ILLEGGIBILITA’ E POTERE
sabato, 12 giugno 2010
ILLEGGIBILITA’ E POTERE
All’apparire delle
masse, le avanguardie si erano ritirate nel guscio come lumache che abbiano
avvertito il pericolo. L’illeggibilità, nella loro sincera intenzione, avrebbe
dovuto mettere una distanza tra i loro testi e le odiate moltitudini.
Attraverso l’illeggibilità si sperava, insomma, di evitare l’umiliante e
infamante successo di massa. Senonché, le avanguardie tutto avrebbero potuto
prevedere salvo che le masse avrebbero decretato il successo dei loro libri
appunto perché erano illeggibili. Da allora si è stabilito un tacito accordo
tra le masse e le avanguardie: le masse comprano i libri perché sono
illeggibili e le avanguardie hanno trasferito la loro avversione dalle masse
agli scrittori leggibili. Questi in realtà sono i veri nemici; non le masse
ignoranti ed ottuse le quali, però, comprano i testi proprio perché sono
illeggibili, ossia, nel senso letterale della parola, li consumano. Mentre gli
scrittori leggibili stanno lì a contestare meschinamente la necessità,
legittimità e perfino esistenza di un testo che non è possibile leggere. Questo
è tanto vero che dai giornali e dalle riviste delle neo-avanguardie sono scomparsi
gli attacchi alle masse così frequenti nelle riviste dell’avanguardia storica.
Essi sono stati sostituiti degli attacchi contro quei pochi scrittori che
ancora riescono ad essere insieme validi e leggibili. Insomma, attraverso il
consumo è avvenuta la riconciliazione tra masse e avanguardia. Che importa che
le masse non capiscono un’acca dei testi che tuttavia acquistano? Ciò che più
importa è che esse accettano la moneta dell’illeggibilità; mentre i buoni
scrittori leggibili la rifiutano. Ma torniamo all’illeggibilità dei testi
dell’avanguardia moderna. Essa è un’arma di potere anche per un motivo, diciamo
così, negativo: vale a dire per lo più essa è adottata da artisti ancora
immaturi e incapaci di esprimersi con reale originalità; oppure, nel caso peggiore,
da individui che vorrebbero essere artisti e non lo sono. Beninteso
l’immaturità è propria di tutti gli artisti ai loro esordi; ma lo scrittore di
testi illeggibili si distingue dai suoi coetanei per una particolare forma di
impazienza insieme opaca, prepotente e frenetica. Egli non vuole e non può
aspettare tutto il tempo che è necessario per arrivare ad un’espressione
veramente originale ed autentica. D’altra parte non può e non vuole neppure
rinunziare alla promozione sociale. Allora ricorre all’illeggibilità per la
quale la maturità del talento non è indispensabile. Chiunque può essere
illeggibile; è una mera questione tecnica. Così l’illeggibilità in fondo è un
surrogato dell’ispirazione di cui scimmiotta infatti, quasi rovesciandola alla
luce del giorno, l’oscurità e l’irrazionalità. Un surrogato che però sta a
indicare che lo scrittore ha mirato decisamente non tanto ad esprimersi quanto
ad occupare un posto al sole, cioè ad accaparrarsi una fetta, sia pure minima,
di potere. E’ significativo, infatti, che nelle avanguardie la coesione dei
gruppi viene meno appena gli artisti che li compongono hanno finalmente trovato
la loro strada. Il che oltre tutto sta a dimostrare che il gruppo si era
formato per motivi pratici (o, come si dice, militarmente: tattici) e che
venendo meno questi motivi viene pure meno la necessità di restare uniti.
Questa è la storia di tutte le avanguardie: l’illeggibilità non dura se non il
tempo dell’immaturità. Ma non bisogna credere che gli scrittori che ricorrono
all’illeggibilità siano in malafede. Voglio dire gli scrittori che si
riveleranno in seguito davvero scrittori, anche se leggibili; non i tanti
assolutamente sprovvisti di talento artistico che saltano, al momento del
successo, sul carrozzone dell’avanguardia. Semmai a proposito di questi
scrittori immaturi e in buona fede, si dovrebbe dire che c’è in loro una
confusione sincera dell’idea di espressività con quella del potere. Dopo tutto
potere è parola non tanto lontana da potenza; e potente è colui che crea, produce,
scrive. In altri termini essi sono convinti che l’espressione conferisca potere
e che il potere a sua volta denoti la presenza dell’espressione. Questa
confusione ha la sua radice nel fatto che quegli scrittori non sanno ancora che
cos’è l’espressione. Come certe donne che non hanno ancora incontrato l’uomo
capace di procurare loro l’orgasmo e credono in buona fede che l’amore sia un
rapporto puramente meccanico, gli scrittori dei testi illeggibili si illudono
di esprimersi soltanto perché la loro pseudo espressione gli procura tutte le
soddisfazioni mondane che essi ritengono debbano spettare a chi si esprime.
Purtroppo essi non si rendono conto che, come si dice, manca il meglio; cioè
che il loro successo è un piccolo vortice che gira intorno il vuoto. -Alberto
Moravia, parte, Nuovi argomenti, luglio-dicembre 1967.
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