PER LA DIFESA DELLA FAMIGLIA ITALIANA
lunedì, 1 marzo 2010
PER LA DIFESA DELLA FAMIGLIA ITALIANA
E’ difficile
trovare un regime il quale abbia speso tante parole sulla protezione della
madre, dei figli e della famiglia, quante ne ha spese il regime fascista in
Italia; e nello stesso tempo sono pochi i regimi che abbiano fatto tanto male
alla famiglia quanto ne ha fatto il regime fascista. Anche in questo campo,
quando si giudicano gli atti del regime fascista, bisogna metter da parte le
parole dei propagandisti e vedere la realtà. E la realtà è che il regime
fascista è sorto come il regime della guerra, per fare la guerra imperialista
di brigantaggio e di aggressione contro altri paesi ed altri popoli; ed un
regime che si fissa un simile proposito non può essere difensore né della
madre, né dei bimbi, né della famiglia; è, al contrario, un nemico acerrimo e
odioso della donna, dell’infanzia e della famiglia. Difendere e consolidare la
famiglia vuol dire, innanzi tutto, rafforzarne le basi economiche. E’ un fatto
che quanto più la disoccupazione, la miseria, le difficoltà dell’esistenza si
fanno sentire nella famiglia, tanto più la famiglia è scossa; al contrario,
quanto più il lavoro è sicuro e la mercede permette di provvedere una maggiore
quantità di alimenti e di oggetti di consumo, tanto più si stabilisce la
tranquillità nella famiglia e si rafforzano tutti gli altri elementi che
concorrono alla consolidazione di questa cellula della società umana. Ora, il
regime fascista perseguendo folli disegni di dominazione, ha immiserito sempre
più il paese, a profitto di alcuni gruppi ristretti di plutocrati. Il fascismo
non è mai riuscito a sanare la piaga della disoccupazione, non è mai stato
capace di immettere nella produzione e nelle varie attività del paese le
centinaia di migliaia di giovani che ogni anno chiedevano di lavorare; e si è
servito di queste masse di disoccupati, di spostati, per far pressione, sul
mercato della manodopera, ed abbassare i salari e gli stipendi di quelli che
lavoravano. Nello stesso tempo, il regime fascista gettava miliardi e miliardi
nelle spese militari, imponendo insopportabili saluti fascisti alla popolazione
delle città e delle campagne. Si comprende che una tale politica non poteva
rafforzare, ma indeboliva sempre più le basi economiche della famiglia
italiana, della famiglia dell’operaio, del contadino, dell’artigiano, del
piccolo esercente, dell’impiegato, del professionista. Ci si dice che il regime
fascista aveva istituito dei premi di nuzialità, delle indennità familiari e
creato delle colonie estive per i bambini. Ma tutto ciò non risolveva il
problema fondamentale, cioè del lavoro per tutti, della sicurezza e della
continuità del lavoro e del livello delle mercedi: anzi, le misure
sovraccennate, aventi piuttosto un carattere di beneficenza, tendevano a
nascondere la gravità della crisi della famiglia italiana. Un modesto premio di
nuzialità non serve a fondare una famiglia; le indennità familiari non
compensavano i bassi salari e non erano più pagate ai disoccupati; e alle
colonie estive veniva mandato un numero relativamente piccolo di bambini,
selezionati con un criterio non esente da favoritismi, e che al ritorno in casa
riprendevano a vivere la loro vita di privazioni. Bisogna ricordare che
Mussolini ha avuto il cinismo di fare l’apologia della vita grama e stentata.
Egli disse una volta che “ solo una umanità discesa al più basso livello di
vita è capace di grandi eroismi “.
L’umanità,
naturalmente, si infischiò di questa raccomandazione; ma Mussolini e il suo
regime hanno fatto di tutto per portare il popolo italiano al più basso livello
di vita, senza, però, ottenere quegli “ eroismi “ sui quali contavano. La
miseria, era, per il regime fascista, una “ molla “ per giustificare dinanzi ai
gonzi le sue avventure militari ed è stata una delle conseguenze più nefaste di
queste avventure. Ricordate cosa diceva Mussolini: “ la guerra è all’uomo come
la maternità alla donna “. Con questo falso e delittuoso principio, era mai
possibile consolidare la famiglia? Voi avete la chiave della politica
demografica del fascismo: fare dei figli per fare la guerra. Soltanto degli sciocchi
o degli scellerati potevano affermare che una tale direttiva immorale avesse
qualche rapporto con la difesa della donna e della famiglia. I fatti hanno
dimostrato abbondantemente che le guerre di conquista hanno semplicemente
portato allo sbaraglio la famiglia italiana. Il che poteva essere evitato, ad
una sola condizione: rovesciando in tempo il regime fascista impedendogli di
portare a compimento la sua politica antinazionale. Che ne è, oggi, della
famiglia italiana? Essa è insanguinata, lacerata. Il padre è separato dalla
moglie e dai figli sfollati. Molti membri sono assenti. Vi sono gli assenti che
non torneranno più: i morti, caduti per una causa vergognosa, indegna del
popolo italiano, deleteria per l’Italia. Vi sono gli assenti che trascinano
penosamente la loro vita di schiavi nelle fabbriche tedesche, sotto i
bombardamenti micidiali dell’aviazione alleata. Vi sono gli assenti,
prigionieri di guerra. Vicino ai vivi, in dolore e in miseria, c’è il mutilato,
l’inabile, il ferito, testimonianza viva e dolorosa della rovina della casa.
Dov’è la casa? Quanti non hanno più la loro casa e vanno vagando da una
località all’altra? La famiglia italiana è stata disgregata, sfasciata dal
fascismo che pretendeva, a parole, di esserne il difensore. La donna italiana è
stata ferita, umiliata; i bimbi, sono stati gettati nelle più dure privazioni e
nel terrore, resi orfani da un regime che pretendeva essere il loro tutelatore.
La sorte della donna, dell’infanzia, della famiglia italiana è l’aspetto più
drammatico della rovina alla quale il regime fascista ha portato l’Italia. In
essa si esprime nel modo più doloroso tutto il tragico della società italiana,
devastata da 21 anni di fascismo e dalla guerra tedesca, nella quale il
tradimento fascista ha finito col gettare l’Italia. Cosicché, il problema della
famiglia italiana è oggi in pieno, tragico, impellente, davanti alla nazione.
Esso non potrà essere affrontato e risolto dai moralisti dell’ultima ora. E’
uno dei problemi cardinali della società democratica italiana che deve uscire
dagli sforzi e dai sacrifici di tutto un popolo deciso a salvare le fonti
stesse della sua vita nazionale. Ed è, quindi, chiaro che il primo atto
necessario in difesa della famiglia è la guerra a morte contro i tedeschi che
vorrebbero ristabilire in Italia il regime nefasto del fascismo, è la guerra a
morte contro i responsabili di tutti i mali che si sono rovesciati sull’Italia:
i traditori fascisti mussoliniani. Se ogni guerra nella quale è in gioco la
libertà e l’indipendenza della patria è sempre, nello stesso tempo, una guerra
in difesa della famiglia, che è la cellula prima della patria, la guerra
antitedesca ed antifascista attuale del popolo italiano e la vittoria in questa
guerra, sono la condizione perché la famiglia italiana sia salvata dallo
sfacelo, trascinando con sé tutta la vita italiana. Per ridare stimolo,
fiducia, coesione a tutte le energie nazionali, bisogna che il popolo abbia
dinanzi a sé una prospettiva di resurrezione. Questa prospettiva esiste.
E’ nella libertà e
nella indipendenza del paese, conquistate col sacrificio e col sangue del
popolo, e nella instaurazione di un regime popolare, il solo capace di sanare
le profonde ferite materiali e morali del paese. In questa opera immensa la
famiglia italiana ritroverà le sue basi e dalla sua forza trarrà alimento e
vigore tutta la nazione. E la dolorosa esperienza del passato darà nuove
ragioni per il riconoscimento dei diritti economici, civili e politici della
donna italiana, nel quadro delle libertà democratiche di tutto il popolo.
Giacché se è vero che la rovina dell’Italia è cominciata, in sostanza, il
giorno in cui tutte le libertà popolari furono conculcate dal fascismo, è
altrettanto vero che non può edificarsi una solida democrazia senza il concorso
diretto della donna, alla quale vengano riconosciuti gli stessi diritti degli
uomini nella vita economica e produttiva, nella vita civile e nella vita
politica. La partecipazione della donna alla vita del paese è un atto di
giustizia, ed è un fatto necessario. L’esperienza italiana ha dimostrato che la
donna e la famiglia non si difendono nell’oppressione politica e con le
chiacchiere dei demagoghi. Fare della donna una cittadina libera, con diritti
eguali agli uomini, responsabile di fronte al popolo, come tutti i suoi membri,
è un mezzo sicuro per ricostruire e consolidare la famiglia su salde basi e
farne il fondamento di uno Stato democratico forte e progressivo, baluardo
della libertà e dell’indipendenza del popolo e della patria.
INDOVINA L’ INDOVINELLO:
DOVE E IN CHE ANNO
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RARITA’
Un vecchio. Ormai spossato e curvo,
deformato dagli anni e dagli abusi,
lentamente cammina per la via.
Pure, com’entra in casa, per celarvi
il suo sfacelo e la vecchiezza, medita
la sua presa superstite fra i giovani.
Adolescenti dicono i suoi versi.
Trascorrono in quegli occhi vivi le sue visioni.
E’ sua l’epifania della bellezza
di che le sane, voluttuose menti,
le sode, armoniose carni fremono.
-Costantino Kavafis-
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