DOLCE

lunedì, 7 settembre 2009

DOLCE

E’  uno  dei  cinque  gusti  ed  è  universalmente  riconosciuto   come    esperienza   piacevole;   produce un’ impressione gradevole ai sensi e allo spirito; in particolare in musica è l’ indicazione espressiva che prescrive un’ esecuzione morbida e distesa ma non necessariamente una sonorità limitata e contenuta. Si definisce dolce anche la gamma di torte, budini, creme, paste, pasticcini; oppure dolce-forte, salsa piccante dolce e salata insieme, utilizzata soprattutto per insaporire piatti di cacciagione. Nella storia, la prima forma di cui si ha notizia, è quella di canna da zucchero, che rimase per molti secoli l’unico tipo di dolcezza possibile. Si ritiene che sia stata portata dagli abitanti delle isole polinesiane  in Cina e  in  India. I persiani di Dario I trovarono coltivazioni di un vegetale da cui si ricavava uno sciroppo denso, dolcissimo ed energetico; portarono le piante con loro fino al Medio Oriente. E’ di Alessandro Magno la notizia che nei territori orientali si trovava un “miele che non aveva bisogno di api“. Furono però gli arabi che ne estesero la coltivazione nei loro territori. Genovesi e veneziani iniziarono ad importare modeste quantità di ciò che veniva chiamato sale arabo. Federico II provvide a far coltivare la canna da zucchero in Sicilia, ma lo zucchero restò per molto tempo una spezia rara e preziosa, venduta dagli speziali e dai farmacisti a carissimo prezzo come medicina in uso per sciroppi, impacchi ed enteroclismi. Solo i ricchi potevano permettersi di usarlo come dolcificante anche se il suo “surrogato”, il miele, non era certo prodotto in quantità tali da poter comparire sulla tavola della popolazione come un dolcificante di tutti i giorni.

 Perciò la pulzella percepisce il ricco dolce?

 “ Simile a un dio mi sembra quell’uomo
che siede davanti a te e da vicino
ti ascolta mentre tu parli
con dolcezza
e con incanto sorridi. E questo
fa sobbalzare il mio cuore nel petto.
Se appena ti vedo, subito non posso
più parlare:
la lingua si spezza
un fuoco
leggero sotto la pelle mi corre:
nulla vedo con gli occhi e le orecchie
mi rombano:
un sudore freddo mi pervade: un tremore
tutta mi scuote:
sono più verde
dell’erba; e poco lontana mi sento
dall’essere morta.
Ma tutto si può sopportare… “
                             
- SAFFO -




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