MEDITAZIONE

venerdì, 6 maggio 2011

MEDITAZIONE

Finché il filosofo non esce dai limiti della verità, non accusatelo di andare troppo lontano. La sua funzione è di raggiungere lo scopo, occorre dunque che vi sia arrivato. Se durante il cammino, osasse innalzare la sua bandiera, essa potrebbe essere ingannevole. Al contrario, il dovere dell’amministratore è di coordinare e di regolare la sua marcia, a seconda della natura delle difficoltà. Se il filosofo non ha raggiunto lo scopo, non sa dov’è. Se l’amministratore non vede lo scopo, non sa dove andare. Dal rapporto e dall’ insieme di tutte le verità interessanti un unico soggetto nasce la luce. In mancanza di questo insieme, non si è mai abbastanza illuminati e sovente si crede di possedere una verità, che sarà poi necessario abbandonare con il progredire della meditazione. -Sieyès-

 NUOVA CANZONE
 Morente di fame, morente di freddo,
 il popolo spogliato di ogni diritto,
 sottovoce ti disperi.
 Intanto il ricco sfacciato,
 un tempo risparmiato dalla tua bontà,
 ad alta voce si consola.
 Colmi d’oro, senza affanni, preoccupazioni
 e lavori, uomini nuovi
 s’impadroniscono dell’arnia:
 e tu, popolo che lavori, mangi e digerisci, se puoi,
 del ferro, come lo struzzo. Evoca l’ombra dei Gracchi,
 dei Publicola, dei Bruto;
 ch’essi ti siano d’incitamento!
 Tribuno coraggioso, affrettati,
 noi t’attendiamo: stendi la legge
 della sacra uguaglianza. Sì, tribuno, bisogna finirla,
 che i tuoi pennelli facciano impallidire 
Lussemburgo e Verona.
 Il regno dell’uguaglianza,
 nella sua semplicità, non vuole
 né pennacchi né troni! Certo; un milione di doviziosi
 da troppo lungo tempo costringe il popolo
 a raccogliere le ghiande:
 Noi, nei sobborghi, non vogliamo
 né gli insorti del Lussemburgo
 né quelli della Vandea. O voi, macchine da leggi,
 gettate nel fuoco, senza rincrescimento,
 tutti i vostri piani finanziari.
 Poveri di spirito, ah! Basta:
 l’uguaglianza, senza di voi, sarà in grado
 di far rivivere l’abbondanza. Il Direttorio esecutivo,
 grazie al diritto degli scrivani,
 ci proibisce di scrivere:
 non scriviamo; ma che ciascuno,
 sottovoce, fraternamente cospiri
 per la comune felicità.
 Un doppio consiglio senza talenti,
 cinque direttori sempre tremanti
 al nome soltanto d’una picca:
 il soldato lisciato, accarezzato,
 e il democratico schiacciato:
ecco la repubblica. Ahimè stremati, fieri compagni
 del buon popolo, vincitori dei re,
 soldati coperti di gloria!
 Ahimè non vi si riconosce più.
 E che? Sareste forse divenuti
 le guardie del pretorio? Il popolo e i soldati uniti
 hanno pur saputo ridurre in rovine
 il trono e la Bastiglia:
 tiranni nuovi, uomini di Stato,
 abbiate timore del popolo e dei soldati,
 riuniti in famiglia. Io sono certo, che la prigione
 sarà il prezzo del mio canto;
 e questo m’addolora;
 il popolo lo imparerà a memoria,
 forse ne benedirà l’autore;
 ed è questo che mi consola.
 -Silvain Marechal- 


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