DESERTO
domenica, 2 ottobre 2011
DESERTO
Il tempo passa, ad uno ad uno gli anni mi rapiscono tutti i
miei beni, gli scherzi, gli amori, il gioco ed i banchetti; ed ora vogliono
carpirmi i versi! Cosa vuoi che faccia? Del resto ognuno ha i propri gusti: a
te piace una bella lirica, quest’altro si diletta dei giambi, un altro ancora
dei sermoni di Bione e della satira: siamo tanto lontani uno dall’altro come
tre commensali che domandano piatti diversi. Cosa dare, allora? Quello che tu
non vuoi lo vuole l’altro, ciò che tu chiedi è inviso a tutti e due. Ma poi,
pensi che a Roma io possa scrivere in mezzo a tanti affanni e a tanti guai? Chi
mi vuole garante, chi, lasciata ogni mia cura, che ascolti i suoi scritti, e
dimorano uno al Quirinale, l’altro all’estremità dell’Aventino: guarda un po’
tu che comode distanze! Ma lo sono le strade, mi rispondi: chi t’impedisce,
andando, di pensare? Già: qui l’appaltatore affaccendato porta muli e facchini,
là una macchina tira su travi o massi, un carro funebre quasi si scontra con
quelli pesanti, da un lato sbuca una cagna ringhiosa, dall’altro schizza
un’infangata scrofa: va’, prova a modulare i versi! (meditazione su: a Floro di
Orazio).
SECONDO MIRAGGIO
Da Marziale e da Platone
da un albero di fico
dalle macchie di rovo
colgo per mente e corpi miei
frutti nutrimento incompleto.
Per gli Epigrammi arguti
per i dialoghi profondi
per i fichi verdi gocciolanti
per le more nere saporite
si distrae la realtà
si svaniscono i pensieri.
Nel secondo miraggio percepisco:
rami flessuosi fini silenziosi,
stringenti braccia tenere carezzanti,
musica d’ innumerevoli invisibili cicale,
ronzii di api orchestra di violini naturali …
Improvvisa fitta dolorosa di una spina,
sputo l’ amaro acre di una foglia!
-Renzo Mazzetti-
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