MALEDETTO EQUIVOCO
giovedì, 5 maggio 2011
MALEDETTO EQUIVOCO
Avevamo potuto stabilire il collegamento con il distretto di Ngan Son ove avevamo aperto subito un corso per i quadri della località quando, un giorno, ricevetti un messaggio urgente. Era una lettera firmata da Pham Van Dong che mi diceva di rientrare senza indugio per un affare importante. Ritornai subito a Cao Bang dove Pham Van Dong e Vu anh mi annunciarono che in occasione del suo ultimo viaggio in Cina lo zio Ho era morto nelle prigioni del Kouomintang. Io ero sconvolto. Eravamo come paralizzati dal dolore. La nostra prima reazione fu di avvertire il Comitato Centrale del Partito, poi di organizzare una cerimonia in memoria del nostro leader venerato. Il compagno Dong fu incaricato di preparare l’orazione funebre. Aprimmo la valigia di giunco dello zio per cercarvi dei ricordi. Tuttavia, per sgravio di coscienza, decidemmo di mandare in Cina uno dei nostri per verificare la notizia sul posto e individuare, se possibile, l’ubicazione della tomba. Dopo qualche giorno, col cuore affranto, ripresi il cammino di Ngan Son. Facevo la strada con un compagno della brigata della <Marcia verso il Sud> per monti brulli coperti d’erba e di fili di paglia. La notte era fredda, e nel cielo puro le stelle brillavano. Un’immensa tristezza mi stringeva il cuore ed ero impedito a trattenere le lacrime. Qualche mese dopo, ricevemmo un giornale spedito dalla Cina. Sulla fascia, dei caratteri d’una scrittura che conoscevo bene: <Ai miei cari amici. Buona salute e coraggio nel lavoro. Sono in buona salute>. Seguivano questi pochi versi:
Le nubi abbracciano i monti,
i monti serrano le nubi,
come uno specchio che nulla offusca,
il fiume raccoglie le sue acque limpide.
Sulla cresta dei Monti del Vento dell’Ovest,
solitario, io vado, col cuore commosso.
Scrutando lontano il cielo del Sud,
penso ai miei amici>.
-Ho Chi Minh-
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