COMUNISTI E CATTOLICI
lunedì, 18 gennaio 2010
COMUNISTI E CATTOLICI
Noi siamo un movimento che combatte per rinnovare il mondo in nome del
lavoro. Nessuno può chiedere a questo movimento – si esprima esso in una
organizzazione politica o in una organizzazione sindacale, oppure si esprima
nell’attività di un potere che sta alla testa di uno Stato – nessuno può
chiedere a questo movimento di sopprimere se stesso. Questo vorrebbe dire
chiedere agli uomini, alle masse che compongono questo movimento, di rinunciare
a vivere e pensare. Noi non chiediamo al mondo cattolico di cessare di essere
il mondo cattolico. Noi avanziamo quella dottrina che è stata giustamente
presentata come dottrina della possibilità di convivenza e di pacifico
sviluppo, e indichiamo quali sono le conseguenze che devono essere ricavate
oggi da una applicazione di questa dottrina nel campo dei rapporti interni di
un solo Stato. Tendiamo cioè alla comprensione reciproca, tale soprattutto che
permetta di scorgere che esiste oggi un compito di salvezza della civiltà, nel
quale il mondo comunista e il mondo cattolico possono avere gli stessi
obiettivi e collaborare per raggiungerli. Se scendiamo, ora, alle questioni
politiche contingenti, una prima conseguenza che a noi si impone è che non
possiamo condurre nessuna azione attorno a un determinato tema della CED senza
collegarci strettamente alla necessità vitale di creare questo grande movimento
per la salvezza della nostra civiltà dal pericolo, dalla minaccia che incombe
su di essa. Non si separano le due questioni. Spezzare l’Europa in due e dare
ai militaristi tedeschi una egemonia sull’Europa significa creare le
condizioni, nell’Europa stessa, di quella rottura e di quel conflitto che oggi,
dato che alla testa di una delle parti sarebbero gli imperialisti americani, ci
porterebbe presto o tardi a quella catastrofe che sopra abbiamo descritto. Il
problema è uno solo. La CED è, oggi, la traduzione in pratica in Europa della
politica imperialistica americana e il passo concreto che l’America vuole
imporre a un determinato gruppo di Stati europei per metterli sulla strada
americana, e noi sappiamo dove la strada americana oggi porta. Diciamo
chiaramente dove porta questa strada, e sarà chiaro a tutti qual è il
significato concreto sia della CED che della lotta contro di essa alla quale
chiamiamo tutti i cittadini. Poste così le cose, molto più agevole si presenta
un’azione che tenda a inserire le masse decisive del popolo italiano, che sono
essenzialmente socialiste e comuniste da una parte e cattoliche dall’altra, nel
grande movimento di cui auspichiamo l’attuazione si scala mondiale.
Naturalmente, anche le cosiddette forze intermedie hanno un valore. Quando però
usciamo dai particolari e cerchiamo di vedere le linee generali del movimento
odierno, il peso di queste forze intermedie ci appare sempre più piccolo.
Saragat conta poco, poco contano i nostri ultimi liberali di fronte ai due
campi sterminati che oggi occupano così gran parte del mondo. Potranno avere un
valore, certo, anche queste forze intermedie, se comprenderanno che anche a
loro si pone il compito di salvare il genere umano dalla distruzione. Certo è
però che una soluzione di salvezza sarebbe senz’altro raggiunta, ove si
riuscisse a trovare un comprensivo contatto tra il mondo socialista e comunista
e il mondo cattolico. Quello che ho detto sinora significa che ritengo
possibile in Italia fare grandi passi in avanti in questa direzione. Non sono
in nessun modo d’accordo con una opinione la quale consistesse nel dire che
l’avvento del governo Scelba e il ritorno a una posizione di governo sanfedista
chiudano la prospettiva delle azioni unitarie che già abbiamo incominciato a
realizzare. Bisogna ben precisare i giudizi, a questo proposito, perché alle
volte accade che coloro stessi i quali considerano che esista questo
sbarramento sono poi quelli che sbagliano completamente nel giudicare il modo
come si è sviluppata la situazione italiana dal mese di giugno ad oggi. Mi
hanno detto che ci sarebbero dei compagni i quali considerano che la situazione
transitoria che si creò nel periodo di governo Pella sarebbe stata per il paese
peggiore della situazione attuale. E’ un assurdo. Ragionare così vuol dire
avere completamente perduto il metro di giudizio marxista, il quale parte
sempre dall’esame delle cose concrete, delle cose come accadono. Può darsi che
in quella situazione fosse più difficile a questi compagni elaborare una buona
politica comunista. Questo lo ammetto, ma questo è soltanto un limite dei
compagni che danno questo giudizio. Fatto sta che in quel periodo, non in
conseguenza di quello che Pella volesse, ma in conseguenza del voto del 7
giugno e delle sue ripercussioni immediate, si assistette a un tentativo, anche
se fatto male, di impostare in qualche modo una politica nuova nei confronti
delle grandi potenze imperialistiche che hanno spadroneggiato in Italia sotto
De Gasperi. In pari tempo furono introdotti nel paese alcuni elementi di
distensione interna, che sembrava dovessero rendere più facile giungere a seri
accordi positivi per ottenere risultati che sono vitali per il popolo italiano.
Oggi la situazione è peggiore anche di quella che esisteva sotto i governi De
Gasperi, e dobbiamo dirlo apertamente. L’attuale governo Scelba-Saragat tende a
peggiorare la situazione del paese esasperandone tutti i rapporti interni. Si
tende cioè a passare da un orientamento anticomunista prevalentemente
propagandistico a un vero e proprio maccartismo, cioè a un intervento
organizzato delle autorità dello Stato, con misure amministrative in tutti i
campi, per applicare una linea non soltanto reazionaria conseguente, ma per
trasformare profondamente i rapporti politici e sociali tra i cittadini e lo
Stato e tra i diversi gruppi che esistono nel paese. Il blocco che attualmente
è alla testa del governo è già un blocco reazionario di tendenza estremista e
attorno ad esso, alla sua ombra, lavorano forze che tendono a renderlo in modo
aperto anche più reazionario di quanto non sia ora, dando di nuovo vita e
ponendo alla testa del paese quella unità di forze monarchiche, clericali e
fasciste, o di tipo fascista, che devastò l’Italia e la portò alla rovina nei
decenni passati.Prima di tutto si tende a porre fine, di fatto, alle libertà
costituzionali per i lavoratori. In tutta una serie di grandi fabbriche le
libertà costituzionali per gli operai sono già soppresse o in via di
soppressione, e soltanto con una lotta tenace si possono difendere. Tutte le
altre libertà sono minacciate. E’ di ieri, per esempio, la disposizione del
questore di Roma che impone ai proprietari delle tipografie, sotto pena di
ritiro della licenza, di consegnare alla questura, per una censura preventiva,
una copia di tutte le pubblicazioni periodiche, fatta eccezione dei quotidiani
e dei grandi settimanali. Il proprietario della tipografia ha l’obbligo di non
consegnare il materiale stampato se prima non è stato dato il visto dalla
questura. Si tratta di una soppressione di fatto della libertà di stampa. Una
misura analoga era stata introdotta dal famoso progetto di De Gasperi per la
stampa e dette luogo ad una protesta alla quale si associarono i liberali,
socialdemocratici, repubblicani, uomini di tutti i partiti. Oggi liberali e
socialdemocratici sono nel governo che attua una misura simile senza avere
dietro a sé alcun provvedimento che sia riuscito a strappare alle assemblee
parlamentari. Più grave ancora è la tendenza alla esasperazione di tutti i
conflitti sociali. Non è un caso che ieri e oggi abbiamo avuto a Roma uno
sciopero dei trasporti pubblici che ha pesato su tutta la popolazione, ma che
poteva essere evitato attraverso un intervento delle autorità governative.
Questo intervento fu sollecitato dalle organizzazioni operaie di tutte e tre le
correnti, ma non ebbe luogo solo perché vi si oppose il presidente del
consiglio, mentre il ministro del lavoro era favorevole. Si tende ad esasperare
tutti i conflitti sociali e politici perché si vorrebbe giungere, attraverso
questa esasperazione, a un totale capovolgimento reazionario della situazione
del paese. E’ evidente che ci troviamo di fronte a un’azione conseguente, la
quale si sforza di tradurre nella realtà italiana le direttive del maccartismo,
a spingere cioè l’Italia sempre più pericolosamente avanti, per la strada
americana che noi sappiamo dove porti. Così deve essere giudicata la situazione
attuale. Ma appunto perché la giudichiamo a questo modo, sappiamo che essa apre
nuovi orizzonti alla nostra lotta in difesa delle condizioni del lavoro, per il
libero sviluppo delle organizzazioni dei lavoratori, in difesa delle libertà
democratiche elementari, di tutte le libertà che sono scritte nella
Costituzione, per il miglioramento delle condizioni di esistenza dei
lavoratori, del ceto medio, per attuare quelle riforme sociali di cui l’Italia
ha bisogno.L’orizzonte si fa più ampio, più attraente, più ricco di sviluppi.
Non vi è lotta che riempia di entusiasmo l’animo degli uomini come la lotta per
la libertà. Non si tratta di difendere noi, le nostre organizzazioni, le nostre
sedi. Si tratta di denunciare a tutti la minaccia che su tutti incombe. Si
tratta di smascherare un indirizzo politico che tende a far precipitare il
nostro paese sempre di più sulla via della scissione interna, della
esasperazione di tutti i conflitti, della distruzione delle possibilità di
sviluppo pacifico della nostra civiltà. Si tratta di risvegliare, di smuovere,
di organizzare tutti coloro i quali vedono questo pericolo e sono disposti a
combattere contro di esso. Ed è qui che l’orizzonte si estende, che va al di
là, molto al di là di quei gruppi che sino ad ora abbiamo raggiunto. Nel campo
della difesa della libertà noi, alle volte, siamo troppo timidi, accettiamo
troppo tranquillamente divieti, proibizioni, interventi illegali delle autorità
amministrative, del governo. Naturalmente, non dico che, ogni volta si debba
ricorrere alle armi supreme; ma dico che ogni volta bisogna riuscire a trovare
il modo di rendere consapevole il numero più vasto possibile di cittadini di
quello che sta avvenendo e chiamarli alla protesta, al lavoro, al movimento per
impedire che questo avvenga. Una volta, a Camillo Prampolini – che voi sapete
quanto fosse un uomo tranquillo – proibirono una conferenza che doveva tenere
nella sua città. Cosa fece quest’uomo? Non stette quieto. Si mise a passeggiare
per la città, la domenica mattina, fermando tutti i suoi amici via via che li
incontrava ed esponendo loro il contenuto della conferenza che gli avevano
proibita. Ogni volta che parlava, la gente si raccoglieva intorno, si formava
un assembramento, il traffico veniva sospeso. Dovettero far uscire dalle
caserme i soldati per sgombrare la pubblica via, ma in questo modo tutta la
città venne mobilitata contro quello che era un sopruso commesso dalle autorità
amministrative. Noi abbiamo dimenticato queste forme di lotta più semplici, ma
più efficaci.Dobbiamo saper condurre il nostro lavoro in tutte le forme
necessarie, sviluppando tutte le iniziative che qui sono state indicate e tutte
quelle che la situazione richiede. Da un lato lavorare per una estensione
sempre più grande della nostra influenza sulle masse lavoratrici e sulle masse
dei cittadini, partendo dalla classe operaia, dalle fabbriche, dai contadini
lavoratori. Questo processo è in corso. Fino ad oggi non abbiamo nessuna
indicazione da cui si possa dedurre che vi è un arresto nella estensione della
nostra influenza. Però è un processo lento, che non ancora assume carattere
travolgente, anche perché vi è la resistenza organizzata delle forze
reazionarie e delle autorità governative. Ma oltre a questo esistono forze a
cui noi possiamo rivolgerci, che sono schierate oggi in campo avverso a noi ma
che hanno in sé, o dicono di avere in sé, qualche cosa di progressivo. Queste
forze esistono e noi dobbiamo saperle individuare. Le più importanti di esse
sono forse oggi da cercare nel campo cattolico. Esiste senza dubbio un
movimento, nel campo cattolico, che parte dalla base, arriva ai quadri
intermedi, ed ha una sua espressione alle volte persino nelle assemblee
parlamentari. Si tratta di un movimento il quale è contrario, in sostanza,
anche se non lo è in modo aperto e conseguente, alle direttive che vengono
seguite, nel campo interno e in quello internazionale, dai responsabili della
politica di oggi. Noi dobbiamo fare il necessario per aiutare il pronunciarsi
di queste forze, il loro affermarsi. Dobbiamo aiutare le loro iniziative.
Dicono che noi saremmo l’ostacolo al mutamento della situazione perché abbiamo
un patto di unità coi socialisti. Fino ad un accordo coi socialisti, dicono
alcuni, ci arriverebbero per dare scacco alla reazione, ma siccome i socialisti
sono alleati nostri non se ne può far nulla. Saremmo dunque noi coloro che
impediscono il progresso, le aperture a sinistra e cose simili. Un tale
argomento è assurdo, soprattutto quando viene dai dirigenti di un partito come
quello democristiano, che proclama di essere interclassista, nel quale cioè
dovrebbero stare assieme il grande proprietario di terra, il grande industriale
e i lavoratori sfruttati. Come osano, i fautori di questo interclassismo,
protestare e levare scandalo per l’alleanza di socialisti e comunisti, cioè di
forze che hanno la stessa origine sociale? E’ evidente che l’argomento non
regge, ma noi siamo disposti a fare tutto il necessario perché anche sotto
questo aspetto le cose risultino sempre più chiare.Io credo che il nostro
Comitato centrale debba dire chiaramente che è d’accordo con la posizione che è
stata espressa dal compagno Nenni nella sua relazione al Comitato centrale del
suo partito, dove dice che i socialisti sono disposti a fare ciò che è necessario
perché venga superato questo ostacolo, senza che sia distrutta quella
fraternità e quella unità che non possono non esistere fra due movimenti i
quali sorgono dalla stessa classe e sono animati dagli stessi ideali. Nel campo
parlamentare domani queste questioni potrebbero ancora una volta presentarsi.
Perciò è bene sia detto chiaro che noi non abbiamo mai pensato che il patto che
ci unisce al partito socialista possa diventare un ostacolo a trovare quelle
posizioni parlamentari che aprono davanti all’Italia finalmente una via
diversa, che non sia la via dell’odio di classe divenuto strumento di governo,
della scissione permanente della nazione e del mondo, ma sia una via di
distensione internazionale ed interna, di libertà e di progresso sociale, ed eviti
che l’Italia sia una pedina di quelle forze imperialistiche americane che oggi
concretamente spingono verso la distruzione di tutta la nostra civiltà. Mi
auguro che da questo Comitato centrale esca, per tutte le questioni che
esaminiamo, un maggiore slancio nella direzione fondamentale che ho indicato,
per riuscire a trovare un contatto tra il mondo comunista e il mondo cattolico,
tale che ci consenta di dare un contributo decisivo per salvare la civiltà
umana minacciata e in pericolo.
INDOVINA L’ INDOVINELLO
DA CHI E IN CHE ANNO
E’ STATO PRONUNCIATO
QUESTO STRALCIO DI DISCORSO?
**********************
Commenti
Posta un commento