REGIME
domenica, 4 marzo 2012
REGIME
La propaganda ha raggiunto il culmine. I
prefetti, la polizia, le organizzazioni del partito, le parrocchie compiono un
lavoro eccellente. Gli elettori vengono inquadrati, incolonnati per recarsi
alle urne, con bandiera in testa, ed è il parroco, spesso, ad aprire il corteo.
La repressione contro gli oppositori è micidiale: vengono rastrellati tutti
coloro che sono ritenuti capaci di turbare la regolarità delle elezioni e
vengono eseguiti arresti preventivi. La corrispondenza e capillarmente
controllata. I volantini e i manifesti dei comunisti che invitano di votare
”no”, oppure a non andare a votare e disertare la beffa del plebiscito degli
altri antifascisti della Concentrazione, vengono sequestrati. Gli elettori,
maschi, (le donne potranno votare solo dopo la Liberazione) devono rispondere
alla domanda: Approvate voi la lista dei deputati designati dal Gran Consiglio
nazionale del fascismo? Era l’anno 1929, nel febbraio vi era stato il
Concordato tra l’Italia e il Vaticano: il regime fascista ottiene l’aperto
consenso delle gerarchie ecclesiastiche e dell’Azione cattolica; nel marzo con
le votazioni: il successo del plebiscito. I prefetti, oltre all’ordine
perfetto, segnalano il fatto che si sono recati a votare cardinali,
arcivescovi, principi di sangue reale, ufficiali superiori, notabili locali,
senatori, deputati, confusi tra le masse inneggianti al regime, in una
atmosfera sagristica. (Ricordo da un racconto di Tirella).
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