ANGELA
DOMENICA, 24 APRILE 2011
ANGELA
Amo rovistare tra i libri, in particolare tra quelli vecchi, logorati dai polpastrelli, magari sottolineati, con appunti abbozzati ed abbreviati negli spazi liberi. Amo il libro vissuto, personalizzato, quello che non è più solamente dell’autore ma è arricchito dalla meditazione del lettore diventato un ideale collaboratore, consulente, critico, ristrutturatore di quelle righe, plasmatore e chissà che altro. In questi libri lavorati trovo freschezza d’intelletto come del contadino che legge la natura, la lavora, la trasforma, la raccoglie. Dopo l’intervento dell’uomo il campo non è quello di prima, come il libro non è quello di prima. Per questo una cara compagna mi aveva invitato a visitare la sua soffitta, assicurandomi che avrei fatto delle scoperte. Infatti: tanta polvere, numerose scatole colme di piatti e tegami; poi, dopo una prima delusione, ecco un baule senza coperchio con dentro, mimetizzati tra degli addobbi natalizi polverosi, una bella pila di libri polverosi, vecchi e sbrindellati. Soffiando sulla copertina, appaiono appena due grandi occhi, due carnose labbra, una pelle scura; senza il titolo, senza autore, senza editore, senza tempo. Rovistando tra i pezzi delle pagine libere una pagina mi colpisce con nove righe stampate, con sopra scritto a mano a mo’ di titolo: rivoluzionaria; con in fondo, a mo’ di firma: Angela Davis.
Alla mia famiglia, la mia forza.
-Angela Davis-
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