SPIELEREI
giovedì, 11 marzo 2010
SPIELEREI
Avanti, allora! E’ un momento penoso, quasi insormontabile:
devo affidare il mio animo represso a uno stupido foglio di carta a righe. I
pensieri sono spesso così chiari e limpidi nella mia testa, i sentimenti così
profondi, ma non riesco ancora a metterli per iscritto. Dev’essere più che
altro la vergogna. Mi sento molto impacciata, non ho il coraggio di lasciarmi
andare. Ma sarà pur necessario, se voglio indirizzare la mia vita verso un fine
ragionevole e soddisfacente. E’ come nel rapporto sessuale: alla fine, il grido
liberatore rimane sempre chiuso in petto per timidezza. Da un punto di vista
erotico sono piuttosto raffinata, direi quasi abbastanza esperta perché mi si
consideri una buona amante: l’amore sembra perfetto allora, e invece rimane una
Spielerei [ passatempo ] che gira intorno alle cose essenziali, mentre qualcosa
resta bloccato nel profondo di me stessa. E così è in generale. Da un punto di
vista intellettuale sono tanto fortunata da essere in grado di esprimere ogni
cosa con formule chiare. Quando si tratta di problemi della vita, posso spesso
apparire come una persona superiore: eppure, nel profondo di me stessa, io sono
come prigioniera di un gomitolo aggrovigliato, e con tutta la mia chiarezza di
pensiero a volte non sono altro che un povero diavolo impaurito. Vorrei fissare
quel momento di stamattina, per quanto mi sia già quasi sfuggito. Per un
istante, a forza di pensare, ero riuscita a impadronirmi di S. (S. è lo
psicochirologo tedesco Julius Spier): i suoi occhi limpidi e puri, la grossa
bocca sensuale, la statura massiccia quasi taurina, i movimenti liberi e
leggeri come piuma. Il conflitto tra corpo e anima, che in quest’uomo di
cinquantaquattro anni è ancora vivissimo. Sembra quasi che io stessa sia
schiacciata sotto quel conflitto. Sono come seppellita sotto quella grossa
personalità e non riesco a liberarmene: e intanto i miei problemi, che mi
sembrano abbastanza simili, si agitano e si dibattono. S’intende che è tutto
molto diverso e difficile da esprimere, forse non sono ancora abbastanza spietata
con me stessa, e d’altra parte non è facile penetrare con le parole fino nel
fondo delle cose. Prima impressione, dopo pochi minuti: una faccia non
sensuale, non olandese, un tipo in qualche modo familiare, mi faceva pensare ad
Abrasch, non del tutto simpatico. Seconda impressione: occhi grigi
intelligenti, incredibilmente intelligenti, vecchissimi, che riuscivano per un
po’, ma non a lungo, a distogliere l’attenzione dalla grossa bocca. Molto
impressionata dal suo lavoro: l’analisi dei miei conflitti profondi attraverso
la lettura del mio secondo volto: le mani. A un certo punto colpita in modo
molto spiacevole: non avevo fatto attenzione, pensavo stesse parlando dei miei
genitori: No, si tratta di lei: dotata filosoficamente e intuitivamente, poi
seguivano altre delizie simili, tutto questo è lei. E lo diceva col tono di chi
mette un biscottino in mano a un bimbetto: non sei contento adesso? Bene, lei
possiede tutte queste belle qualità, non è contenta adesso? Allora un breve
istante di repulsione, in qualche modo umiliata, forse anche semplicemente
punta sul vivo nel mio senso estetico, in ogni caso lo trovavo piuttosto
indisponente. Ma, più tardi, c’erano di nuovo quei meravigliosi occhi così
umani, che venendo da grigie profondità erano posati su di me, indagatori. Li
avrei baciati volentieri. E già che ci sono, ricordo ancora un altro momento in
cui, quello stesso lunedì mattina, e sono passate ormai settimane, mi ero
seccata. Era la sua allieva, la signorina Holm [Adri Holm]: un anno fa, coperta
di eczema dalla testa ai piedi, era venuta da lui, poi era diventata sua
paziente, ora è guarita. In un modo o nell’altro lo adora, anche se non so
ancora bene come. A un certo punto la mia ambizione si era fatta sentire, nel
senso che io insistevo nel voler risolvere i problemi miei. E la signorina Holm
aveva risposto significativamente: non si è soli al mondo, e questo mi pareva
gentile e convincente. Dopo di che aveva raccontato di quell’eczema che l’aveva
ricoperta tutta, anche in faccia. E S. si era girato verso di lei, con un gesto
che non riesco più a ricordare con precisione ma che mi era parso molto
antipatico: E che carnagione ha adesso, hmm?. Sembrava che stesse parlando di
una mucca alla fiera. Non so, l’avevo trovato disgustoso, sensuale, un po’ cinico,
ma allo stesso tempo era anche diverso. E alla fine della nostra seduta: Ora
domandiamoci: come possiamo aiutare questa persona?. Ma può anche essere che
dicesse: Questa persona va aiutata. A quel punto, io ero già stata conquistata
dalle capacità che aveva dimostrato nei miei confronti, e mi sentivo bisognosa
d’aiuto. Poi c’era stata la sua conferenza. Ci ero andata unicamente per
poterlo osservare da una certa distanza, prima di affidarmi a lui con l’anima e
tutto quanto. Buona impressione, conferenza di prim’ordine. Un uomo
incantevole. E un sorriso incantevole, malgrado tutti quei denti finti. Colpita
da una sorta di libertà interiore che emanava da lui, dalla sua scioltezza e
facilità, dalla grazia del tutto speciale di quel corpo pesante. Il suo viso
era ancora diverso: non riesco a ricordarmelo. Faccio combaciare gli aspetti
che conosco come se fossero i frammenti di un puzzle, ma non ottengo un insieme
compiuto: rimane vago, per tutte quelle contraddizioni. In rari istanti rivedo
nitidamente quel viso, poi torna a scomporsi in tanti pezzetti contraddittori.
E’ un vero tormento. A quella conferenza c’erano molte donne e ragazzine
graziose. Era commovente l’affetto quasi tangibile che alcune ragazze ariane
dimostravano per lui, per quest’ebreo emigrato da Berlino, che era venuto da
lontano per metter ordine nel loro animo confuso. Nel corridoio c’era una
ragazza [Liesl Levie;sopravvissuta alla guerra, vive in Israele] magrolina
dall’aria fragile e dal fascino non proprio florido. S. aveva scambiato qualche
parola con lei nell’intervallo e quella ragazza gli aveva sorriso con una tale
dedizione e intensità, e così dal profondo della sua anima, che mi aveva fatto
quasi male. E mi aveva preso come una vaga scontentezza, il dubbio che una cosa
del genere non fosse del tutto lecita, il pensiero che quell’uomo rubasse il
sorriso di quella ragazza, che tutti i sentimenti che lei gli rivolgeva fossero
sottratti a un altro, a un uomo che lei avrebbe avuto più tardi. In fondo era
una cosa bassa e disonesta. E lui è un uomo pericoloso. Visita seguente: Posso
spendere 20 fiorini. Bene, lei può venire per due mesi e anche dopo non la
pianterò in asso. Ed eccomi là, con la mia costipazione spirituale. E lui
doveva metter ordine nel mio caos interiore, venire a capo delle forze
contraddittorie che operano in me. Mi ha presa come per mano e mi ha detto:
ecco, devi vivere così. Per tutta la mia vita ho desiderato che qualcuno mi
prendesse per mano e si occupasse di me, magari sembro una persona coraggiosa
che fa tutto da sé, e invece mi abbandonerei così volentieri alle cure di un
altro. E ora questo sconosciuto, questo signor S. dal viso complicato, ha
compiuto miracoli in una settimana: ginnastica, esercizi di respirazione,
parole illuminanti e liberatrici sulle mie depressioni, sui miei rapporti con
gli altri, ecc. ecc. All’improvviso ho cominciato a vivere in modo più libero e
scorrevole, quel senso di costipazione è sparito, nella mia anima c’è un po’
d’ordine e un po’ più di pace: adesso è ancora l’influenza della sua personalità
magica a produrre quest’effetto, ma in futuro si formerà una base nella mia
psiche, sarà un processo cosciente. Ma ora attenzione: corpo e anima sono una
cosa sola: dev’essere stata questa la ragione per cui S. aveva voluto valutare
le mie forze fisiche facendo la lotta con me. Evidentemente avevo ancora molte
energie, è successo un fatto strano: ho buttato a terra quest’uomo grande e
grosso. Tutta la tensione e la forza che avevo accumulato si sono scatenate, ed
eccolo a terra, fisicamente e anche psichicamente, come mi ha raccontato più
tardi. Nessuno ci era mai riuscito, non capiva come avessi fatto. Sanguinava
dal labbro e ho avuto il permesso di lavarglielo con acqua di colonia, era
un’operazione stranamente confidenziale. Ma lui era così libero, innocente,
aperto, naturale nei suoi movimenti, anche quando eravamo rotolati insieme per
terra, anche quando, vinta alla fine, mi ero trovata sotto di lui, tutta rigida
fra le sue braccia, anche allora S. era rimasto oggettivo e puro, sebbene io avessi
ceduto per un momento alla seduzione fisica che emanava da lui. Però quella
lotta andava ancora bene: era soprattutto una novità e insieme una liberazione.
Dopo, invece, aveva eccitato troppo la mia fantasia [ … ]. Il mondo rotola
melodiosamente dalla mano di Dio: ho avuto in mente queste parole di Verwey per
tutto il giorno. Anch’io vorrei rotolare melodiosamente dalla mano di Dio. E
ora buona notte.
-ETTY HILLESUM- Domenica 9 marzo. Diario 1941-1943, ADELPHI 2009.
( Ringrazio il maestro Piero per avermi regalato questo splendido libro)
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