SULLA STRADA PER MARTI
SULLA STRADA PER MARTI
( foto : ALVARO FANTOZZI )
Il due aprile 1922 Alvaro Fantozzi, segretario della Camera
del Lavoro della vicina Pontedera, si doveva recare a Marti per una riunione
della Lega Mista Operai quando nei pressi di Casteldelbosco venne ucciso dai
fascisti. Tre individui lo avevano aspettato in un luogo isolato. Uno di questi
aveva fermato il calesse, aveva chiesto se fosse lui il Fantozzi, e lo aveva
freddato a colpi di rivoltella. Il giorno dei funerali, il prefetto di Pisa
autorizzò a Pontedera un grosso concentramento di fascisti che dimostrava
ancora una volta la connivenza delle autorità militari con lo squadrismo. A
parte rari cosi come quello di Sarzana, le forze dell'ordine assecondavano ed
appoggiavano le azioni squadriste. Al contrario, erano leste a reprimere chi si
opponeva fermamente e fisicamente alle squadracce. La violenza fascista si
propagava così nelle campagne e proliferavano di conseguenza le nascenti
sezioni dei fasci. Le leghe contadine e operaie, le cooperative, i circoli
ricreativi erano invece sopraffatti dagli assalti delle camice nere che
vigliaccamente si nascondevano dietro i paraventi della forza pubblica. A
Sarzana, il 21 luglio 1921, fu invece uno dei pochi casi in cui la forza di
polizia intervenne: circa trecento fascisti, che volevano liberare dal carcere
Renato Ricci, si dettero alla fuga gambe in spalla perché si trovarono davanti
una decina di poliziotti. Alvaro Fantozzi non fu il solo a cadere sotto i colpi
dei fascisti. La prima vittima della provincia di Pisa fu il comunista Enrico
Ciampi. Dopo di lui ne furono assassinati altri. Come Carlo Cammeo, segretario
della federazione socialista, trucidato davanti ai suoi alunni a scuola. Come
il maestro d'arte anarchico, Comasco Comaschi di Cascina, assassinato per aver
difeso i suoi allievi che erano stati minacciati perché aderissero al fascismo.
Come l'oste Luigi Benvenuti detto “Lo Stacciano” che perse la vita affrontando
le camice nere ed i cui figli, di 11 e 9 anni, furono intimati e costretti dai
fascisti a gettarsi dalla finestra per rappresaglia. Sono solo alcuni nomi di
una lunga lista di vittime antemarcia, relativa alla provincia di Pisa, che non
si ferma con il 1922, ma che continua anche negli anni successivi. Fotografie
sbiadite di un periodo triste della nostra storia, il cui ricordo dovrebbe
rimanere indelebile nella memoria collettiva. A maggior ragione in un periodo
come il nostro in cui l'antifascismo e la Resistenza sono soggetti ad
interventi revisionistici. Ricordare queste vittime significa non far cadere
nell'oblio l'essenza del fascismo, foraggiato dai poteri forti contro il
movimento operaio e contadino. Dal 2009 il comune di Montopoli ha intitolato
una piazza di Marti alla figura di Fantozzi. In precedenza era la Casa del
Popolo di Marti ad essergli dedicata, prima che la reintitolassero a Tom
Benetollo, presidente nazionale dell'Arci morto nel 2004. La stessa Casa del
Popolo che ospitava, e che ospita tuttora, la bandiera della Lega Mista Operai,
che nei primi anni venti venne nascosta
dai soci per non farla cadere nelle grinfie dei fascisti. Quel vessillo operaio
raffigurava su uno sfondo rosso un Prometeo liberato che, a cavalcioni sul
mondo, scolpisce con martello e scalpello il nome della Confederazione Generale
del Lavoro. Il titano Prometeo che fu incatenato per aver rubato il fuoco a
Zeus e averlo ridonato all'umanità, ma anche per aver elargito agli uomini
l'intelligenza e la memoria. -Lorenzo Leoni: Alvaro Fantozzi
ammazzato sulla strada per Marti, L'Aurora de Lo Spettro, Periodico anomalo
contro l'informazione fantasma, Direttore Riccardo Cardellicchio, marzo 2011.
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Lo straniero non sapeva tutto
di quei monti e di quelle colline
non sapeva tutto di quelle pianure.
Lo straniero si smarriva
nei labirinti dei centri antichi
non trovava gli sperduti paesini.
Lo straniero non conosceva quel sentiero
né il sicuro nascondiglio
dove bambini giocarono e ragazzi si uccisero.
Il fascio littorio
Salò e le camicie nere
furono barbarie e distruzione.
Antigone salvò quei neri cadaveri
dalla furia dei perseguitati assassinati
nell'aldilà dove non si perdona.
L'eterna oscurità detenga le spie
e i servitori dei tiranni dannati
nell'infernale pozzo dei traditori.
Nessun civile perdono sia concesso
al morto non uguale al morto
solo rigoroso ricordo.
Ancora sanguinano innocenti ferite
e cumuli di coscienze tremanti
testimonianze perenni
per non ricadere nell'ignominia.
-Renzo Mazzetti-

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