PRESENTE SEMPRE E COMUNQUE
sabato, 16 febbraio 2013
PRESENTE SEMPRE E COMUNQUE
Noi misuriamo il tempo al suo passaggio, in modo che si può dire di un lasso di tempo che è il doppio rispetto ad un altro, o uguale rispetto ad un altro, e che qualsiasi frazione di tempo si può specificare misurandola. Per cui, dicevo, misuriamo il tempo quando passa. Che se mi si domandasse: ”Come lo sai?”, risponderei: ”Lo so, perché lo misuro, mentre non si possono misurare le cose che non esistono; e passato e futuro non esistono”. Come si può misurare il tempo presente che non ha estensione? Lo misuriamo appunto quando passa: quando poi è passato, non si misura più, non essendovi una entità da misurare. Ma quando lo misuriamo, donde viene, per dove passa, donde va? Donde? Ma dal futuro; per dove? Nel presente; dove? Ma nel passato! Ossia: da ciò che non è ancora, attraverso ciò che non ha spazio, in ciò che non esiste più. D’altronde, che cosa misuriamo, se non il tempo in determinati spazi? Quando diciamo tempo semplice, tempo doppio o triplo o uguale, o qualsiasi altra frazione del tempo, che cosa vogliamo indicare se non spazi di tempo? In quale spazio, però noi misuriamo il tempo che passa? Forse nel futuro da cui viene? Ma quello che ancora non è non si misura. Forse nel presente, nel quale sta passando? Ma ciò che non ha spazio non si misura. Forse nel passato, in cui va a finire? Ma quello che non esiste più non si misura. (Meditazione su: NON SI MISURA CHE IL PRESENTE di Sant’Agostino).
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