ARIANI MEDITERRANEI
martedì, 16 gennaio 2018
ARIANI MEDITERRANEI
Io ho parlato di razza ariana fin dal 1921, e sempre di
razza. Una o due volte ho detto stirpe, naturalmente alludendo alla razza. E
quindi ho respinto le parole schiatta, genere umano, ecc. e altre parole del
genere troppo evanescenti. Per il Papa forse le anime non hanno colore, ma per
noi i volti hanno un colore (applausi vibranti e prolungati). Ora pur avendo io
parlato sempre di razza, la borghesia si è svegliata all’improvviso e ha detto:
“Razza?”. All’ora io mi sono domandato: “Per avventura non sarei come quel tale
autore più citato che letto?”. Ora il problema razziale è di una importanza
enorme e l’averlo introdotto nella storia d’Italia avrà conseguenze
incalcolabili. I Romani antichi erano razzisti fino all’inverosimile. La grande
lotta della Repubblica Romana fu appunto questa: di sapere se la razza romana
poteva aggregarsi altre razze. Questo principio razzista introdotto per la
prima volta nella storia del popolo italiano storna un altro di quelli che oggi
si chiamano complessi di inferiorità. Anche qui ci eravamo convinti che non
siamo un popolo ma un miscuglio di razze, per cui c’era motivo di dire negli
Stati Uniti: “Ci sono due razze in Italia: quella della Valle del Po e quella
meridionale”. E queste discriminazioni si facevano nei certificati, negli
attestati ecc. (poi: un popolo di bastardi, e in tal senso la democraticissima
America discriminava gli emigranti italiani a seconda dei paralleli). Ora noi
non siamo Camiti, non siamo Semiti, non siamo Mongoli. E allora se noi non
apparteniamo a nessuna di queste razze, siamo evidentemente ariani e siamo
venuti dalle Alpi, cioè dal Nord. Quindi siamo ariani di tipo mediterraneo: una
delle poche razze pure esistenti in Europa. Le invasioni barbariche di dopo
l’Impero erano poca gente. I Longobardi non erano più di ottantamila e furono
assorbiti; dopo cinquant’anni parlavano latino. Gli arabi di Sicilia non lasciarono
tracce. Ora senza risalire alle origini, ai Liguri, e a cinque o seimila anni
prima di Cristo, ci limitiamo a dire che da almeno millecinquecento anni le
nostre genti si sono riprodotte fra di loro, ragione per cui la loro razza è
pura soprattutto nella campagna. Naturalmente quando un popolo prende coscienza
della propria razza la prende nel confronto di tutte le razze, non di una sola.
Noi ne avevamo presa coscienza solamente nei confronti dei Camiti, cioè degli
africani. La mancanza di una solida coscienza razziale, ha avuto conseguenze
molto gravi. E’ stata una delle cause della rivolta degli Amara. Gli Amara non
avevano nessuna volontà di ribellarsi al dominio italiano, nessun interesse a
farlo. Lo prova il fatto che durante l’impresa etiopica, cinquemila adunati
accolsero il camerata Starace, quando egli scese dall’aeroplano, con
manifestazioni di obbedienza e di entusiasmo. Ma quando hanno visto gli
italiani che andavano più stracciati di loro, che vivevano nei tukul, che
rapivano le loro donne, ecc. hanno detto: “Questa non è la razza che porta la
civiltà!”. E siccome gli Amara sono la razza più aristocratica dell’Etiopia, si
sono ribellati. Queste cose probabilmente i cattolici non le sanno, ma noi le
sappiamo. Ecco perché le leggi razziali dell’Impero saranno rigorosamente
osservate e tutti quelli che peccano contro di esse, saranno espulsi, puniti,
imprigionati (applausi lunghissimi). Perché l’Impero si conservi e si sviluppi
nell’ordine bisogna che gli indigeni abbiano nettissimo, predominante e
continuo, il concetto della nostra superiore civiltà. Vengo al problema
ebraico. Bisogna reagire contro il pietismo del povero ebreo: Che colpa ha? Che
cosa ha fatto di male? Sono qui da tre secoli, da cinque secoli, da dieci
secoli… Con questi sistemi non si affronta mai un problema di carattere
generale. Il problema di carattere generale lo si pone in queste linee: che
l’ebreo è il popolo più razzista dell’universo. E’ meraviglioso come si è
conservato puro attraverso i secoli, poiché la religione coincide con la razza
e la razza con la religione. Non si è mai lasciato assimilare. Perché, come si
legge nel suo giornale italiano, “Israel”, è una razza di profeti e una razza
di sacerdoti (si ride), un popolo di sacerdoti… (si ride). Ora fra noi e loro
ci sono delle differenze incolmabili. Se voi prendete il libro di Kadmi Cohen,
troverete che vi è scritto: “E’ impossibile che fra noi semiti e gli ariani ci
sia mai un punto di congiunzione e di comprensione, perché noi siamo gli uomini
della sabbia, voi siete gli uomini della roccia; noi gli uomini della tenda,
voi della città. Voi gli uomini dello Stato, noi non abbiamo nella nostra
lingua una parola che significhi Stato. Siamo rimasti la tribù. Ora non v’è
dubbio che l’ebraismo mondiale è stato contro il fascismo, non v’è dubbio che
durante le sanzioni tutte le manovre antiitaliane furono volute e organizzate
dagli ebrei. Non v’è dubbio che nel 1924 i manifesti antifascisti erano
costellati di nomi ebrei, non v’è dubbio che erano non quarantatremila, ma
settantamila. E a tutti coloro che hanno il cuore dolce, troppo dolce e si
commuovono occorre domandare: signori, quale sarebbe la sorte, quali spazi
sarebbero riservati a settantamila cristiani in una tribù (poi: comunità) di
quarantaquattro milioni di ebrei? (acclamazioni altissime e prolungate).
(Meditazione su: CHE GLI INDIGENI NON DUBITINO DELLA NOSTRA SUPERIORE CIVILTA’
di BENITO MUSSOLINI . (parte dal discorso del 25 Ottobre 1938 al Consiglio
nazionale del Partito Fascista).
Son troppo strette le strade, gli asini neri
che zoccolano in fila dànno scintille,
Dal picco nascosto rispondono vampate di magnesio.
Oh il gocciolio che scende a rilento
dalle casupole buie, il tempo fatto acqua,
il lungo colloquio coi poveri morti, la cenere, il vento,
il vento che tarda, la morte, la morte che vive!
Vedi:
NOI FINISCIAMO (11 Gennaio 2018)
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