FEDELI GRIDA
martedì, 12 marzo 2013
FEDELI GRIDA
La corruzione nasce dai primi principii. Un preticciolo s’accosta ad un fanciullo, e comincia ad impadronirsi dell’anima di lui. Cerca di prevenire la ragione quanto è possibile, ed innestargli nella memoria delle parole prima che il fanciullo possa avere delle idee. Queste parole sono da credersi, da non intendersi mai, da non esaminarsi; e guai se il fanciullo ne dubita! S’impallidisce il prete, i parenti rimangono attoniti, il fanciullo si vede diventato un oggetto d’orrore. ”Fede, fede, fede” fanaticamente gli si grida all’orecchio; ed il fanciullo nelle cose più necessarie della vita avvenire, della morale, della cognizione dei propri doveri, invece di essere invitato a ragionare, a formarsi de’ principii , a dedurne delle conseguenze pratiche, invece di ciò, sgomentato, stordito impara a fuggire ogni esame con ribrezzo e a obbedire ciecamente al prete. Crescendo nell’età, sempre più si va rinforzando questa schiavitù dell’intelletto. Il prete sopra di ogni cosa va ripetendo ”fede e fede cieca”, indi impone vari esterni esercizi di religione, ascoltar messe, recitar rosari, visitar chiese, mangiar magro. Che il fanciullo poi nelle sue azioni sia nobile o vile, generoso o interessato, sincero o simulato, sensibile o crudele, questo niente si cura, pur che si pieghi alle pratiche esterne. Rubare, tradire, assassinare, avere un desiderio venereo, son tutti peccati classificati nel medesimo ordine di mortali nella mente di quel giovane; onde, poiché si trova nella necessità di essere peccatore, niente v’è di assurdo fra la scelta di uno di questi. Ecco in qual modo l’italiano viene allevato ai delitti”. (Meditazione su: ” L’istruzione religiosa nel 1700 ” di Pietro Verri).
Commenti
Posta un commento