle classi popolari potevano compensare la profezia dolorosa di una continuità sostanziale del post-fascismo rispetto alla composizione del blocco storico che aveva usato il fascismo. Gli Stati-governi, in varia misura, hanno governato il mondo illudendolo di giustizia e di libertà, mentre lo corrompevano e lo asservivano al mercato, perché agivano sotto l’ombra protettiva di uno Stato-egemonia, esplicito o latente, cioè di un apparato di istituzioni e di rapporti sociali che riproduceva molecolarmente un modello di libertà e di progresso capace di addormentare o stravolgere i veri bisogni di libertà. Dobbiamo smantellare trincee e casematte che difendono con i valori dello spirito i poteri del mercato capitalistico, e cioè per un nuovo sapere e per lo sviluppo del movimento rivoluzionario. In questo compito critico, consiste l’attualità del marxismo, il recupero della volontà di conoscenza e della critica della società con l’impegno intellettuale e morale che superi la politica subalterna alla cultura dell’avversario”. Compagne e compagni, scambiatevi i testi del compito a casa e studiatevi reciprocamente. Buonanotte a tutti. (Ricordo da un racconto di nonna Teresina).
Vedi: GLI INTELLETTUALI (17 Gennaio 2018)

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