RIVOLUZIONARI PROFESSIONALI
martedì, 5 febbraio 2013
RIVOLUZIONARI PROFESSIONALI
Mi sentivo fondamentalmente uno studioso (uno studioso di
letteratura con interessi assai accentuati per il cinema) che, però, dato il
momento storico che attraversavamo, non poteva sottrarsi al bisogno,
intellettuale e morale insieme, di impegnarsi fino in fondo nella lotta contro
il fascismo. Anche nel periodo passato in carcere, e che non sapevo quanto
avrebbe potuto durare, ma che comunque – dopo poche settimane dal mio arresto –
immaginavo sarebbe terminato soltanto con la caduta del fascismo, se mi
accadeva di pensare al mio avvenire personale, non pensavo mai all’attività
politica come alla mia attività prevalente: pensavo piuttosto ad un ritorno
all’attività letteraria e cinematografica, naturalmente svolta da intellettuale
comunista, cioè pienamente ”impegnato”. Invece, uscito dal carcere, non solo il
periodo di ”emergenza” non era passato, ma in un certo senso cominciava appena
allora. Limitare la propria partecipazione alla lotta politica, era – ed
appariva – in tutti i sensi totalmente impossibile, che l’idea non mi sfiorò
neppure per un istante. Del resto, e giustamente, i dirigenti del partito
comunista, con i quali venni allora a contatto e che erano tutti dei
rivoluzionari professionali con anni di carcere, di confino, di esilio sulle
spalle (Giorgio Amendola e Giovanni Roveda prima, poi Luigi Longo, Celeste
Negarville, Mauro Scoccimarro, Agostino Novella, per citarne alcuni), sembrava
non dubitassero nemmeno che dal gruppo di giovani intellettuali comunisti
romani la cui formazione, il cui sviluppo, il cui successivo irradiamento essi
avevano per anni seguito di lontano, non dovessero uscire un certo numero di
quadri del partito, del partito nuovo che allora si cominciava a costruire in
Italia; e mi apparve ben presto chiaro che io ero del numero di quelli sui
quali il partito contava per un lavoro permanente. Ciò non significava ch’io
avessi fatto già allora la mia scelta definitiva, anche perché – in quei mesi
dell’occupazione tedesca di Roma – non si era davvero portati ad interrogare
troppo il proprio avvenire individuale, a porsi il problema di scelte future,
quando il destino e la polizia tedesca sceglievano ogni giorno fra noi, e per
noi, chi doveva concludere la sua vita in una testimonianza di martirio.
Tuttavia in quei mesi accadde qualcosa di decisivo per me. E fu la comprensione
della pienezza umana, morale e intellettuale, intrinseca non ”nell’attività
politica” in sé e per sé, ma nella milizia rivoluzionaria, nell’azione di
militante comunista. Il fatto che ”trasformare il mondo e non soltanto
conoscerlo” fosse l’unica via, per essere coerentemente un ”filosofo moderno”,
mi apparve vera anche al livello della moralità individuale. (Meditazione su:
”Profilo autobiografico” di Mario Alicata).
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S A L
V A P
R I V
I L E
G I
Giovane bello educato lindo ignaro
a Cortina sugli sci abile veloce scende.
Giovane bello educato lindo ignaro
nel vento vola sull’onda a gonfie vele.
Giovani ignoranti della vita di sacrifici
dei lavoratori studenti normali cittadini.
Sono i due figli cresciuti nella politica
sacrificio dei padri degni della Repubblica.
Niente di cosa per il prossimo
solo per se stessi l’agio prodotto.
L’agire e i discorsi soltanto giochi
da arricchiti adulti presuntuosi.
L’uno nell’arte rappresentativa noto
politicastro televisivo cinematografico.
L’altro politicante sottile
grande statista all’estero bombardiere.
Sui monti e nei mari appaiono diversi
identici nella cittadella dei privilegi.
Anziani belli educati lindi colpevoli
figli traditori di genitori e d’ideali.
-Renzo Mazzetti-
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