REFERENDUM
mercoledì, 12 gennaio 2011
REFERENDUM
Gli operai metallurgici devono oggi, per referendum,
approvare o respingere la mozione votata dal congresso della loro federazione.
Non è difficile prevedere l’esito di questa consultazione delle maestranze di
fabbrica: la forma del referendum è squisitamente democratica e
antirivoluzionaria; serve a valorizzare le masse amorfe della popolazione e a
schiacciare le avanguardie che dirigono e danno una coscienza politica a queste
masse. L’avanguardia del proletariato non deve quindi demoralizzarsi e
decomporsi per queste risultanze del movimento rivoluzionario. La sua qualità
di avanguardia sarà anzi documentata dalla forza d”animo e dalla capacità
politica che essa riuscirà ad esprimere: i gruppi operai che sono stati a capo
del movimento, in questi giorni, hanno misurato esattamente il loro potere
d’azione e le forze di resistenza passiva che esistono in mezzo alle masse?
Hanno acquistato consapevolezza della loro missione storica? Hanno acquistato
consapevolezza delle debolezze intime che pur si sono rivelate nella compagine
della classe operaia, debolezze che non sono individuali, che non intaccano la
valutazione dello spirito rivoluzionario del proletariato nell’attuale periodo
storico, ma che sono rintracciabili nei rapporti generali di organizzazione
professionale? Hanno fatto coscienza attiva e operante della esperienza
attraversata? Si sono abituati a identificare i sentimenti più riposti che
fanno vibrare l’animo popolare e i sentimenti negativi, le forze di inibizione
che immobilizzano e logorano gli slanci più generosi e audaci? La capacità
politica dell’avanguardia proletaria ( e quindi la reale capacità rivoluzionaria
della classe operaia italiana ) risulterà dagli atteggiamenti che nasceranno
dall’odierno referendum. Molti pericoli minacciano la classe operaia: questi
pericoli non sono esterni, sono specialmente interni. Il pericolo maggiore è la
mancanza di “spirito di adattamento” alle circostanze superiori, di adattamento
critico, di adattamento cosciente e volontario, che non può e non deve essere
confuso con l’opportunismo. La mancanza di questo spirito di adattamento
conduce essa invece all’opportunismo, o, ciò che vale lo stesso, al trionfo
degli opportunisti in mezzo alle masse, al mantenimento delle gerarchie che
hanno portato all’attuale conclusione il movimento rivoluzionario.
L’avanguardia proletaria bisogna consideri e valuti gli avvenimenti svoltisi,
non alla stregua dei suoi desideri, delle sue passioni, della sua volontà, ma
obbiettivamente, come dati esterni da sottoporre al giudizio politico, e come
movimento storico passibile di prolungamenti e di sviluppi coscienti. Da un
punto di vista meramente obbiettivo la classe operaia può registrare un
gigantesco passo avanti. La classe operaia, come massa guidata e disciplinata
nella fabbrica dai suoi rappresentanti diretti, ha dimostrato di essere in
grado di autogovernarsi industrialmente e politicamente. Da questo fatto, che è
elementare per i rivoluzionari comunisti, sono scaturite conseguenze di una
importanza sociale incalcolabile. Le classi medie della popolazione hanno messo
a confronto la forza del proletariato e la insufficienza della classe
industriale… I capi del movimento proletario si basano sulle “masse”, ci
domandano per l’azione il consenso preventivo delle masse, procedendo alla
consultazione nelle forme e nel tempo che essi hanno scelto: un movimento
rivoluzionario non può invece fondarsi che sull’avanguardia proletaria, e deve
essere condotto senza consultazione preventiva, senza apparato di assemblee
rappresentative. La rivoluzione è come la guerra: deve essere minuziosamente
preparata da uno stato maggiore operaio, così come la guerra viene preparata
dallo stato maggiore dell’esercito: le assemblee non possono che ratificare il
già avvenuto, esaltare i successi, punire implacabilmente gli insuccessi. E’
compito dell’avanguardia proletaria tener sempre desto nelle masse lo spirito rivoluzionario,
creare la condizione in cui le masse siano predisposte all’azione, in cui le
masse rispondano immediatamente alle parole d’ordine rivoluzionarie. Allo
stesso modo i nazionalisti e gli imperialisti tentano, con la loro predicazione
sfrenata di vanità patriottica e di odio contro gli stranieri, di creare la
condizione in cui le folle approvino una guerra già concertata dallo stato
maggiore dell’esercito e della diplomazia. Nessuna guerra scoppierebbe se per
dichiararla si interrogasse preventivamente il popolo: i parlamentari approvano
le guerre perché le sanno già decise inesorabilmente, perché sanno di essere
inesorabilmente spazzati via se si oppongono. Allo stesso modo: nessun
movimento rivoluzionario verrà decretato da una assemblea nazionale operaia:
convocare l’assemblea significa già confessare la propria incredulità, e quindi
significa esercitare una pressione pregiudiziale. L’avanguardia proletaria, che
oggi è disillusa e minaccia disgregarsi, deve domandare a se stessa se di
questa situazione non sia essa stessa responsabile. E’ un fatto che non esiste
nel seno della Confederazione Generale del Lavoro una opposizione
rivoluzionaria organizzata e accentrata in modo da poter esercitare un
controllo sugli uffici direttivi e da essere in grado non solo di sostituire un
uomo con un altro uomo, ma un metodo con un altro metodo, un fine con un altro
fine, una volontà con un’altra volontà. Poiché questa situazione è reale,
poiché a mutarla non giovano i lamenti, gli improperi, le maledizioni, ma occorre
lavoro tenace e paziente di organizzazione e di preparazione, è necessario che
i gruppi operai che sono stati a capo delle masse accettino la realtà così come
è, per modificarla efficacemente; occorre che mantengano la massa unita e
compatta intorno ai loro programmi e alle loro parole d’ordine, occorre che si
rendano capaci di esprimere dal loro seno uno stato maggiore energico, che
sappia con intelligenza e audacia condurre una grande azione di masse. Oggi
siamo al referendum: il risultato che esso darà non deve essere cagione di
smarrimento e di disgregazione, ma invece monito per una attività più serrata,
più disciplinata, meglio organizzata: l’emancipazione del proletariato non è
opera di poco conto e di uomini da poco; solo chi, nel maggiore disinganno
generale, sa mantenere il cuore saldo e la volontà affilata come una spada, può
essere ritenuto un lottatore della classe operaia, può essere chiamato un
rivoluzionario. -Antonio Gramsci- (da “Avanti!” : Capacità politica, settembre
1920).
POVERA MACCHINA MORTA
Eri nella fatica assillante
che nella massacrante cadenza
ottenebrava il cervello
e affiacchiva le membra.
Al ritmo della catena di montaggio
nella fabbrica prigione
vegetavi invecchiando
e alla sera avevi già sonno
prima del “Carosello”.
Ma il tuo era un altro mondo
non quello illuso pari a te stesso
che inerme subivi inconscio
la violenza, il sopruso, l’inganno.
Mai diventasti uomo.
Neppure alla tua morte
lasciasti una briciola di conoscenza
del tuo stato di essere
ché ti videro spegnere a poco a poco
senza fare alcuna domanda,
senza chiederti nessun perché
Ed ora giaci povera macchina
povera macchina morta
senza un grido, senza un guaito.
- Renzo Mazzetti -
(dedicata al crumiro)
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