CACCIA&PESCA
sabato, 23 gennaio 2010
CACCIA&PESCA
Scostati, mi disse il babbo, e colpì con l’accettino la canna di Bambù.
L’aveva scelta di media grandezza: non troppo pesa né troppo lunga, giusta per
me. Tornati a casa, nella capanna di dietro, ebbe inizio il lavoro di
creazione. Tieni qui e, preso il metro, quello da sarta di mamma, misurò tutta
la canna: cinque metri e otto centimetri, bene! Misurò un metro e mezzo, fece
un tratto incidendo la canna con il coltello, ripeté l’operazione per altre tre
volte; l’ultimo tratto, quello della cima, veniva più lungo, ma andava più che
bene per la sua funzione da cannino molto flessibile ed elastico. Ora tieni
forte e, preso il seghetto da legno, tagliò in quattro parti la canna. Accese
una Nazionale esportazione senza filtro, fece un lungo peo, soffiò in aria
l’intenso fumo, poi, con lo stesso cerino, sciolse la ceralacca rossa e con un
cordino avvolse strettamente le estremità tagliate della canna; ogni operazione
era saldata e raffreddata da un brusco soffio del peo sulla ceralacca. I
quattro pezzi di canna sistemati e, infilati l’uno nell’altro, formavano
veramente una bella canna da pesca; prese il rocchetto della lenza, la legò
alla base dell’attaccatura del cannino e, giro-giro la portò fino alla
estremità dove, con altri tre nodi, fissò ancora la lenza; alzò la canna fece
scorrere il rocchetto di lenza sino alla base, ne allungò altre cinque o sei
palmi e la tagliò. Passami il galleggiante, quello verde-rosso e lo infilò con
la lenza, lo fece scorrere fino alla metà della canna; prese un amo di media
grandezza, da anguilla, con esperte movenze delle mani, in punta di dita, lo
annodò saldamente alla estremità della lenza, alla distanza di dieci dita fissò
un piombino; infilò con delicatezza la punta dell’amo nel pezzetto rettangolare
di sughero, vi avvolse la lenza, smontò nei quattro pezzi la canna, con un
elastico fissò il sughero alle canne, legate insieme con un paio di spaghi. L’
armatura era pronta. Ora, disse il babbo, andiamo a caccia di beci; in fondo ai
campi, Rosindo teneva la concimaia, con la paletta ebbe inizio la caccia al
lombrico: ne catturai, scacciando le golose galline e un passerotto
svolazzante, quasi un barattolo pieno; l’Arno ci aspetta, andiamo! Tommy,
correndo dietro al motorino, abbaiava scondinzolando.
Sognai un mondo senza deboli e grassisenza dollari, senza franchi e pesete,dove non c'erano frontiere, non c'eranogoverni bugiardi,non c'erano missili e giornali che puzzano.Sognai un mondo dove ancora tutto primordialmentesi arriccia come un ciliegio selvatico alla rugiadagremito di usignoli e di tordi,dove tutti i popoli erano in fratellanza e parentela,dove non c'era la calunnia, non c'era l'oltraggio,dove l'aria era pulita come di mattinasul fiume...-E. Evtuscenko-
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