FIRENZE SBUDELLATA

FIRENZE SBUDELLATA

(Ricordo da un racconto di Tommy detto Tom)

Balconi, adornati di pampini e glicini in fiore; Stanotte schiudetevi ancora, ché passa l'amore; Germogliano le serenate: Madonne, ascoltate, son mille canzon; Un vostro sorriso è la vita; La gioia infinita, l'eterna passion : così cantava l’indimenticabile Claudio Villa in “Firenze sogna”. Il grande Ivan Graziani con "Firenze (canzone triste)" cantava la fine di una storia d'amore tormentata, intrecciata con il ricordo di un triangolo amoroso tra studenti universitari; il protagonista resta solo nella città, trasformata in un simbolo di nostalgia e malinconia, dopo che l'amata se n’è andata. Invece, poi, la splendida città museo giardino piena di sensibilità, di romanticismo, di amori e di passioni, d’infinita molteplice istruzione, di arte, di cultura e politica progressista viene aggredita dal modernismo reazionario incivile pieno soltanto di velocità insensata, insipida e velenosa. La tranvia tortura Firenze e deturpa e violenta lo splendido corpo. Firenze senza cuore né anima viene ridotta a puzzolente formaggio groviera.

-Renzo Mazzetti- (Sabato 14 Febbraio 2026 h.13,31)



FIRENZE D'AMORE
(Ricordo da un racconto di Tirella)
Dalla televisione si sentì una voce conosciuta,
la bottega si fermò e Gabrio restò con la barba mezza fatta e guardò,
riflesso nello specchio, lo schermo con l'immagine del papa.
Tutti ascoltarono le parole: Umiltà, disinteresse, beatitudine;
la vita si decide nella capacità di porsi domande;
la chiesa che pensa a se stessa e ai propri interessi sarebbe triste;
che fare? Popolo e pastori insieme, alzate il capo, contempliamo la scena,
guardiamo Gesù sulla croce: ha versato il suo sangue per tutti,
i poveri conoscono bene le sofferenze di Gesù,
dobbiamo essere amici dei poveri,
la chiesa italiana con il volto di mamma
vicino agli abbandonati, dimenticati, imperfetti.
Alla fine il “Padre nostro” gioiosamente cantato.
Foresto riprese il lavoro spennellando di sapone le guance di Gabrio,
avevano tutti gli occhi liquidi di commozione in una Firenze d'amore.
-Renzo Mazzetti (Mercoledì 11 Novembre 2015 h.16,00)
FIRENZE DI CLASSE
(Ricordo da un racconto di Pallino)
La lotta di classe si presentava,
con le più nette ed energiche caratteristiche,
in Firenze già nel 14° Secolo.
I vecchi ordinamenti di giustizia di Giano della Bella
avevano, nel 1293, escluso dal governo i magnati
per ammettere ad esso soltanto chi appartenesse alle arti;
e se la classe magnatizia era quella che viveva di rendita fondiaria
e la borghesia, attraverso le arti, rappresentava il lavoro,
l'esclusione della classe ricca dal governo affermava,
sia pure ancora confusamente, il principio che tutto il potere
doveva essere dei produttori della mente e degli artigiani.
-Renzo Mazzetti- (Venerdì 2 Maggio 2025 h.12,06)

categoria: fantascienza, filosofia, ironia, poesia, dimenticanze tra le righe.



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