martedì, 14 dicembre 2010
USBERGO
[usbergo = corazza del sapere.]
Usbergo.=. Siamo vittime di un duplice miraggio. Se
guardiamo fuori e cerchiamo di penetrar le cose, il nostro mondo esterno perde
in solidità, e finisce per dissiparsi quando arriviamo a credere che non esiste
per se stesso ma per noi. Ma se, convinti della sua intima realtà, guardiamo
dentro di noi, allora tutto ci sembra venir da fuori e chi svanisce è il nostro
mondo interiore con noi stessi. Che fare allora? Tessere il filo che ci danno,
sognare il nostro sogno, vivere; solo così potremo operare il miracolo della
creazione. Un uomo attento a se stesso e che bada ad ascoltare soffoca l’unica
voce che potrebbe ascoltare: la sua; ma lo stordiscono i rumori esterni… Ed io
pensai che missione del poeta era inventar nuove poesie dell’eterna umanità,
storie animate che, pur essendo sue, vivessero ugualmente per se stesse.
A voi studenti è riservato un ruolo importante nella
rivoluzione, perché ogni rivoluzione non è altro che una ribellione di giovani.
Ed io ho avuto sempre un alto concetto di voi. Ho già detto altre volte che la
scuola non potrà essere riformata e progredire in modo efficace, senza la
collaborazione degli studenti. Tantomeno ho ritenuto giusta la concezione dello
studente apolitico. Gli studenti devono fare politica, altrimenti la politica
sarà fatta contro di voi.
I N T R O D U Z I O N E
Leggendo un chiaro giorno
i miei amati versi,
ho visto nel profondo
specchio dei miei sogni
che verità divina
sta tremando di paura,
è un fiore che affida
il suo profumo al vento.
L’anima del poeta
si orienta nel mistero.
Solo il poeta vedere
può ciò che è lontano
nell’anima, in un suono
cupo e magico avvolto.
L’anima del poeta
si orienta nel mistero.
Solo il poeta vedere
può ciò che è lontano
nell’anima, in un suono
cupo e magico avvolto.
Là in quelle gallerie
eterne del ricordo,
dove povera gente
appese come trofeo
il vestito da festa
pieno di tarli e vecchio,
là il poeta conosce
il faticare eterno
guardare delle api
dorate dei sogni.
Poeti, l’anima tesa
verso il profondo cielo,
nella battaglia cruda
o nel tranquillo orto,
facciamo il nuovo miele
con vecchi dolori,
la veste bianca e pura
con pazienza cuciamo,
sotto il sole lustriamo
il forte usbergo in ferro.
L’anima che non sogna,
lo specchio che è nemico,
proietta in un profilo
grottesco il nostro volto.
Sentiamo uno sbocco
di sangue, qui nel petto,
che passa… e sorridiamo,
e a lavorar torniamo.
Guttuso: ragazza che canta l'Internazionale
LXII.
La nube è squarciata; là nel cielo già
brilla l’arcobaleno,
ed un cerchio di pioggia
e sole avvolge il campo.
Son sveglio. Chi intorbida
i magici cristalli del mio sogno?
Il mio cuore batteva
attonito e smarrito.
… I limoni in fiore,
i cipressi dell’orto,
verde il prato, il sole, l’acqua, l’iride…
l’acqua nei tuoi capelli!
E tutto nel ricordo si perdeva
come una bolla di sapone al vento.
LXIII.
Era il demonio del sogno, l’angelo
più bello. Brillavano
come acciaio gli occhi vittoriosi,
le fiamme sanguigne
della torcia fecero
luce in fondo all’anima.
Verrai con me? – Giammai; mi spaventano
le tombe ed i morti.
Ma la sua mano ferrea
stringeva la mia destra.
Verrai con me… Ed avanzai nel sogno
accecato da rossa luminaria.
Nel profondo sentii delle catene
suonare e fiere in gabbie fremere.
LXIV.
Dall’uscio di un sogno mi chiamarono…
Era la buona voce, amata voce.
Dimmi: verrai a veder l’anima con me?…
Giunse al mio cuore una carezza.
Sempre con te… Ed avanzai nel sogno
per una lunga e nuda galleria
sentendo il tocco della veste pura
e il pulsar dolce della mano amica.
-Antonio Machado-
Nulli sapere casu
obtigit = Seneca =
VEDI: NODI
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