VIRUS DEMOPERDENTI

VIRUS DEMOPERDENTI

Una volta la storia la scrivevano i vincitori. Ai tempi del mortale virus mondiale 2020-21 e, non troppo lontano, anche poco prima, invece, la storia la scrivevano gli sconfitti. Difatti, molti personaggi, persa la prima cittadinanza del Comune, persa la presidenza della Regione, perse le poltrone di Camera o di Senato, persi ministeri vari e numerosi, perse presidenze del Consiglio dei Ministri, tutte e tutti continuavano ad apparire sulle ribalte come se nulla fosse successo, anzi, come se avessero sempre vinto. Si atteggiavano a “prime donne” e a “primi uomini”, diffondevano le loro opinioni, argomentavano impietose critiche, sfornavano verità assolute, si vantavano di esperienze sul campo acquisite, gettavano dubbi con cruci sguardi e sorrisi accattivanti, si proponevano per i più prestigiosi e ambìti nuovi incarichi, formavano addirittura nuovi partiti. Eppure erano tutte e tutti stati sconfitti, tutte e tutti caduti sul campo della disputa elettorale, stese e stesi al tappeto, rimbambite e rimbambiti, KO! (Ricordo da un racconto di Rita).

PIDDI' PIDDO' (Ricordo da un racconto di Maya)

Dopo le elezioni del diciotto gli sconfitti ebbero molteplici

e bizzarri comportamenti,
di quasi tutti fu notata l'assenza in pubblico e nelle televisioni.
La batosta era stata talmente generale e profonda
che vagavano completamente suonati.
Qualcuno balbettava che andava in Africa
perché dalle botte elettorali si sentiva ridotto
a una grande macula e pensava di trovarsi più a suo agio
nei posti lasciati liberi dai migranti.
Altri si preparavano a fare il mestiere di commerciante
per vendere in tutto il mondo le personali chiacchiere
nelle conferenze di prestigiose università, scuole e fondazioni.
Renzino studiava le bellezze di Firenze
per darsi alla cronaca televisiva e,
quale riconosciuto presuntuoso che era,
si paragonava a Virgilio che accompagnò Dante.
I permalosi pensavano di cambiare, ancora un'altra volta!
il nome del partito perché quei “piddì piddò”,
che alle spalle si sentivano cantare da nuclei di ragazzini saltellanti,
terminavano con “siam dei grandi coglion”.
Ma, nonostante i “piddì piddò, siam dei grandi coglion” è che tutti,
dopo il periodo di smarrimento, restarono in Italia e ripresero,
più di prima! a recitare il vecchio ruolo di “sapientoni parlanti”.
Allora i ragazzini completarono la canzonatura così:
Piddì piddò, siam dei grandi coglion;
poveri bocciati ignoranton, piddì piddò;
siam parlanti sapienton, piddì piddò;
siam proprio sapienton, sapienton, sapienton;
sapienton sapienton dai grandi coglion;
coglion coglion coglion sapienton, sapienton;
tornerem, tornerem, tornerem, piddì piddò;
tornerem grandi coglion, coglion coglion coglion;
piddì piddò, siam dei grandi coglion”.
-Renzo Mazzetti- (22 Agosto 2018)

categoria: fantascienza, filosofia, ironia, poesia. dimenticanze tra le righe.

Vedi:

VIRUS  RIVOLUZIONE  SILVIANA   -31 Gennaio 2021-

 

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