MIO CARO PAPA’
giovedì, 18 febbraio 2010
MIO CARO PAPA'
La tua lettera è giunta ieri sera a proposito, cominciavo a spazientirmi perché ci avevano distribuito la carta da lettera ieri mattina e io vorrei sempre avere delle lettere a cui rispondere. La posta l’ultima volta era partita molto in ritardo. Attendo sempre febbrilmente le notizie dalla zona libera, chissà che non ne riceva anche stasera. Certo che puoi mettere un libro dentro un pacco, anche se contiene alimenti. Ma non metterne più di uno. A proposito, avrai certamente molto presto la visita dei migliori amici di una mia compagna carissima. Te ne ho parlato nell’ultima lettera che ti ho mandato, ti ricordi?, quella signora ingegnere che sta leggendo con me il libro di filosofia di Nadia (mi spiega i passaggi difficili in una maniera sorprendente). Ti porteranno dei libri da mandarmi. Per favore, vorrei che nel prossimo pacco della biancheria aggiungessi anche due piccole coperte grigie che si trovano nel nostro appartamento. Non è per me, io non ho per niente freddo, è per la mia amica Irma che non osa e non può rivolgersi ai suoi amici e di notte gela perché dorme vicino alla finestra aperta. Te ne ringrazio in anticipo. Grazie con tutto il cuore anche degli zoccoletti con la pelliccia che mi hai mandato, li trovo molto graziosi, ho apprezzato il tuo pensiero e la delicatezza delle tue attenzioni. E’ incredibile il caldo che tiene la pelliccia. Le calze che mi hai messo mi hanno proprio fatto ridere. Calze da uomo! Credo che te le rimanderò indietro nel mio prossimo pacco di biancheria, perché a ben vedere non ne ho quel gran bisogno, per cui non ha senso che mi tenga qui delle cose che a te possono essere utili. In questi giorni il tempo è radioso. Il cielo di Drancy è di un azzurro che incanta. Immagino che anche a Parigi sia più o meno così. E a Lione? Mi fa felice l’idea di ricevere presto una tua fotografia, era un pezzo che ne reclamavo una! Anche Nadia, Paulette e Charlot possono mandarmene. L’essenziale è che non portino dediche. Ti faccio la promessa di dirti in tutta sincerità come ti trovo. Ho avuto altre notizie di Albert da una compagna di scuola che era presente al momento della sua deportazione. Sembra che una prima volta fosse riuscito a sfuggire. Corrono voci che la Croce Rossa svizzera fornisca notizie dei deportati e che i dati siano ufficiali. É vero? E se è così, per caso sai qualcosa della sorella di Paulette o di Albert? Povera Paulette, penso spesso a lei e a sua madre. E’ strano che tu creda ancora ad una mia prossima liberazione; per quanto mi riguarda, quasi non ci penso; ma quando me la immagino è solo insieme a tutti gli altri e allora sì che spero, spero, con tutte le mie forze. Dunque sono stati quelli del quarto piano a scrivere la lettera anonima? Lo terrò bene a mente. Sono tre mesi ad oggi che sono a Drancy, quattro mesi e mezzo che non so cosa voglia dire essere liberi, mio povero papà. Però che razza di storia. Quasi ogni momento con una intensità allucinante riaffiorano vividi i ricordi di prima. Qualche volta arrivo perfino ad avere la sensazione di essere in piena libertà. Come stanno le mie amiche? Spero che stiano tutte bene. Penso spesso a loro. Come questa mattina, al risveglio. Monique, Ada, Thérèse, Arlette, Michelle, a tutte ti prego di portare il mio ricordo più affettuoso. Le lezioni procedono sempre bene. Si studia la sera dalle sette e un quarto alle otto e un quarto. L’altra sera abbiamo avuto il privilegio del latte, non freschissimo, ma pur sempre delizioso. Mi sono rimpinzata. Ti disturbo ancora per una cosa. Si tratta di questo: da oggi è permesso tenere dei fornellini per scaldare e del meta per alimentarli. Se ti fosse possibile inviarmene uno, ne sarei felicissima; ma sembra che sia piuttosto difficile trovarli; perciò se questo dovesse crearti complicazioni, non insistere, qualche soluzione alternativa la trovo.
Louise Jacobson, mercoledì 13 gennaio 1943, dal liceo ad Auschwitz, l’unità 1996.
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