ROUSSEAU E MARX
domenica, 8 settembre 2019
ROUSSEAU E MARX
Il futuro si nutre del passato e diviene presente, è il
motto della terza pagina di “Miao!” che l’altro ieri pubblicava una sintetica
riflessione di un topolino sul libro di Galvano Della Volpe: “Rousseau e Marx”.
Della Volpe riconosce la problematica e la visione sociale e storica di
Rousseau: ad esempio, il fatto che per Rousseau l’uguaglianza non viene
semplicemente derivata dalla libertà originale. La libertà civile deriva dalla
uguaglianza civile, il che comporta il diritto costante e continuo del consenso
e del dissenso nei confronti del contratto, cioè della legge intesa come
accordo su cui si fonda il processo del vivere civile. Certo, Rousseau accetta
il concetto di una libertà naturale, ma l’uomo naturale, l’essere “divino,
cristiano, originario” è una bestia. Il problema è che l’individuo storico,
compreso il parvenu, socialmente riconosciuto sulla base dei suoi meriti e dei
suoi talenti, diviene contemporaneamente creatore di se stesso e potenzialmente
sfruttatore di altri. Poi, Della Volpe sottolinea che il socialismo non è un
fungo, cioè un prodotto naturale e organico. La società non è egualitaria,
difatti è composta dalle classi in lotta; allo stesso tempo esiste un rapporto
di potere tra governanti e governati con una tensione centro-periferia; il
problema della divisione dei poteri: divisione, cioè, concepita storicamente e
socialmente, non nel senso istituzionale, meccanicistico. Ma la questione del
potere e dei poteri sociali non viene risolta dal garantismo pluralista, e la
democrazia di massa come unico soggetto rivoluzionario-politico, quindi sistema
di potere unitario, totalitario, non soddisfa, perché si tratta di individuare
in Rousseau gli elementi di una Costituzione, una legge fondamentale, capace di
impedire che il singolo venga oppresso. In definitiva, la partecipazione di
massa rafforza le regole e i poteri di un centro: questo centro a sua volta
garantisce le regole che permettono la partecipazione di massa e la scoperta di
una Costituzione. Della Volpe sottolinea la differenza tra l’amministrazione
conservatrice del consenso da un lato e una legislazione innovatrice
dall’altro. Fondamentale è realizzare il primato del potere di massa nei
confronti all’immobilità. Il motore della trasformazione socialista si basa sul
buon senso dei Soviet (Consigli), non del partito [non dei partiti, per una
democrazia più articolata e più partecipata, più capace di dirigere. Democrazia
non dei partiti ma dei Consigli per un regime fatto di assemblee per realizzare
l'autogoverno del popolo, futuro della democrazia liberata e pienamente
realizzata]. Democrazia di massa in cui nello Stato socialista, la legge della
volontà popolare assicura che i governanti mantengono diritti uguali. La
visione del rapporto fra libertà minore e libertà maggiore, democrazia formale,
legale, al vertice, e democrazia reale, popolare, alla base, è allo stesso
tempo troppo realistica e troppo utopistica. Della Volpe tenta, insomma, di
combinare una visione liberale della legge come protezione, come forma di
difesa, con una visione operaistica ed ottimista dei Soviet (Consigli). E’
importante, certo, che ci sia una legalità socialista; ma una questione fondamentale
è se essa permetta o no la lotta di classe, così come la legalità capitalista
la permette. [Nota bene (NB) : I regimi del socialismo realizzato, in
particolare quello dei comunisti al potere, i partiti comunisti di qua e di la
sono spariti, perché hanno costruito i muri (famoso è quello di Berlino),
perché non hanno fatto la lotta di classe, lotta di classe fondamentale per il
cambiamento, immortale, del medesimo valore che tu sia al potere o
all'opposizione. Per il futuro immortale, immortale lotta di classe, lotta di
classe immortale]. (Ricordo da un racconto di Tirella).
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