CORVI
lunedì, 1 agosto 2011
CORVI
Lo stormo dei corvi si era avvicinato. Ora puntava su di noi. Ne vedemmo qualcuno saltare dalla roccia lucida contro il sole. Un altro venne giù, in rapida picchiata. In breve lo stormo degli uccelli neri ci fu sopra. Gracchiavano, si posavano intorno, volteggiavano sul nostro capo, si inabissavano nello strapiombo, slittavano verso la valle, tornavano. Avevano preso tale confidenza che si lasciavano toccare. Mi sarebbe piaciuto coglierne uno al volo, soffiare fra le sue penne soffici. La giornata era di cristallo. Afferrai per le zampe il più grosso di tutti. Mi trascinò nell’aria di sole. Le ali poderose del corvo mi sostenevano sopra i picchi. Non c’era pericolo che mi trascinassero verso la valle. Di tanto in tanto ci affacciavamo sull’abisso, ma ogni volta la bestia tornava indietro, richiamata dalla mia volontà di rimanere fra le rocce…. Sospeso nel vuoto sotto di lui, vedevo ancora le crepe secche nella roccia, comodi appigli per tutta una mano, le rugosità su cui premere le pedule. Ma il corvo si allontanava. Anche riuscendo con la mente tesa a trattenerlo sulle cime, un filo d’ambra, nero come l’ala che mi trascinava, sorgeva dal silenzio sospetto della valle…. Le ali battevano poderose sul mio capo, ma non mi davano sicurezza. Non restava che aggrapparmi disperatamente. I solidi appigli che distinguevo dall’alto appartenevano a uno spazio diverso. Un’antica paura mi lacerò il petto: il corvo accelerò la corsa, trascinandomi lontano. Il tramonto mostrava, lo ricordo adesso, le sue prime seduzioni. La luce scaldava di giallo le pareti, l’aria avida di caldo si distendeva a raccogliere ogni raggio.
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