SPERANZA

venerdì, 12 febbraio 2010

SPERANZA

Il venerdì il babbo mi portava al Circolino a Casotti (località del Comune di San Miniato che tutti conoscevano come la piccola Russia). La mamma parlava con le amiche e, mentre mi inzaccheravo con il gelato, giocavo con gli altri bambini. Nella saletta delle riunioni il babbo, operaio conciario, leggeva Gramsci ad alta voce: Che fare dunque? Da che punto incominciare? Ecco: secondo me bisogna incominciare proprio da questo, dallo studio della dottrina che è propria della classe operaia, che è la filosofia della classe operaia, che è la sociologia della classe operaia, dallo studio del materialismo storico, dallo studio del marxismo. Ecco uno scopo immediato: riunirsi, comprare dei libri, organizzare lezioni e conversazioni su questo argomento, formarsi dei criteri solidi di ricerca e di esame e criticare il passato, per essere più forti nell’avvenire e vincere. Dobbiamo, in tutti i modi possibili, aiutare questo tentativo, leggere, studiare, capire. Noi non conosciamo l’Italia. Peggio ancora: noi manchiamo degli strumenti adatti per conoscere l’Italia, così com’è realmente e quindi siamo nella quasi impossibilità di fare previsioni, di orientarci, di stabilire delle linee d’azione che abbiano una certa probabilità di essere esatte. Non esiste una storia della classe operaia italiana. Non esiste una storia della classe contadina. Che importanza hanno avuto i fatti di Milano? Che significato ha avuto in Italia il sindacalismo? Perché dove ci sono anarchici ci sono anche repubblicani? Che importanza e che significato ha avuto il fenomeno del passaggio di elementi sindacalisti al nazionalismo prima della guerra libica e il ripetersi del fenomeno su scala maggiore per il fascismo? Basta porsi queste domande per accorgersi che noi siamo completamente ignoranti, che noi siamo disorientati. Sembra che in Italia non si sia mai pensato, mai studiato, mai ricercato. Sembra che la classe operaia italiana non abbia mai avuto una sua concezione della vita, della storia, dello sviluppo della società umana. Eppure la classe operaia ha una sua concezione: il materialismo storico; eppure la classe operaia ha avuto dei grandi maestri – Marx, Engels – che hanno mostrato come si esaminano i fatti, le situazioni, e come dall’esame si traggono gli indirizzi per l’azione. Ecco la nostra debolezza, ecco la principale ragione della disfatta dei partiti rivoluzionari italiani: non avere avuto una ideologia, non averla diffusa tra le masse, non avere fortificato le coscienze dei militanti con delle certezze di carattere morale e psicologico. Come meravigliarsi che qualche operaio sia divenuto fascista? Dobbiamo studiare con grande volontà. Quanto meno finora si è fatto, tanto più è necessario fare, e con la massima rapidità possibile perché i fatti incalzano… il professore, si alza in piedi: in me omnis spes mihi est! Sì, cari compagni, prosegue traducendo: Solo in me sta ogni speranza! E continua: Ognuno deve sforzarsi, per proprio conto, leggere, studiare, capire, poi confrontarsi con gli altri e, uniti, tutti assieme, vedere cos’ è possibile fare per il nostro interesse, per l’interesse comune, nel nostro piccolo, qui a Casotti, per i lavoratori, per gli ultimi, per gli sfruttati… Va bene, dice il babbo, ora è tardi, ritroviamoci venerdì prossimo per un’altra lettura… guardate il bimbo come pedala… ha imparato bene e… come passa e ripassa sotto al tavolo! Dai, fagli una fotografia, sbrigati!

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LIBRI IN FILASTROCCA
I miei libri sanno a memoria
qualsiasi storia:
sanno quella degli indiani,
dei pellirossa e degli africani,
dei pirati, dei corsari,
dei beduini che vanno nel deserto
a cavallo dei cammelli e dei dromedari.
Loro sanno tutti i perché:
perché la luna scompare
in fondo al mare,
perché la neve cade
e dove vanno a finire tutte le strade.
Sui miei libri ci sono pure le figure:
a sfogliarli, come niente
si conosce tutta la gente.
Se in casa sono solo, non mi lagno:
con la mia libreria
io sono sempre in buona compagnia.
-Gianni Rodari-



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