MISTERO
mercoledì, 8 giugno 2011
MISTERO
La ragione umana, con i suoi limiti, paragonata con la immensità dell’ inaccessibile, dai tanti perché che ancor oggi non trovano risposta, dovrebbe piegare la testa e accettare il mistero. L’uomo dovrebbe accettare lo stato di impotenza, ammettere l’esistenza dell’impenetrabile, l’esistenza di cose che non gli è dato, né ora né mai, di conoscere. [Dante: State contente umane genti al quia che se potuto aveste saper tutto, mestier non era partorir Maria]. A parte le conseguenze depressive e paralizzanti per lo spirito di ricerca e per l’intraprendenza mentale dell’uomo tale persuasione non regge alla critica. Perché, se ha un senso dire: non sappiamo; se può essere giusta una affermazione d’ignoranza, limitata al momento, non ha senso dire: ignoreremo, oggi, domani, sempre; parlare di: inconciliabile assoluto, avvolto nel mistero e quel mistero contribuire, con il cieco dogmatismo, a rendere infinito. Ma chi può mai affermare che ciò che oggi è un mistero continuerà ad esserlo domani, proprio nella considerazione che tanti misteri di ieri non sono più misteri oggi? Il senso del mistero è una specie di senso di inferiorità della cui origine e persistenza sono responsabili quelle situazioni sociali in cui l’uomo si trova oppresso, sfiduciato, in balia del gioco delle forze economiche. L’uomo consapevole del proprio destino, il cittadino di una società veramente libera, non è afflitto da complessi di inferiorità e da psicosi paralizzanti e, sa benissimo che è irragionevole, assurdo e, sotto ogni aspetto reazionario, porre a priori dei limiti o delle barriere alla potenza illuminante e organizzatrice della ragione umana.
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