ELOGIO DEL CINICO
lunedì, 4 gennaio 2010
ELOGIO DEL CINICO
Voglio fare l’elogio del cinico. Voglio fare l’elogio del cinico, l’elogio
del cerebrale, l’elogio del senza-cuore. Voglio scriverlo e stamparlo su questo
giornale, il quale, come tutti sanno, è tagliato sul figurino di Mosca e pagato
in sonanti rubli moscoviti, ma pure si pubblica in una delle cento città
d’Italia, e viene scritto e letto nella lingua che parlano 40 milioni di
italiani. Voglio scrivere l’elogio del cerebrale, quantunque sappia che in
questa città, e nelle altre 99 che ridono sotto il bel sole d’Italia, nelle
scatole craniche di 40 milioni di cittadini, la massa cerebrale si è ormai
atrofizzata e al posto di essa vi è un solo, grande, enorme muscolo cardiaco,
che palpita e vibra con la sensibilità della corda di un mandolino, ed è
tenero, estremamente tenero, tenero e dolce come il sorriso di una donna di
quelle che vivono e amano sotto questo bel sole e sotto questo bel cielo.
Voglio fare l’elogio del senza-cuore, dell’uomo che ha avuto il coraggio di
strapparsi dal petto e di gettar lungi da sé questo ingombrante noioso muscolo,
troppo caro ai poeti d’una volta, ai politici di oggi, e alle donne di tutte le
età, l’uomo che ha avuto il coraggio di fare ciò in questo paese fatale, dove
tutti gli occhi diventano umidi e tutti i petti si gonfiano e tutte le bocche
sospirano quando un mandolino e una chitarra accompagnano per le vie l’ultimo
stornello di Piedigrotta, lungo e pietoso come il miagolio di un gatto in amore
e come il discorso di un socialista unitario.
Voglio fa l’elogio del cinico, di colui che ha riso del dolore di suo padre
e del pianto di sua madre, e ha scrollato le spalle al vedere il ventre di un
bambino squarciato dalla baionetta di un soldato ubriaco, e non ha contato i
morti che incontrava sul suo cammino, e non ha ascoltato il gemito dei
moribondi. Tutto questo vorrei fare… Compagni che leggete l’Ordine nuovo, non
vi scandalizzate voi della cosa? non forse un brivido di orrore e di ribrezzo
correrà anche per la vostra schiena, al sentire le cose che io vi dirò?
Perch’io son uno di quelli, vedete. Son tutto cervello, tutto circonvoluzioni
che si intersecano e sovrappongono con una precisione anatomica e algebrica da
farvi rabbrividire. E questo mio cervello è una macchina, che non cessa mai –
tic, tac, tic, tac – di procedere, fredda, implacabile, come se una molla
segreta – di acciaio – la spingesse avanti. Così è il mio cervello e il cuore;
non cercate il mio cuore, perchè al posto di esso non ci troverete nulla, o
forse sì, ci troverete la somma delle mie teorie, un libro arido e freddo: gli
Statuti della Terza Internazionale, o La filosofia della pratica, oppure,
perchè no, L’evoluzione creatrice di Enrico Bergson.
Orrore! Orrore! Ardente nostra giovinezza, che avesti sete soprattutto di
verità e di chiarezza e di precisione e di dirittura, giovinezza nostra
appassionata, che sognasti una passione la quale non ti accecasse ma ti
rendesse meglio capace di comprendere il vero e di attuarlo nel mondo, dove sei
andata a finire? Nel battito freddo instancabile – tic, tac, tic, tac – di
questo orologio che è il nostro cervello, nella piccola libreria che si cela
nel nostro cuore. No, compagni, amici che leggete l’Ordine Nuovo io non vi farò
l’elogio del cinico, ma piglierò anch’io mandolino e chitarra e andrò per le
vie ricantando l’ultimo stornello di Piedigrotta e l’ultimo articolo di un
socialista unitario, e ripeterò a me stesso che noi siamo tutti italiani, e
tutti fratelli e tutti compagni, tutti teneri e dolci e mansueti e lacrimosi come
erano una volta i poeti, come sono oggi i politici, come sempre sono state e
saranno le donne. Anch’io, anch’io, anch’io, anch’io sono italiano, e per la
nota tremula e languida di un mandolino vi cedo tutta la precisione, e per una
lacrimuccia vi do ogni chiarezza e ogni dirittura di pensiero e di azione,
anch’io sono italiano, e sono sentimentale e tenero e dolce come una giuncata e
come il riso di una donna, di una delle donne che ridono e amano sotto questo
bel sole e sotto questo bel cielo.
Abbasso i senza-cuore, compagni, ed evviva il cielo e le donne e i politici
della Italia bella.
INDOVINA L’ INDOVINELLO
DA CHI E IN CHE ANNO
E’ STATO SCRITTO QUESTO
ARTICOLO ?
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