CLIMA Bis
giovedì, 12 agosto 2010
CLIMA Bis
La natura continua ad essere sempre di meno naturale: i mari e i laghi, le vallate e le montagne, le colline e i fiumi, la flora e la fauna si trasformano sempre più velocemente a causa dell’intervento dell’uomo. Se nel passato vi furono dei cambiamenti: la desertificazione, l’impaludamento, scomparsa di città, oltre che molto lenti erano delimitati, circoscritti in aree relativamente grandi. Inoltre, quando una qualche disastrosa involuzione colpiva una parte della Terra, in altre parti si creavano altre condizioni per lo sviluppo di vivibilità ambientale. La formazione economica e sociale dominante del capitalismo, non solo accentua lo sfruttamento del lavoro nelle forme esasperate, non solo ha esaurito la funzione di progresso, ma nel suo tramonto degenerativo trascina l’intero mondo, deteriora il sistema ecologico, agisce con il cinismo di chi si ritiene la massima espressione dell’unico sistema economico, senza alcuna valida alternativa più avanzata. Il deterioramento dell’ambiente,coi suoi cambiamenti climatici già palpabili, ne è una evidenza drammatica perchè si manifesta su scala planetaria, diventa irreversibile. Infatti la scala planetaria dei mutamenti ambientali risulta dalla consapevolezza che ogni modifica degli ecosistemi e ogni utilizzazione, rapina delle forze naturali, in qualunque parte del mondo avvenga, ha effetti a distanza e ripercussioni globali. L’irreversibilità dei fenomeni involutivi risulta dalla consapevolezza che vi è stata finora, nella biosfera, una linea di sviluppo ascendente ( dal semplice al complesso, dalla materia inorganica a quella organica, dagli esseri viventi agli esseri pensanti), ma oggi vi è un certo rischio che si cominci a percorrere un cammino inverso. Il pericolo di un’inversione nell’evoluzione organica non può assumere il significato cosmico di una distruzione della natura o di una fine del mondo. La consapevolezza che la vita, e la presenza umana, sulla Terra, rappresentano soltanto uno degli infiniti modi di essere della natura, nella sua eterna e mutevole materialità. Ma come appartenenti alla specie Homo sapiens, dobbiamo sentirci responsabili nel mantenimento e nel miglioramento di quelle condizioni nelle quali l’uomo ha potuto crescere come specie vivente. Altrimenti, dopo il massacro, chi sa quali altre forme di vita compariranno in inimmaginabili paesaggi.
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