VOCAZIONI
MARTEDI' 5 LUGLIO 2011 h. 05,42.
VOCAZIONI
( foto: NATURALI )
Nei momenti migliori, quando la speranza non è sommersa
dalle sconfitte, mi piace immaginare un mondo in cui tutti lavorino solo
quattro, o al massimo sei ore, uomini e donne, giovani e anziani; dove tutti in
misura eguale siano addestrati fin da piccoli a tutto: scienza e tecnica,
pensiero e scrittura, contatto con la terra e i suoi frutti, o con il mare e il
cielo; dove si sappia ugualmente adoperare le mani e la testa, e anche il
cuore. Ognuno dovrebbe poter scoprire le proprie vocazioni, e caso mai
rettificarle nella vita, e poi tornare a imparare, quando le svolte
dell'esistenza premono a imporre soluzioni diverse. Ognuno dovrebbe sapere che
adoperando onestamente testa, mani e cuore si costruisce, invece che
distruggere, una civiltà sulla misura di tutti: nelle ore libere dal lavoro
invece che divertirsi per forza, come impone oggi il consumo del tempo libero,
ci si occuperebbe della propria persona e delle altre persone, per comunicare,
amare, assistere; e anche per amministrare la casa, il quartiere, il villaggio,
la città, la regione, il paese. Tutti dovrebbero conoscere le leggi e saperle
applicare; e saper chiedere quelle modifiche che risultano necessarie per il
bene dei più. Così il privato e sociale non si opporrebbero, e ognuno avrebbe tempo
per occuparsi in eguale misura dell'una e dell'altra dimensione dell'umano;
donne e uomini alla pari, ognuno con le sue inclinazioni, ma senza esclusioni o
paure. Ognuno dovrebbe aver diritto di cittadinanza sia nel privato sia nel
sociale, e imparare l'arte del governare al meglio se stesso e gli altri, e i
rapporti con gli altri. Così che i meriti di ciascuno fossero quelli che
derivano dal saper instaurare rapporti costruttivi e il più possibile
armoniosi, nel rispetto di tutti. (meditazione su: In nome dell'amicizia da
Pelle e cuore di Anna Del Bo Boffino).
C O R V I
Come a un cane
lisciano il tuo capo
che penzola dalla forca.
I corvi oscurano il cielo
nell'attesa di mangiare
le tue già putride carni.
Volando sulla terra
sbattono la testa nelle nubi
rimanendo agganciati lassù
e si stirano al caldo del sole.
Fuggiamo da questo incubo
che cerca se stesso
penetrando nel nostro io.
Morte: vivi ancora!
Vita: muori ancora!
Drappi neri volteggiano.
Preannunciano la notte
i raggi di un sole
che fugge dal cuore
deluso e sanguinante.
-Renzo Mazzetti-
( foto: OPERAIE CONTRO LA GUERRA )
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